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Limp Bizkit – The Unquestionable Truth (Part 1)

Posted by StepTb su ottobre 4, 2005

(Geffen, 2005)
EP

Dopo aver fatto il loro album più stupido e il loro album più banale e commerciale, ed essere finiti sulla lista nera della critica musicale, i Limp Bizkit non sanno più che pesci pigliare. Fred Durst allora fa lunica cosa possibile: prega Wes Borland di tornare nella band.
Borland accetta, a patto che la Geffen (nuova label del gruppo) supporti anche il suo progetto parallelo Black Light Burns.
Esce così nel 2005 The Unquestionable Truth (Part 1), un mini-album (o EP) di appena 7 tracce, che ripudia tutto ciò che erano diventati i Limp Bizkit: i testi hanno toni seri, la melodia è assente in favore di un grezzo rap-core, e la promozione per il lavoro è quasi inesistente (se si esclude il tam-tam telematico e un video scaricabile dal sito ufficiale in cui la band esegue The Truth).
Lapporto di Borland è evidente fin dalle prime note: un sollievo sentire nuovamente i suoi riff graffianti e potenti.
Ma il rap-core della band non è affatto simile a quello di Three Dollar Bill Yall$, semmai è una versione non-commerciale e senza compromessi di quello di Significant Other. Il grosso difetto è innanzitutto il sound grezzo e poco curato (produzione minima, arrangiamenti inesistenti), ma anche le poche idee (che vengono tutte da Borland), e specialmente il fatto che Fred Durst non faccia altro che plagiare lo stile di Zack de la Rocha.
The Unquestionable Truth (Part 1) suona come i Limp Bizkit che imitano i Rage Against The Machine.
Tutta roba già sentita insomma, ma almeno è lodevole la volontà di fondo del gruppo (ripudiare il music system) che ha mosso questa iniziativa.
I pezzi migliori sono il furibondo rap-metal di The Propaganda, la devastante (ma forse eccessivamente lunga) The Truth, il breve rap elettronico di The Key. Abbastanza potenti (ma più banali) anche
The Priest e The Channel, mentre The Surrender è un piccolo dramma acustico avvolto nei feedback, cantato e suonato interamente da Durst.

LEP, complice la quasi inesistente promozione (ma anche il declino del trend nu-metal), vende assai poco (molto meno di un milione di copie).
Durante le registrazioni il drummer Otto abbandona per disintossicarsi, venendo sostituito da Sammy Siegler dei Rival Schools.
Quando Otto torna nella band, Wes Borland abbandona nuovamente il gruppo (per nuove tensioni con Durst, Otto e la label stessa).

Nemmeno un anno più tardi la label impone alla band l’uscita dell’inutile “best of” Greatest Hitz, raccolta di quasi tutti i singoli e qualcosa in più (l’ottima Build A Bridge, ma anche la penosa Bittersweet Home, una cover medley di Home Sweet Home dei Motley Crue e Bittersweet Symphony dei The Verve).
Fred ha promesso l’uscita di un nuovo lavoro, ovvero la “seconda parte” di questo, stavolta come un vero album e non solo un EP, anche se Borland ha dichiarato che non uscirà nulla e che la band probabilmente è sull’orlo dello scioglimento.

5.5/10

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