StepTb blog

Black Coffee Blues

  • Archivio

  • Categorie

  • Best albums

  • Best films

Korn – See You on the Other Side

Posted by StepTb su agosto 8, 2005

(EMI/Virgin, 2005)
Album

Come in Take a Look in the Mirror, anche per il successivo See You on the Other Side (EMI/Virgin, 2005) i Korn registrano ancora una volta nello studio casalingo di Jonathan Davis, ora però con l’aiuto dei produttori Atticus Ross e The Matrix, curatori delle soluzioni elettroniche e di alcune melodie. Stavolta quindi il risultato sonoro è decisamente migliore, specie per quanto riguarda la batteria; il basso di Fieldy però sperimenta effetti inediti ma che lo pongono nettamente in secondo piano rispetto al resto del gruppo nella maggioranza delle tracce.

Le registrazioni sono anticipate da Greatest Hits, Volume 1, che celebra i dieci anni di vita della band (uscito nel 2005 e contenente solo 20 tracce, tra cui le riuscite cover di Another Brick in the Wall dei Pink Floyd e Word Up dei Cameo, nonché un inutile remix di Freak on a Leash), e poi dalla rottura del contratto con la Sony, etichetta che ha pubblicato tutti i precedenti lavori della band e che come ultima mossa commerciale pubblicherà l’inutile raccolta Live and Rare nel 2006.
C’è da segnalare anche che Head, storico chitarrista della band, prima delle registrazioni dell’album ha lasciato il gruppo in via definitiva, per ritirarsi ad un improbabile futuro da predicatore religioso.

Con questo See You on the Other Side la band compie un altro passo evolutivo, che la distacca nettamente dal precedente disco, e continua invece il discorso di Untouchables.
Musicalmente parlando il lavoro è ricchissimo di spunti elettronici e dark-wave, elementi dunque che ci suggeriscono un Jonathan Davis ancora una volta leader dello stile musicale del gruppo (dato che queste erano le innovazioni da lui ricercate nel loro quarto e quinto album). Il sound stavolta è però nettamente più radio-friendly.

Twisted Transistor (accompagnato da un video autoironico nonché sarcastico nei confronti della scena hip-hop nera americana) apre l’album presentandone già tutte le caratteristiche sonore, ma è un singolo di lancio/apertura molto leggero e commerciale rispetto ai singoli dei lavori precedenti.
Le successive Politics (sostenuta molto bene da chitarra e voce) e Hypocrites approfondiscono il discorso in maniera più heavy, anche se la seconda mostra un Munky in leggera difficoltà a comporre i pezzi di chitarra da solo (sono infatti fortemente debitori di Follow the Leader); handicap che ad ogni modo viene compensato dagli avvolgenti arrangiamenti elettronici.
A questo punto sarebbe d’uopo qualcosa di più inquietante o up-to-face, ma invece arrivano la smorzata e superficiale Souvenir e la decisamente scadente 10 or a 2-Way (bella solo nel finale psichedelico, fra trip elettronici e cornamuse).
Per fortuna il disco viene risollevato dalla cupa Throw Me Away, immersa in distorsioni dark-wave, percussioni tetre e disturbi industrial; fortemente debitrice dal sound di Issues ma anche dal post-punk e dai Nine Inch Nails, è ad ogni modo uno dei vertici del disco.
Il discorso prosegue su binari soddisfacenti con la sua traccia più inedita e sperimentale, ovvero Love Song; affogata negli arrangiamenti elettro-industriali, è un pezzo particolare e a metà tra la dark-wave e la dissonanza d’avanguardia di matrice industriale.
Open Up è un’altra composizione molto sperimentale, vicinissima ad Untouchables ma arricchita ancora una volta da reminiscenze dark/new-wave molto forti, con una parte centrale ed un finale che rimandano addirittura a gruppi shoegaze come i My Bloody Valentine.
Dopo un breve interludio (al temine di Open Up), parte il secondo singolo Coming Undone; nettamente più pesante e arrabbiato delle canzoni precedenti, ha il pregio di avere come forza trascinante non la leggerezza danzereccia di Twisted Transistor ma piuttosto le inquietudini di Issues. Peccato solo che la batteria sia campionata, scontata e ripetitiva.
Questa parte del disco è evidentemente scritta per non perdere i fan di vecchia data e del precedente album, dato che anche Gettin’ Off suona parecchio pesante e arrabbiata; a differenza di Coming Undone, però, è ripetitiva non nella batteria quanto proprio nel suo essere. Rimanda molto a Take a Look in the Mirror e ciò non è un pregio.
Rabbia e furia anche nella seguente Liar, presumibilmente dedicata al dipartito Head (ma non solo), con un Jonathan Davis che plagia se stesso (dopo il secondo ritornello rifà Twist); trascurabile, risollevata leggermente da un finale ancora una volta elettro-psichedelico immerso in campionamenti e cornamuse.
Anche in For No One troviamo un sound purtroppo molto vicino al precedente disco; e se in questa traccia il trio Fieldy-Silveria-Munky convince pienamente, Davis invece non riesce ad emergere con qualcosa di realmente coinvolgente.
Dopo questa seconda parte nettamente inferiore sia rispetto allo sperimentalismo dei pezzi centrali sia rispetto alla discreto-mediocre apertura, c’è invece un finale parecchio convincente. Seen It All è infatti un vero incubo che parla ancora una volta dell’infanzia, dall’interessante testo riflesso nell’artwork dell’album; musicalmente presenta un’overdose di elettronica e campionamenti di ispirazione reznoriana (c’è perfino un pianoforte), che immergono e stratificano la musica in un rituale gotico-liturgico spiazzante e perfetto per introdurre la finale Tearjerker, che come tutti i pezzi finali degli album dei Korn è la traccia più psicologicamente sconvolgente: sorretta per 3 minuti e mezzo unicamente da rumori e arrangiamenti elettronici su cui costruisce melodie la voce di Davis, esplode poi in una cupissima ballata dark-wave aggiornata all’epoca del post-metal (specie per quanto concerne la sezione ritmica), in cui le distorsioni estreme della chitarra di Munky si fondono alle note di pianoforte e agli stratificati arrangiamenti rumoristici.

La dipartita di Head ha giovato in termini di freschezza al sound dei Korn, ormai a rischio ristagno, in favore di un altro passo avanti nello sperimentalismo; tuttavia il lavoro non convince del tutto ed è molto confuso e impastato, mentre la mano spesso inopportuna di The Matrix gli dona un aspetto commerciale e radio-friendly che lo ostacola dall’essere un Issues per il 2005.
Può ad ogni modo risultare un ibrido di preparazione per qualcosa di complessivamente più raffinato ed emotivamente coinvolgente.

In edizione limitata si trova inoltre un bonus-disc con le b-sides dell’album.
Se It’s Me Again non convince del tutto, il synth-rock di Eaten Up Inside e l’oscura Last Legal Drug (Le Petit Mort) avrebbero potuto stare tranquillamente sull’album, magari sostituendo le tracce meno sperimentali, e ne avrebbero accresciuto di certo la qualità artistica.
Sono presenti inoltre due tracce multimediali (Twisted Transistor e Hypocrites eseguite dal vivo a Mosca) e una pass per scaricare la b-side Too Late, I’m Dead (un’altra canzone abbastanza sperimentale e cupa) dal web.
In altre edizioni si possono trovare anche le b-sides Appears e Inside Out, queste ultime però nulla di eccezionale.

6/10

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: