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Soulfly – Dark Ages

Posted by StepTb su ottobre 4, 2005

Roadrunner, 2005
Album

Il 2004 vede purtroppo un episodio drammatico: Moses, ultimo figlio di Max Cavalera, perde la vita a soli 8 mesi.
Inutile dire che l’avvenimento influisce pesantemente sul musicista, il quale però decide di proseguire ugualmente con il suo progetto Soulfly. Stavolta viaggia tra Serbia, Turchia, Russia, USA e Francia per cercare nuove influenze e nuove risposte.
Dark Ages esce nel 2005, e si presenta indubbiamente come il miglior album dei Soulfly (secondo solo a Primitive).
Max abbandona l’impasto sonoro costruito sul crossover-rock noisy tipico dei precedenti full-length: raccoglie le principali caratteristiche del suo sound e le innesta in un lavoro in cui riffing e drumming arrivano dritti dal death-thrash del suo gruppo originario, i Sepultura (quelli di Chaos A.D., particolarmente), recuperando e aggiornando pienamente lo spirito infuriato originale di quel periodo.
Non si può più parlare di nu-metal o crossover-rock; Dark Ages conia un metal molto vario ma che prende le sue principali caratteristiche dal groove-metal e dall’estremismo sonoro tipico del death-metal, colorato grazie a una rinnovata ispirazione artistica.
Carved Inside sbuca dritta dai Sepultura dei primi 1990s in una formula brillantemente aggiornata grazie agli innesti hardcore-punk, Arise Again è uno dei pezzi più trascinanti mai scritti da Max, Molotov è hardcore-punk portato all’estremo, Frontlines (che nel testo cita Disposable Heroes dei Metallica) e Fuel the Hate sono death-metal vitalizzati da cambi ritmici ed esplosioni chitarristiche.
Riotstarter mescola eccellentemente distorsioni chitarristiche, percussioni ed industrial-metal.
Bleak è groove-metal estremamente aggressivo contaminato dall’industrial, come non se ne sentiva dai tempi d’oro dei Fear Factory.
(The) March è un breve intermezzo, sempre macchiato da sfumature “industrial”, e gli 8 minuti di Staystrong presenta una ben riuscita unione tra groove-metal, death-thrash e inquiete parentesi melodiche.
La chiusura, affidata alla nuova strumentale Soulfly V (11 minuti), non delude, ed è anzi tra le migliori tracce strumentali mai scritte dalla band.
Gli elementi etnici sono ancora presenti, ad esempio in I and I o in Innerspirit, ma non hanno più nulla della passione tipicamente brasiliana delle precedenti release: sembrano piuttosto provenire da una band metal scandinava.
Al tutto contribuiscono le atmosfere dei brani, rese ancora più inquietanti e “dark” dai vari campionamenti (vedesi la cupissima opener The Dark Ages) e dalle tastiere che fanno saltuariamente capolino allo scopo di rendere più opprimente il sound.

7/10

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