StepTb blog

Black Coffee Blues

  • Archivio

  • Categorie

  • Best albums

  • Best films

Distopie generazionali

Posted by StepTb su novembre 6, 2014

Non si contano le opere che trattano di distopie. Ciascuna di tali opere, tuttavia, non è riuscita ad anticipare correttamente i reali svolgimenti futuri, e ciò perché le suggestioni distopiche sono strettamente connesse alla situazione presente e passata in cui vengono immaginate, più che a visioni del futuro.
La chiave per capire la nascita delle distopie non sta nell’immaginarsi un futuro che progressivamente diventa sempre più minaccioso perché tale è la direzione naturale degli eventi, ma nel realizzare come sia una cristallizzazione del passato e/o del presente, resistente ai cambiamenti naturali del contesto, a costruire anno dopo anno quello che sarà un futuro nero.
Nell’immaginare le distopie, le fiction partono da un punto nella storia in cui il sistema distopico è già affermato, e una generazione intera si trova nata in un mondo già precipitato; ciò perché ogni distopia nasce come utopia. Il futuro distopico non arriva per progressione naturale della storia: ogni generazione cercherà di perseguire la propria felicità, perciò non finirà mai per mettere in piedi un sistema contrario agli interessi della propria maggioranza.

La distopia si crea perché un dato gruppo, in un dato periodo, vuole creare un’utopia per se stesso. La conseguenza è che il monopolio che così va a crearsi scombina gli equilibri e mantiene i privilegi da una parte della bilancia nonostante tempi e contesti cambino, e dunque chi nasce successivamente a tale cristallizzazione subisce un destino via via peggiore. Una volta che un modello mentale utopistico prende il potere, man mano che i tempi e le circostanze cambieranno esso si rivelerà anno dopo anno sempre più obsoleto: se, durante tale periodo, reagirà stringendosi e solidificandosi nel proprio monopolio invece di adattarsi o cedere, il futuro sarà inevitabilmente quello di una distopia, che finirà per crollare rovinosamente dopo essersi divorata le 2-3-4 generazioni successive.

Non c’è quindi da stupirsi se la generazione più utopistica del dopoguerra, quella dei baby boomers, sia stata anche quella ad aver creato il più sbilanciato sistema di privilegi per se stessa, cristallizzando il proprio presente a spese delle generazioni future, che si trovano a doverne pagare gli errori (tra cui i debiti da essi contratti). Ciò è accaduto in tutto il mondo occidentale, ma in alcuni paesi, come il nostro, per mancanza di un sistema di regole chiaro, efficiente, capace di assorbire ed adattarsi automaticamente ai cambiamenti, e allo stesso tempo con indicatori demografici via via peggiorati, le conseguenze sono state disastrose. Il fatto che si sia creata la famosa “casta” parlamentare è solo la punta dell’iceberg: fuori dalle luci dei riflettori ci sono decine di altre caste create dalla stessa generazione.
Voler dialogare con quella generazione per ridisegnare il sistema è inutile, dal momento che, dopo tutto l’investimento messo nella propria causa, ora essa non è capace di capire lo sbilanciamento che ha creato per chi è venuto dopo. Guardare la realtà dei fatti e realizzare come stiano effettivamente le cose significherebbe per loro dover ripudiare almeno parzialmente l’utopia che li ha guidati, e quindi l’idea di aver fatto bene, di aver combattuto cause giuste e di aver messo in piedi un sistema migliore del precedente. Peccato che su tali idee sia fondata la loro identità generazionale, quindi non ci si può aspettare alcuna comprensione.

Posted in food for thought, generic stuff | Leave a Comment »

Stuff Seen, September+October 2014

Posted by StepTb su ottobre 31, 2014

Carnal Knowledge (Mike Nichols, 1971) [6.5]
Walking Tall (Phil Karlson, 1973) [6]
The Hunger Games (Gary Ross, 2012) [5]
Pusher II (Nicolas Winding Refn, 2004) [8]
Pusher 3 (Nicolas Winding Refn, 2005) [7.5]
Adams æbler (Anders Thomas Jensen, 2005) [6]
Shaft (Gordon Parks, 1971) [5]
Super Fly (Gordon Parks Jr., 1972) [5]
The Homesman (Tommy Lee Jones, 2014) [7.5]
The Grey (Joe Carnahan, 2011) [6.5]
Kill List (Ben Wheatley, 2011) [6.5]
A Touch of Class (Melvin Frank, 1973) [7]
About Schmidt (Alexander Payne, 2002) [7]
Safety Last! (Fred C. Newmeyer & Sam Taylor, 1923) [8]
Seven Chances (Buster Keaton, 1925) [8]
The Towering Inferno (John Guillermin, 1974) [7]
Körkarlen (Victor Sjöström, 1921) [7]
Po zakonu / By the Law (Lev Kuleshov, 1926) [7.5]
He Who Gets Slapped (Victor Sjöström, 1924) [8.5]
The Man Who Laughs (Paul Leni, 1928) [7.5]
Dirty Jobs s1-2-3-4-5 (2005-2009), various random eps.

Posted in logs, video | Leave a Comment »

Clip of the Day/Month/Year

Posted by StepTb su ottobre 7, 2014


Series creators and executive producers David Lynch and Mark Frost will write and produce all nine episodes of the limited series, and Lynch will direct every episode. Set in the present day, TWIN PEAKS will continue the lore of the original series, providing long-awaited answers and a satisfying conclusion for the series’ passionate fan base.

We’ve Been Waiting. We’ve Always Been Waiting.

Posted in clips, news, video | Leave a Comment »

August 2014 Log

Posted by StepTb su settembre 1, 2014

VIDEO:
House of Cards s2 ep1 (Carl Franklin, 2014) [7-] [what a shame: a good first episode ruined by a single moment – Zoe’s murder, out of impulse and with people and security cameras around, is illogical and inconsistent with Frank’s planning preciseness and tendency to outsource the dirty work]
House of Cards s2 ep2 (Carl Franklin, 2014) [6.5]
Exam (Stuart Hazeldine, 2009) [5]
Harlan County U.S.A. (Barbara Kopple, 1976) [7]
Julia (Fred Zinnemann, 1977) [7.5]
Festen (Thomas Vinterberg, 1998) [4] [and many critics still say this -at best- incredibly average movie should be considered a modern classic… give me a break]
Elysium (Neill Blomkamp, 2013) [6]
A Wedding (Robert Altman, 1978) [8]
House of Cards s2 ep3 (James Foley, 2014) [6.5]
House of Cards s2 ep4 (James Foley, 2014) [6.5]
House of Cards s2 ep5 (John David Coles, 2014) [7]
House of Cards s2 ep6 (John David Coles, 2014) [6.5]
House of Cards s2 ep7 (James Foley, 2014) [7]
House of Cards s2 ep8 (James Foley, 2014) [6.5]
House of Cards s2 ep9 (Jodie Foster, 2014) [7-]
House of Cards s2 ep10 (Robin Wright, 2014) [6.5]
House of Cards s2 ep11 (John David Coles, 2014) [7]
House of Cards s2 ep12 (James Foley, 2014) [7]
House of Cards s2 ep13 (James Foley, 2014) [7.5]
Obsession (Brian De Palma, 1976) [7+]
Rolling Thunder (John Flynn, 1977) [7.5]
The Fury (Brian De Palma, 1978) [7]
Opening Night (John Cassavetes, 1977) [7+]
Who’ll Stop the Rain (Karel Reisz, 1978) [7]
Midnight Express (Alan Parker, 1978) [6.5]
Deathsport (Allan Arkush, Nicholas Niciphor & Roger Corman, 1978) [6]
Wizards (Ralph Bakshi, 1977) [6]
Blue Collar (Paul Schrader, 1978) [8]
Hardcore (Paul Schrader, 1979) [7+]
Carrie (Brian De Palma, 1976) [8+]
Being There (Hal Ashby, 1979) [8]
Last Embrace (Jonathan Demme, 1979) [7]
Phantasm (Don Coscarelli, 1978) [7-]
All That Jazz (Bob Fosse, 1979) [7.5]
Collapse (Chris Smith, 2009) [4] [it’s amusing to watch now all those supposed “prophets” who got their 15 minutes of glory during the 2007/8/9 crisis, when they were informing the world about the imminent apocalypse and the end of civilization as we knew it]

BOOKS:
Beowulf [edizione Einaudi a cura di L. Koch] [LINK Amazon]
Michele Boldrin, David K. Levine – Against Intellectual Monopoly [free download] [9]
Raghuram G. Rajan, Luigi Zingales – Saving Capitalism from the Capitalists [LINK Amazon, Italian edition] [8.5]

Posted in books, logs, video | Leave a Comment »

Raghuram G. Rajan, Luigi Zingales – Salvare il capitalismo dai capitalisti

Posted by StepTb su agosto 31, 2014

Saving Capitalism from the Capitalists: Unleashing the Power of Financial Markets to Create Wealth and Spread Opportunity
Einaudi, 2008 (first published 2003)
390 pagine

I mercati non sono perfetti, né lo sono le sovrastrutture che li dirigono“.

Estremamente denso, è impressionante per la sua capacità sia di descrivere nel dettaglio alcuni complessi processi finanziari (che rappresentano il “core” del libro), sia di racchiuderli tra una prima e (soprattutto) un’ultima parte che puntano invece ad una “big picture” fotografata talmente da lontano da dare quella preziosa sensazione dell’ “aprire gli occhi” su come funziona il mondo (nello specifico, sul conflitto tra poteri economici e poteri politici nei singoli paesi da un lato, e sui cambiamenti avvenuti con il declino del “capitalismo delle relazioni” e con l’apertura globale dei mercati dall’altro).

Dovrebbe essere una lettura obbligatoria per tutti quelli (e sono ancora tanti) che cianciano di capitalismo ragionando per categorie mentali desuete derivate da informazioni errate (perché ideologicamente distorte).

Il libro ha i suoi principali difetti in uno stile di scrittura con poca personalità e brio, il che, unito alla quantità di informazione e analisi presenti, lo fa diventare più pesante del necessario, e di un’inevitabile senso di incompiutezza dovuto all’aver voluto percorrere la storia del capitalismo moderno ma allo stesso tempo aver mancato, per pure ragioni cronologiche, la crisi globale del 2007/8/9.

Un altro possibile punto a sfavore potrebbe essere la piuttosto breve serie di proposte di riforma concrete presenti nell’ultima parte, ma tale mancanza può essere compresa proprio alla luce delle tesi principali del testo (l’argomento andrebbe approfondito singolarmente paese per paese, essendo le situazioni politiche estremamente differenti).

La mia nota personale: la parola “capitalismo” andrebbe abbandonata. Si tratta del retaggio di un’epoca in cui il mondo era diviso in ideologie forti contrapposte. Continuare a utilizzarla significa portare avanti anche tali categorie mentali, secondo le quali il capitalismo è una delle tante ideologie del secolo scorso, e dunque ad esse paragonabile. Un modo più corretto di descrivere il fenomeno del capitalismo moderno è “sistema del libero mercato”, e come funziona dipende da come i singoli paesi lo implementano, avvicinandolo o allontanandolo da un modello ideale in cui accesso al credito e concorrenza vengono garantiti e incentivati, e in cui le regole del gioco vengono mantenute chiare ed eque (da cui la posizione dei due autori secondo cui l’intervento dello Stato *in sé* è indispensabile, posizione intellettualmente onesta che li allontana fortunatamente dai dogmi “libertarian”). Non esiste quindi “il capitalismo”, esiste un sistema di produzione e scambio che si adatta a seconda del contesto, delle possibilità del momento storico, e di come tutti coloro che vi partecipano (dalle idee del singolo individuo che entra nel mercato fino alle scelte politiche delle nazioni) decidono di approcciarlo e declinarlo. Nei casi migliori viene adottato in maniera coraggiosa e saggia, e avvantaggia il più vasto numero possibile di persone (in quantità finora mai viste in nessun altro sistema di cui siamo a conoscenza), nei casi peggiori soccombe a relazioni e lobbying, con gruppi d’interesse organizzati che condizionano la politica per mantenere una posizione di rendita e impedire l’accesso agli outsider (da cui il titolo del libro).
Come viene qui spiegato, il rischio esistente è che nei momenti di crisi le masse disagiate e disorganizzate possano risultare propizie proprio a tali gruppi d’interesse, che cercheranno di incanalarle e sfruttarle come utili idioti per mantenere e rafforzare lo status quo.

8.5/10

Posted in books, food for thought | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Stuff Seen, July 2014

Posted by StepTb su luglio 31, 2014

Interiors (Woody Allen, 1978) [7]
The Kentucky Fried Movie (John Landis, 1977) [6.5]
Westworld (Michael Crichton, 1973) [6.5]
Coma (Michael Crichton, 1978) [7.5]
The Mechanic (Michael Winner, 1972) [6]
Penn & Teller: Bullshit! s8, ep10 “Vaccinations” (David Wechter, 2010)
Penn & Teller: Bullshit! s2, ep1 “P.E.T.A.” (Star Price, 2004)
Penn & Teller: Bullshit! s3, ep6 “College” (Star Price, 2005)
Penn & Teller: Bullshit! s8, ep2 “Fast Food” (David Wechter, 2010)
Penn & Teller: Bullshit! s1, ep13 “Environmental Hysteria” (Star Price, 2003)
Penn & Teller: Bullshit! s3, ep5 “Holier Than Thou” (Star Price, 2005)
Penn & Teller: Bullshit! s2, ep5 “Recycling” (Star Price, 2004)
Fargo s1 ep1 (Adam Bernstein, 2014) [6.5]
Fargo s1 ep2 (Adam Bernstein, 2014) [6]
Fargo s1 ep3 (Randall Einhorn, 2014) [6.5]
Fargo s1 ep4 (Randall Einhorn, 2014) [6.5]
Fargo s1 ep5 (Colin Bucksey, 2014) [6.5]
Fargo s1 ep6 (Colin Bucksey, 2014) [7-]
Fargo s1 ep7 (Scott Winant, 2014) [6.5]
Fargo s1 ep8 (Scott Winant, 2014) [7-]
Fargo s1 ep9 (Matt Shakman, 2014) [6.5]
Fargo s1 ep10 (Matt Shakman, 2014) [6]
House of Cards s1 ep1 (David Fincher, 2013) [7+]
House of Cards s1 ep2 (David Fincher, 2013) [7+]
The Taking of Pelham One Two Three (Joseph Sargent, 1974) [7]
Scarecrow (Jerry Schatzberg, 1973) [7-]
House of Cards s1 ep3 (James Foley, 2013) [7]
House of Cards s1 ep4 (James Foley, 2013) [6.5]
House of Cards s1 ep5 (Joel Schumacher, 2013) [6.5]
House of Cards s1 ep6 (Joel Schumacher, 2013) [7]
The Gambler (Karel Reisz, 1974) [7]
Force of Evil (Abraham Polonsky, 1948) [7.5-]
Bite the Bullet (Richard Brooks, 1975) [7+]
Forgetting Sarah Marshall (Nicholas Stoller, 2008) [7-]
House of Cards s1 ep7 (Charles McDougall, 2013) [7+]
House of Cards s1 ep8 (Charles McDougall, 2013) [6.5]
Kiss Me Deadly (Robert Aldrich, 1955) [8+]
Hush…Hush, Sweet Charlotte (Robert Aldrich, 1964) [7.5]
The Dirty Dozen (Robert Aldrich, 1967) [8]
The Longest Yard (Robert Aldrich, 1974) [7.5]
Election (Alexander Payne, 1999) [7+]
House of Cards s1 ep9 (James Foley, 2013) [6.5]
House of Cards s1 ep10 (Carl Franklin, 2013) [6.5]
House of Cards s1 ep11 (Carl Franklin, 2013) [7]
Apache (Robert Aldrich, 1954) [7]
Twilight’s Last Gleaming (Robert Aldrich, 1977) [7]
The Choirboys (Robert Aldrich, 1977) [7]
House of Cards s1 ep12 (Allen Coulter, 2013) [7+]
House of Cards s1 ep13 (Allen Coulter, 2013) [7]
Pusher (Nicolas Winding Refn, 1996) [7]

Posted in logs, video | Leave a Comment »

Roberto Perotti – L’università truccata

Posted by StepTb su luglio 25, 2014

Einaudi, 2008
183 pagine

Non posso che ringraziare R. Perotti per aver messo nero su bianco, documentandolo con le fonti adeguate e trattandolo con l’obiettività e il distacco necessari, tutto ciò che sapevo, intuivo o solamente sospettavo dell’università italiana.

Non è un libro focalizzato solo su concorsi truccati, baroni e nepotismo, come potrebbe suggerire il titolo, ma si occupa di tutte le più gravi e strutturali storture del sistema universitario nostrano.

Si impara così che:
– il problema dell’università italiana non è la mancanza di risorse: con le statistiche corrette per studente equivalente a tempo pieno (che quindi eliminano l’inquinamento dato dalla variabile degli studenti fuori corso, che in Italia sono il 50+%), la spesa italiana diventa la terza al mondo dopo USA, Svizzera e Svezia; eppure, l’u.i. si lamenta della mancanza di soldi, invece di pensare a come mai il numero di fuori corso sia così elevato
– l’u.i. non è “nonostante tutto, all’avanguardia”: i confronti globali usando criteri obiettivi lo dimostrano
– l’u.i. non è un modello di mobilità sociale né di egalitarismo: il 24% degli studenti viene dal 20% più ricco delle famiglie, e l’8% dal 20% più povero; perfino gli USA, spesso additati come esempio di spietato elitarismo cui contrapporsi, hanno dati migliori (26% e 11% nelle pubbliche, 31% e 11% nelle private, 24% e 13% nel totale delle istituzioni terziarie)
– il clientelismo non è un fenomeno circoscritto
– gli interventi della magistratura non sono una soluzione, visto che il clientelismo avviene nella maggioranza dei casi senza infrangere leggi, e, in ogni caso, anche dove scoperto, si conclude nell’impossibilità e/o non volontà di punirlo adeguatamente
– quella dei dipendenti universitari è una casta, perché refrattaria a valutazioni e punizioni, ma soprattutto una gerontocrazia, completamente distorsiva in quanto non premia i giovani talenti e fa avanzare tramite scatti d’anzianità anche senza meriti
– l’u.i. non è internazionalizzata, e scappa dal dibattito accademico reale, che implicherebbe l’essere valutata tramite peer review pubblicando in journal riconosciuti globalmente e non per case editrici locali legate ai vari atenei
– i concorsi pubblici sono un sistema assurdo per inefficienza e megalomania dirigista; impediscono la libera iniziativa di singoli atenei, facoltà e dipartimenti nell’organizzarsi come vogliono e chiamare/attrarre i nomi migliori
– i “periodi iniziali di prova” non sono un “allarme precarizzazione”, sono un fatto ovvio e naturale che si trova in qualsiasi professione
– il valore legale del titolo di studio va abolito, ma concentrarsi su questo senza collegarlo ad altre riforme porterebbe a risultati nulli o peggiori
– gli stipendi dei docenti e la didattica allo stato attuale sono esempi di inefficienze distorsive, e vanno entrambi liberalizzati
– la mobilità degli studenti si cerca solo a parole, non nei fatti: le risorse dovrebbero essere stanziate anzitutto per favorirla, quindi chiudendo corsi, atenei e sedi distaccate inutili e redistribuendo i soldi verso costruzioni di alloggi studenteschi e borse di studio (che attualmente non vanno alle fasce medie)
– quella delle fondazioni universitarie non è la migliore delle idee, si rischia di replicare lo schema delle fondazioni bancarie
– il problema università-imprese non si risolve dall’alto, ma dando autonomia e osservando la sperimentazione di vari approcci; allo stesso tempo, non si può pretendere che le imprese collaborino con l’attuale sistema dell’u.i. finché non vengono eliminate le inefficienze e storture più evidenti
– il 3+2 è stato implementato male, senza prima correggere le distorsioni alla base; ha portato a ripetizione e diluizione dei contenuti dei corsi e, grazie anche alla raddoppiata obsoleta prassi della tesi, ad un allungamento medio di 1+ anni dei tempi di laurea
– le riforme Moratti e Mussi sono state perfettamente inutili, perché si sono rifiutate di correggere le distorsioni alla base e hanno aggiunto ulteriore burocrazia di stampo dirigista
– da parte di governi, ministri, media e grande pubblico c’è una drammatica incomprensione di come funzioni la ricerca; non stupisce quindi che la cultura della peer review sia molto poco diffusa, e in certi ambienti inesistente
– non solo ambiente di ricerca poco stimolante e privo degli incentivi adeguati, non solo burocrazia bizantina, ma anche bandi e siti ufficiali spesso senza nemmeno una versione in lingua inglese: non stupisce che la percentuale di studenti e docenti stranieri sia tra le più basse del mondo industrializzato
– gli atenei devono essere messi in condizione di competere tra loro; solo così molte delle storture esistenti potrebbero correggersi da sole, perché i comportamenti negativi andrebbero contro l’interesse stesso delle istituzioni
– il dibattito tra pubblico e privato è finto: il punto non è l’uno o l’altro, il punto è dove vanno a finire le risorse; ci sono molti esempi al mondo di università pubbliche di estrema efficienza, perché operanti in un sistema competitivo che premia la qualità.

Solitamente non dò voti altissimi ai libri “di denuncia”, e men che meno se brevi e circoscritti a realtà unicamente nostrane, ma stavolta faccio un’eccezione.
Tre i motivi:
1) Perotti è un maestro di stile e sintesi, non c’è una virgola di troppo e i concetti sono stesi in modo incredibilmente lineare e diretto; ciò rende qualità e contenuto del libro inversamente proporzionali alla sua breve lunghezza.
2) L’argomento è delicato e importante, eppure ignorato o snobbato da troppe persone ad esso esterne, col risultato di lasciarlo in mano agli interessi personali miopi di chi ne trae vantaggio (dipendenti del sistema universitario e politici in cerca di voti); Perotti interviene nel dibattito con un rigore intellettuale ammirevole, mettendo ordine logico, adottando un punto di vista distaccato e obiettivo, e depurando il terreno dall’inquinamento retorico, politico e ideologico cui solitamente si accompagna.
3) Perotti non si limita a fare un elenco di ciò che non va, né a documentarlo com’è necessario (spesso anche decostruendo la fallacia di certe fonti), ma propone anche un semplice ed elegante modo di correggere l’equilibrio distorsivo attuale: un ponderato mix di incentivi e disincentivi che permettano a chi fa bene di avanzare, a chi sbaglia di pagare, e alle risorse di seguire la qualità, allo stesso tempo decentralizzando il sistema, togliendolo da sotto la cappa del dirigismo, per dare le autonomie necessarie ai vari atenei, facoltà e dipartimenti; un sistema migliore dell’attuale emergerebbe così in modo naturale.

Purtroppo in Italia la situazione socio-politica non sembra permettere questa e altre riforme necessarie, e preferisce proseguire nella strada del declino, nonostante le soluzioni siano a portata di mano.
Gli italiani delle prossime generazioni un giorno si guarderanno indietro e, si spera, rideranno dell’idiozia di questi decenni buttati al vento.

9/10

Posted in books, food for thought | Contrassegnato da tag: , | Leave a Comment »

Stuff Seen, June 2014

Posted by StepTb su luglio 1, 2014

Jaws (Steven Spielberg, 1975) [7.5]
American Hustle (David O. Russell, 2013) [6.5]
Emperor of the North Pole (Robert Aldrich, 1973) [7.5]
Shampoo (Hal Ashby, 1975) [7.5]
The Stepford Wives (Bryan Forbes, 1975) [7.5]
Only God Forgives (Nicolas Winding Refn, 2013) [5] [another “Valhalla Rising” for Refn: a stylish direction at the service of a mediocre script]
Marathon Man (John Schlesinger, 1976) [7-]
The Bad News Bears (Michael Ritchie, 1976) [8] [a truly critically underrated gem]
The Omen (Richard Donner, 1976) [7]
3 Women (Robert Altman, 1977) [8.5]
The Last Tycoon (Elia Kazan, 1976) [6.5]
Trilogy of Terror (Dan Curtis, 1975) [6]
Killer of Sheep (Charles Burnett, 1977) [7]
Electra Glide in Blue (James William Guercio, 1973) [7.5]
Walkabout (Nicolas Roeg, 1971) [7.5]
The Last Wave (Peter Weir, 1977) [7]
The Parallax View (Alan J. Pakula, 1974) [7]
La Vénus à la fourrure (Roman Polanski, 2013) [7]
Joe (David Gordon Green, 2013) [7.5]
Drinking Buddies (Joe Swanberg, 2013) [7]
The Counselor (Ridley Scott, 2013) [6.5]
Side Effects (Steven Soderbergh, 2013) [7]
Trance (Danny Boyle, 2013) [5-] [how is it possible to take this involuntarily ridiculous movie seriously? the script is neither dreamy nor trancey, just drunk. lowest point in Boyle’s filmography so far]
Big Bad Wolves (Aharon Keshales & Navot Papushado, 2013) [5]
Enough Said (Nicole Holofcener, 2013) [7]
About Time (Richard Curtis, 2013) [7]
Vamps (Amy Heckerling, 2012) [7] [an underrated one. if you can neglect the poor special effects and some bad moments, there’s not only good dark humor and quirky fun, but also substance – a reflection on aging, mortality and historical consciousness – under its surface]
The Five-Year Engagement (Nicholas Stoller, 2012) [6.5]
The Internship (Shawn Levy, 2013) [5]
This Is 40 (Judd Apatow, 2012) [5] [totally uninteresting. first fail in Apatow’s career so far]
Ida (Pawel Pawlikowski, 2013) [7]
Jagten (Thomas Vinterberg, 2012) [6.5+] [I’d like to give this one a 7, since its moral stance is one of absolute relevance, but the unrealistically irrational behavior of almost every character is an immature over-the-top way to sensationalise the story and underline too heavily a victimization of the protagonist; Mikkelsen’s brilliant performance should’ve deserved a more pondered script]
All the Light in the Sky (Joe Swanberg, 2012) [6.5]
Quiet City (Aaron Katz, 2007) [6.5]
Capricorn One (Peter Hyams, 1977) [7]
Looking for Mr. Goodbar (Richard Brooks, 1977) [6.5]

Posted in logs, video | Leave a Comment »

May 2014 Log

Posted by StepTb su maggio 31, 2014

VIDEO:
Hannibal, s1 ep9 (Guillermo Navarro, 2013) [6.5]
Hannibal, s1 ep10 (John Dahl, 2013) [6.5]
Hannibal, s1 ep11 (Guillermo Navarro, 2013) [6.5]
Hannibal, s1 ep12 (Michael Rymer, 2013) [7]
Hannibal, s1 ep13 (David Slade, 2013) [7]
The New Centurions (Richard Fleischer, 1972) [7.5]
Red (Trygve Allister Diesen & Lucky McKee, 2008) [7]
The Other (Robert Mulligan, 1972) [7+]
Save the Tiger (John G. Avildsen, 1973) [7]
Secretary (Steven Shainberg, 2002) [7]
Lenny (Bob Fosse, 1974) [7.5]
The Last Detail (Hal Ashby, 1973) [7.5]
Hannibal, s2 ep1 (Tim Hunter, 2014) [7]
Hannibal, s2 ep2 (Tim Hunter, 2014) [7]
Hannibal, s2 ep3 (Peter Medak, 2014) [7]
Hannibal, s2 ep4 (David Semel, 2014) [6.5]
Hannibal, s2 ep5 (Michael Rymer, 2014) [7]
Hannibal, s2 ep6 (Tim Hunter, 2014) [7]
Hannibal, s2 ep7 (Michael Rymer, 2014) [6.5]
Hannibal, s2 ep8 (Vincenzo Natali, 2014) [6]
Hannibal, s2 ep9 (Michael Rymer, 2014) [6.5]
Hannibal, s2 ep10 (Vincenzo Natali, 2014) [7]
Hannibal, s2 ep11 (David Slade, 2014) [6]
Hannibal, s2 ep12 (Michael Rymer, 2014) [6]
Hannibal, s2 ep13 (David Slade, 2014) [6.5]
Steamboat Bill, Jr. (Charles Reisner & Buster Keaton. 1928) [7.5]
City Girl (F.W. Murnau, 1930) [7]
Ritmi di stazione, impressioni di vita n. 1 (Corrado D’Errico, 1933) [short] [7]
Manhatta (Paul Strand, 1921) [short] [7.5]
Regen (Mannus Franken & Joris Ivens, 1929) [short] [8]
Paris qui dort (René Clair, 1923) [short] [8]
Sous les toits de Paris (René Clair, 1930) [7]

BOOKS:
Amerika (Franz Kafka, 1911-1914, pub. 1927) [7]

Posted in books, logs, video | Leave a Comment »

Wild Throne – Blood Maker

Posted by StepTb su maggio 24, 2014

Brutal Panda, 2014
EP

Il trio dei Wild Throne è composto da ferrati musicisti di Bellingham (Washington, USA) con alle spalle un decennio a testa di attività in varie band solidamente affermate a livello locale.
Le varie esperienze hanno portato ad un certo punto Josh Holland (chitarra e voce), Noah Burns (batteria) e Jeff Johnson (basso) alla decisione di unirsi in un progetto che superasse in originalità e impatto ogni cosa da essi fin lì fatta.
Possiamo dire che l’obiettivo per il momento pare raggiunto: l’EP Blood Maker (che può essere considerato il loro vero esordio, dopo due release underground introvabili nei due anni precedenti), uscito per la Brutal Panda (nome di label migliore di sempre), può indubbiamente già essere collocato tra i migliori EP metal del 2014.
I tre pezzi di cui è costituito sono farciti d’idee brillanti e convoglianti stili diversi, ma soprattutto hanno ben chiara la necessità di darsi una misura per mantenere una struttura coerente ed esteticamente appagante: tra i punti musicali di riferimento del trio vi sono infatti, a orecchio, sicuramente The Mars Volta e Protest the Hero, ma le influenze che da loro prendono arrivano in dose controllata, e si ritrovano ad essere sostenute e ben bilanciate da un impianto hardcore massiccio, caldo e quasi sludge, strizzante l’occhio ai Mastodon.
Un altro punto che i Wild Throne segnano decisamente a loro favore sta nell’efficacia melodica, derivante da una ormai mutata geneticamente tradizione emocore (che si riconosce nell’intensità drammatica dei vocalizzi e nelle dissonanze metalliche dei riff), ed espressa magistralmente grazie alla notevolissima capacità vocale di Holland: il memorabile chorus di Shadow Deserts ne è l’esempio più immediato, ma ancor di meglio si trova nella più complessa title-track.
La tecnica strumentale dei tre, assolutamente degna di nota, poteva finire per farli strafare ed esagerare (sia nella struttura dei pezzi, sia nei giochetti virtuosistici di facile impressione), ma viene usata in maniera nobile e pragmatica per trovarsi un proprio stile, che prende dal prog metal come dallo sludge, dal thrash come dal post-hardcore, e mettere sempre in primo piano passionalità e schiettezza.
Alla riuscita del “pacchetto” concorrono due nomi ben noti come Ross Robinson (la riuscita produzione, in bilico tra hardcore e metal senza abbaracciare né l’uno né l’altro) e Orion Landau (il gran bell’artwork).
Non resta che attendere con curiosità e buone aspettative il debutto su full-length.

7/10

Posted in music | Contrassegnato da tag: | Leave a Comment »

Rock Culture

Posted by StepTb su maggio 24, 2014

Roba che m’è arrivata l’anno scorso, ma si meritava un paio di picz.

carducci1 Direttamente dal personal warehouse del leggendario Mr. Carducci, due tomi essenziali della critica rock.
carducci2 Particolare dell’imballaggio.
carducci3 Prospettive, affiancato al cuginetto.

Posted in books, music | Leave a Comment »

April 2014 Log

Posted by StepTb su aprile 30, 2014

VIDEO:
Deep End (Jerzy Skolimowski, 1970) [7.5]
The Watermelon Man (Melvin Van Peebles, 1970) [8]
Minnie and Moskowitz (John Cassavetes, 1971) [7.5]
Prisoners (Denis Villeneuve, 2013) [7]
Too Late the Hero (Robert Aldrich, 1970) [8]
The Grissom Gang (Robert Aldrich, 1971) [7.5]
Gimme Shelter (Albert Maysles, David Maysles & Charlotte Zwerin, 1970) [6.5]
Punishment Park (Peter Watkins, 1971) [7-]
Silent Running (Douglas Trumbull, 1972) [6.5]
The Omega Man (Boris Sagal, 1971) [6.5]
The Andromeda Strain (Robert Wise, 1971) [7.5] [a sci-fi classic still incomprehensibly underrated by critics]
Klute (Alan J. Pakula, 1971) [7.5]
The Panic in Needle Park (Jerry Schatzberg, 1971) [7]
Taking Off (Milos Forman, 1971) [7-]
Little Murders (Alan Arkin, 1971) [8] [surprise of the month! an incredibly underrated little masterpiece, full of anarchic and nihilistic humor, witty visual-narrative solutions, and permeated by the social tensions of its time; only one flaw: its last segment goes over the top and destroys with an excessive burst of vehemence all the coherence that was miraculously built and maintained up to that point]
Images (Robert Altman, 1972) [6.5]
The Long Goodbye (Robert Altman, 1973) [8]
Pretty Maids All in a Row (Roger Vadim, 1971) [7+]
Dillinger (John Milius, 1973) [7.5]
Pierrot le fou (Jean-Luc Godard, 1965) [7]
Ulzana’s Raid (Robert Aldrich, 1972) [8]
Jeremiah Johnson (Sydney Pollack, 1972) [8+]
Zardoz (John Boorman, 1974) [7]
Play It Again, Sam (Herbert Ross, 1972) [7.5]
Cabaret (Bob Fosse, 1972) [7.5]
Heat (Paul Morrissey, 1972) [7]
Paper Moon (Peter Bogdanovich, 1973) [8.5]
Soylent Green (Richard Fleischer, 1973) [7]
Kafka (Steven Soderbergh, 1991) [7]
Phantom of the Paradise (Brian De Palma, 1974) [8]
Three Days of the Condor (Sydney Pollack, 1975) [7.5]
Hannibal, s1 ep3 (David Slade, 2013) [6]
Hannibal, s1 ep4 (Peter Medak, 2013) [5]
Hannibal, s1 ep5 (Guillermo Navarro, 2013) [6]
Hannibal, s1 ep6 (Michael Rymer, 2013) [6.5]
Hannibal, s1 ep7 (James Foley, 2013) [6.5]
Hannibal, s1 ep8 (Tim Hunter, 2013) [6.5]

BOOKS:
The Great Gatsby (F. Scott Fitzgerald, 1925) [8+]
L’Étranger (Albert Camus, 1942) [9]
The Millionaire Next Door: The Surprising Secrets of America’s Wealthy (Thomas J. Stanley & William D. Danko, 1996) [7.5]
Der Prozess (Franz Kafka, 1914-1915, pub. 1925) [9]

Posted in books, logs, video | Leave a Comment »

Stuff Seen, March 2014

Posted by StepTb su marzo 31, 2014

The War Game (Peter Watkins, 1965) [7.5+]
Targets (Peter Bogdanovich, 1968) [7+]
Inside Llewyn Davis (Joel Coen & Ethan Coen, 2013) [8]
Gravity (Alfonso Cuarón, 2013) [6.5] [a remarkable visual accomplishment, but it’s so painstakingly planned, in its mainstream-targeted emotional manipulation and in its coercion of the spectators’ gaze, that it ends up being too artifical, lacking creativity and soul]
Cypher (Vincenzo Natali, 2002) [7.5] [a low budget, old school and highly creative sci-fi film that looks and sounds like an episode from The Twilight Zone, but upgraded by stylistic mastery touches in the vein of Carpenter and Gordon]
Timecrimes (Nacho Vigalondo, 2007) [7]
Hellsing Ultimate, ep.8 (2011)
Pika Don (1978) [short]
Flesh (Paul Morrissey, 1968) [6]
To the Wonder (Terrence Malick, 2012) [6.5] [I really wanted to rate this one higher, but… the first letdown in Malick’s superb career]
True Detective, s1 ep.1 (Cary Fukunaga, 2014) [7]
True Detective, s1 ep.2 (Cary Fukunaga, 2014) [7]
True Detective, s1 ep.3 (Cary Fukunaga, 2014) [7.5]
True Detective, s1 ep.4 (Cary Fukunaga, 2014) [7.5+]
True Detective, s1 ep.5 (Cary Fukunaga, 2014) [7.5+]
True Detective, s1 ep.6 (Cary Fukunaga, 2014) [7]
True Detective, s1 ep.7 (Cary Fukunaga, 2014) [7]
True Detective, s1 ep.8 (Cary Fukunaga, 2014) [6]
Hannibal, s1 ep.1 (David Slade, 2013) [6.5]
Hannibal, s1 ep.2 (Michael Rymer, 2013) [6.5]
Her (Spike Jonze, 2013) [7.5]
Legend (Ridley Scott, 1985) [6]
A Time to Kill (Joel Schumacher, 1996) [5]
Frailty (Bill Paxton, 2001) [6]
The Ice Harvest (Harold Ramis, 2005) [6]
The Kings of Summer (Jordan Vogt-Roberts, 2013) [6.5-]
Snowpiercer (Joon-ho Bong, 2013) [5] [another case of a film praised by critics (probably the same critics who regularly bash USA blockbusters that are not very different from it) just because of its director’s name, its international production, and its class warfare left-wing elements; even if there’s something interesting in the first half, it all rapidly worsen, ending with some very bad 20-30 final minutes. “Pacific Rim”, with all its flaws, is clearly a better looking, better shot and more engaging film. The great “Salinui chueok” remains Joon-ho Bong’s career peak so far and it was in a totally different league.]
Sinister (Scott Derrickson, 2012) [6.5+]
The Conjuring (James Wan, 2013) [6.5]
Castle Keep (Sydney Pollack, 1969) [7]
Midnight Cowboy (John Schlesinger, 1969) [7.5]
Like Someone in Love (Abbas Kiarostami, 2012) [6.5]

Posted in logs, video | Leave a Comment »

February 2014 Log

Posted by StepTb su febbraio 28, 2014

VIDEO:
Boogie Nights (Paul Thomas Anderson, 1997) [7.5]
Brewster McCloud (Robert Altman, 1970) [7]
Medium Cool (Haskell Wexler, 1969) [7.5]
Five Easy Pieces (Bob Rafelson, 1970) [8.5]
Two for the Road (Stanley Donen, 1967) [7+]
The Swimmer (Frank Perry & Sydney Pollack, 1968) [7.5]
Cop Land (James Mangold, 1997) [7.5]

MANGA:
Neon Genesis Evangelion vols. 12, 13, 14 (Sadamoto Yoshiyuki) [completed] [8]
Short Program 2 (Adachi Mitsuru) [7]
Short Program 3 (Adachi Mitsuru) [6]
The Legend of Mother Sarah vols. 6, 7 (Otomo Katsuhiro , Nagayasu Takumi) [completed] [7]
Coo’s World (Oda Hideji) [8]
Haru yo Koi / Awaiting Spring (Asano Inio) [6]
Himawari / Sunflower (Asano Inio) [6]
Mushishi vol.8 (Urushibara Yuki)
Bokura no Henbyoushi / Our Rhythm Change (Toume Kei) [7]

Posted in animanga, logs, video | Leave a Comment »

Live report: Red Fang + Lord Dying + The Shrine

Posted by StepTb su febbraio 5, 2014

[for Rockline.it]
Ljubljana, 2/2/2014

Di supporto all’uscita del loro terzo disco Whales and Leeches, i Red Fang volano da Portland alla volta del vecchio continente. Chi siamo noi per dir di no? La tappa scelta dal nostro manipolo è al di fuori del territorio italico, verso le fredde lande orientali in direzione dell’entroterra sloveno.
Il viaggio on the road ci immerge in paesaggi da Scandinavian black metal, altro che stoner e southern.

Fra vari disagi legati al tempo (ma anche esistenziali), acquisto on the fly di catene da neve, uscite mancate, strade bloccate una volta giunti a Ljubljana centro, arriviamo in una zona che ci dà forti indizi d’esser quella giusta.

Troviamo facilmente l’ingresso del Channel Zero, il mitico locale rock dove si esibiranno le band. L’impressione è ottima: il posto è piccolo quanto basta, sullo stampo degli storici locali underground USA di un tempo, le birre grandi vengono 2€ l’una, l’impianto è di buon livello, l’ingresso psichedelico di grande impatto, così come le decorazioni tendenti al gothic rock degli interni.
Appunto per chi volesse passarci: quando i ticket sono sold out, sono sold out; non sperate di poter acquistare altri biglietti una volta arrivati (noi eravamo a corto di uno e siamo riusciti a trovarlo per pura fortuna).
Prima di passare al “box office” e farci cambiare i ticket con braccialetti della Dirty Skunks (l’organizzazione che si sbatte per far arrivare la musica alternative e underground nella città), essendo arrivati in anticipo, aspettiamo sull’uscio per un po’ da soli, mentre intorno a noi passano avanti e indietro non solo i gestori del posto, ma anche alcuni membri di tutte e tre le band.


Aprono le danze i Lord Dying, concittadini dei Red Fang, che hanno pubblicato il loro debut Summon the Faithless nel 2013.
Il quartetto è un violentissimo e acido schiacciasassi sludge-thrash, in cui finiscono in dosi eguali per sound, efferatezza ed abilità tecnica sia gli High on Fire che i Crowbar. I breakdown che Butt-head definirebbe “slow and fat!” non si fanno mancare, ed esaltano la platea.

Sono addirittura accolti quasi fossero headliner i successivi The Shrine, trio da Los Angeles. Autori di Primitive Blast (2012), sono qui in tour anticipato per il loro secondo Bless Off, che uscirà in marzo.
La formula è un hard rock tanto rispettoso dello spirito dei 1970s, quanto ammodernato da velocità e ferocia di stampo hardcore: non certo un mero revival, non siamo in zona Wolfmother. Si sente la lezione di band come T2, Buffalo, Quatermass, ma su tutto prevale lo spirito (e le progressioni armoniche) di Motörhead e MC5, rivisitato nel modo grezzo e dissonante di molto garage anni 2000.
Il basso abrasivo di Courtland “Court” Murphy e lo spirito caciarone-iperattivo di Josh Landau a voce e chitarra (“Hey, noi veniamo dalla California, un posto dove non nevica MAI”), che termina lo show con un lunghissimo assolo infuocato alla Ted Nugent, fanno il resto.

E si arriva così ai Red Fang, che ringraziano tutti di aver sfidato la “snowstorm” per venire a vederli, e partono subito con uno dei loro capolavori, Hank Is Dead.
La setlist è sostanzialmente divisa in modo equo tra il loro ultimo Whales and Leeches e il precedente Murder the Mountains, e i pezzi di entrambi sono valorizzati da una potenza e perfezione d’esecuzione magistrali, che mostrano non solo un miglioramento del quartetto rispetto ai tour dell’album precedente, ma anche una stupefacente carica energetica per un gruppo che sta macinando un concerto al giorno da un mese sfidando le pessime condizioni climatiche diffuse in tutta Europa. Le piccole dimensioni del Channel Zero non fanno che esaltare l’esperienza, avvicinando al massimo band e pubblico.
I pezzi di Whales and Leeches trovano nella dimensione live una forma ancora più convincente, grazie all’aggressività portata al massimo: No Hope, Voices of the Dead, DOEN e 1516 suonano al loro meglio, doppiando la loro versione su disco.
I relativi rallentamenti di ritmo di Throw Up, Malverde e Into the Eye sono inseriti saggiamente nel flusso per dare respiro ed evitare arresti cardiaci.
La folla esplode, e giustamente, durante le memorabili Number Thirteen e Blood Like Cream.


L’unico momento tratto dal loro primo Red Fang arriva appena verso quasi metà concerto, con la trascinante Sharks.
Dopo aver concluso con la micidiale doppietta di Blood Like Cream e Wires, i quattro salutano e appoggiano gli strumenti; è evidente che non può essere finita così, quindi dopo un paio di minuti di “We want more”, tornano sul palco: “We’re glad you want more, ’cause we’re not done yet either!”, e conseguente boato.
Il finale è dedicato interamente al finora quasi escluso primo disco: Good to Die, e, ovviamente, l’immancabile Prehistoric Dog come conclusione. Quello che può comodamente essere considerato uno dei più grandi inni di tutto lo stoner post-2000 manda la folla letteralmente in delirio. Il pogo, presenza quasi fissa durante tutto il live, tocca il massimo, così come i numeri di stage diving (che personalmente non apprezzo, dato che costringono tutti a distrarsi dalla band per evitare contusioni), tanto che lo stesso Aaron Beam si fa cadere di schiena sulla folla, e manda in stage diving il basso dopo l’ultimo accordo.


Per quanto mi riguarda, l’unico grande assente di questo live stellare è stato Reverse Thunder, un gioiellino del loro album omonimo con cui avevano da subito dimostrato di saper battere i Queens of the Stone Age sul loro stesso campo da gioco, ma per il resto non ho nulla da obiettare. Dopo aver stretto la mano a Bryan Giles e Aaron, così come a Erik Olson dei Lord Dying (incrociato nel corridoio: pare la persona più tranquilla e bonaria del mondo, l’opposto esatto di come suona e canta), ci pigliamo un po’ di merchandising (la T-shirt di Whales and Leeches, artwork indubbiamente tra i migliori del 2013, era quasi d’obbligo), e poi via, da un’overdose di sludge-stoner alle innevate e spettrali strade del ritorno.

Posted in live, music | Contrassegnato da tag: , , | 1 Comment »

January 2014 Log

Posted by StepTb su gennaio 31, 2014

VIDEO:
The Bourne Identity (Doug Liman, 2002) [6.5]
The Breakfast Club (John Hughes, 1985) [6]
Major League (David S. Ward, 1989) [7]
All Is Lost (J.C. Chandor, 2013) [7]
This Is the End (Evan Goldberg & Seth Rogen, 2013) [6.5]
Super Troopers (Jay Chandrasekhar, 2001) [7.5]

BOOKS:
Historic Preservation: Collective Memory and Historical Identity (Diane Barthel, 1996) [7]
Adventures of Huckleberry Finn (Mark Twain, 1884) [9]

TRIPS:
Ljubljana on the road

Posted in books, logs, video | Leave a Comment »

2013 / Best Albums

Posted by StepTb su dicembre 31, 2013

As always, still in progress…

8/10
The Haxan Cloak – Excavation

7.5/10
Kurt Vile – Wakin on a Pretty Daze
Grouper – The Man Who Died in His Boat
Forest Swords – Engravings

7/10
The Flaming Lips – The Terror
The Cosmic Dead – Inner Sanctum
Pharmakon – Abandon
Nick Cave and The Bad Seeds – Push the Sky Away
Frankie Rose – Herein Wild
Beastmilk – Climax
Uncle Acid and the Deadbeats – Mind Control
Grails – Black Tar Prophecies Vol’s 4, 5 & 6 [compilation]
The Necks – Open
Bill Callahan – Dream River
Pop. 1280 – Imps of Perversion
Earthless – From the Ages
Clutch – Earth Rocker
Kylesa – Ultraviolet
Fire! Orchestra – Exit!
The Claudia Quintet – September
Lili Refrain – Kawax
Girls Against Boys – The Ghost List EP

6.5/10
Janelle Monáe – The Electric Lady +
Fuck Buttons – Slow Focus +
Julia Holter – Loud City Song
Causa Sui – Euporie Tide
Boards of Canada – Tomorrow’s Harvest
Palms – Palms
Suuns – Images du futur
Tim Hecker – Virgins
Lesbian – Forestelevision
Savages – Silence Yourself
Red Fang – Whales and Leeches
Holy Sons – My Only Warm Coals
Corrections House – Last City Zero
Colin Stetson – New History Warfare Vol. 3: To See More Light
Chelsea Wolfe – Pain Is Beauty
Thee Oh Sees – Floating Coffin
Obliterations – Obliterations EP
Vista Chino – Peace
Still Corners – Strange Pleasures
Church of Misery – Thy Kingdom Scum
Bachi da Pietra – Quintale
Marnero – Il Sopravvissuto
Tombstone Highway – Ruralizer
Deerhunter – Monomania
Häshcut – Please Do It Yourself
Run the Jewels – Run the Jewels
Death Grips – Government Plates
Lilacs & Champagne – Danish & Blue
Low – The Invisible Way
Arbouretum – Coming Out of the Fog
The Drones – I See Seaweed
James Blake – Overgrown
Deafheaven – Sunbather

Posted in best of, music | Leave a Comment »

2013 / Best Films

Posted by StepTb su dicembre 31, 2013

Just a very tentative draft, I still have to watch lots of titles…

8/10
Inside Llewyn Davis (Ethan Coen & Joel Coen)
Nebraska (Alexander Payne)

7.5/10
Joe (David Gordon Green)
The Wolf of Wall Street (Martin Scorsese)
Her (Spike Jonze)

7/10
The World’s End (Edgar Wright)
Drinking Buddies (Joe Swanberg)
Xi you xiang mo pian / Journey to the West: Conquering the Demons (Stephen Chow & Chi-kin Kwok)
Side Effects (Steven Soderbergh)
Prisoners (Denis Villeneuve)
About Time (Richard Curtis)
All Is Lost (J.C. Chandor)
From One Second to the Next (Werner Herzog) [short]
La Vénus à la fourrure (Roman Polanski)
Enough Said (Nicole Holofcener)
Ida (Pawel Pawlikowski)
Pacific Rim (Guillermo del Toro)
Upstream Color (Shane Carruth)

Posted in best of, video | Leave a Comment »

Grouper – The Man Who Died in His Boat

Posted by StepTb su dicembre 30, 2013

Kranky, 2013
Album

Forte della release di un paio d’anni prima, il doppio A I A, che costituisce probabilmente la sua summa stilistica (oltre ad essere uno dei più rilevanti dischi del nuovo decennio), Liz Harris prosegue la propria carriera con un altro affascinante album, privo di sezione ritmica e giocato ancora su suggestioni oniriche, sonorità ricche, riverberi, melodie penetranti.
Sebbene si potrebbe facilmente obiettare che la formula della Harris non sia cambiata molto negli ultimi anni, è anche vero che resta lei, oggi, la figura centrale a fare questo tipo di musica, nonché la maggior discepola della più alta tradizione dream pop (Cocteau Twins, Dead Can Dance, ma anche le collaborazioni lynchane di Julee Cruise e Angelo Badalamenti – queste ultime particolarmente presenti qui come influenza), che rivisita in una forma cantautoriale derivata dalle proprie influenze folk, e porta nella dimensione intimista (e quindi più minimale) dello slowcore.
Almeno Vital, Cloud in Places e la title-track entrano di diritto nel suo miglior repertorio.

7.5/10

Posted in music | Contrassegnato da tag: | Leave a Comment »

Forest Swords – Engravings

Posted by StepTb su dicembre 30, 2013

Tri Angle, 2013
Album

Dopo un paio di EP, Engravings è il debutto su full-length dell’inglese Matthew Barnes sotto il moniker Forest Swords. Il disco esce per quella Tri Angle che nello stesso anno pubblica un altro dei vertici del 2013, Excavation di The Haxan Cloak.
Se le coordinate atmosferiche-ambientali dei due dischi per certi versi si avvicinano, così come la solida ed esperta spinta produttiva che si riflette nell’estrema cura sonora di entrambi, l’album di Forest Swords si distanzia tuttavia dai toni cupi e industriali di Krlic, ed esplora invece una avvolgente, onirica, impalpabile fusione di dub e beat downtempo da una parte, puro ambient atmosferico dall’altra, e forti contaminazioni che vanno da Ennio Morricone, al minimalismo di Steve Reich, alla folktronica di Four Tet, al mix ambient-classica targati Kreng, all’ondata della neo-psichedelia degli anni 2000.

7.5/10

Posted in music | Contrassegnato da tag: | Leave a Comment »

 
Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 85 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: