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30 Seconds to Mars – A Beautiful Lie

Posted by StepTb su settembre 6, 2005

(Virgin/Immortal, 2005)
Album

Dalla genesi sofferta (è stato registrato in quasi tre anni fra continenti diversi, a causa della carriera hollywoodiana del leader Jared Leto), il secondo album dei 30 Seconds to Mars esce finalmente nell’agosto 2005, contemporaneamente a lavori di band come Chevelle e Taproot, dal suono in alcuni punti affine.
Con questo disco, purtroppo, il gruppo di Leto non ha perso solo il chitarrista Bixler (rimpiazzato da Tomo Milicevic), ma anche gran parte dell’ispirazione. Eliminate quasi completamente le soluzioni d’atmosfera, gli effetti elettronici, le stratificazioni opprimenti, ed eliminata la struttura da concept, Leto riempie le sue composizioni di influenze dall’emo. Ma se l’emo contaminato che già si è potuto ascoltare in gruppi come i Finch e in alcuni pezzi degli ultimi Taproot suona creativo e godibile pur nella sua orecchiabilità, l’emo di questo A Beautiful Lie è semplicemente una strizzata d’occhio alle classifiche statunitensi, che nello stesso periodo sono dominate dal trend.
A Beautiful Lie è insomma il disco di una band alternative-rock che suona emo-core annacquato e non ispirato.

Attack è un incipit pessimo in questo senso: un singolotto commerciale puramente emo-pop, privo di qualsivoglia attrattiva; fortunatamente ci pensa la title-track a sollevare momentaneamente il livello qualitativo, che però viene intaccato nuovamente dal sound emo trito e ritrito del secondo singolo The Kill.
Lungo le seguenti tracce si incontra assai poco da salvare: Savior, R-Evolve e A Modern Myth (con la sua traccia nascosta Praying for a Riot) risultano probabilmente gli episodi migliori grazie a qualche tocco fresco e coinvolgente, ma non bastano a rendere il disco un lavoro buono e ispirato.
Pezzi come From Yesterday (notevole unicamente nell’ottima performance vocale di Leto) rendono evidente il modus operandi della band: raccogliere tutti i cliché dell’emo-pop e riutilizzarli massivamente per accumulazione, in modo da costruire qualcosa che sia il più possibile “di genere”, nello stanco manierismo di uno stile oramai svuotato da ogni velleità artistica e meramente modaiolo.

La sensazione, al termine dell’ascolto, è quella del rimpianto: i 30 Seconds to Mars promettevano decisamente meglio, quindi c’è solo da sperare che la valanga di copie vendute da tale secondo episodio serva a finanziare un terzo album più convincente; questo è invece consigliato solo alle fan di Jared Leto, che vi troveranno sicuramente un sacco di pregi.

In alcune versioni, sono presenti anche le bonus-track Battle of One (che inizialmente doveva essere il titolo del disco) e Hunter (cover dell’omonimo pezzo di Björk).

Postilla: nel 2007 il disco supera il milione di copie vendute, grazie ad una serie di tour e promozioni che cavalcano l’onda del trend emo e sfruttano la popolarità di Leto (cosa che, ai tempi del primo album, lo stesso Leto sembrava ripudiare: complimenti per la coerenza). Tra gli effetti più palesi dell’operazione di marketing, il fatto che in Europa i quattro diventino celebri proprio per questo motivo, a due anni di distanza dall’uscita dell’album. Molto significativo in questo senso il fatto che The Kill venga fatta singolo il 30 agosto 2005 per poi avere successo nell’autunno del 2006 grazie al boom commerciale della band, e quindi rifatta singolo nella primavera del 2007 (e, tanto per non farsi mancare nulla, rifatta singolo in UK anche nel settembre 2007).
Un’apertura talmente commerciale fa perdere le speranze anche a chi, nonostante tutto, vedeva ancora in loro una band promettente.

5/10

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