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Stone Sour – Come What(ever) May

Posted by StepTb su ottobre 4, 2006

(Roadrunner, 2006)
Album

Tornano gli Stone Sour di Corey Taylor, forti di essere riusciti ad influenzare perfino il sound del suo più celebre gruppo Slipknot, come testimonia il loro Vol. 3: (The Subliminal Verses) del 2004, trovando comunque il successo del pubblico.
Il cambiamento sostanziale nel secondo disco è la dipartita del drummer Ekman in favore dell’ex Soulfly Roy Mayorga, ma il fatto più apprezzabile e positivo è la netta maturazione del sound, ovvero proprio quello che ci voleva per una band che con il suo omonimo suonava un po’ troppo influenzata da altri validi gruppi post-grunge.
Come What(ever) May è dunque più raffinato, più maturo, con delle linee chitarristiche molto più convincenti e soprattutto un Corey Taylor mai così capace a trovare e cantare delle linee vocali melodiche ma allo stesso tempo dirette ed energiche.
Gli Stone Sour proseguono nella loro ibridazione del grunge più potente con una gran varietà di stilemi metal, e fortunatamente stavolta le influenze sono decisamente meno riconoscibili; la band è dunque riuscita a sopperire alla grossa pecca del suo omonimo disco d’esordio: ha raggiunto un sound proprio, approcciandosi ad un alternative metal personale e convincente.
Di contro, il disco ha anche alcuni evidenti difetti: molte tracce sono costruite su ottime idee ma vengono annacquate da un ritornello forzatamente catchy (Hell & Consequences su tutte, nonostante le divagazioni orientaleggianti); altre invece risultano decisamente già sentite e poco ispirate (1st Person, Cardiff, Socio, Your God), annoiando.
Il lavoro si risolleva qualitativamente grazie a pezzi come le due ballad Sillyworld e Through Glass (la seconda più convincente e meno commerciale della prima), la rockeggiante Made of Scars, e la violenta Reborn; sono piuttosto convincenti anche la potente opener 30/30-150, che pecca solamente nel ritornello troppo smorzante, e la title-track, che propone un grunge tirato e cattivo.
In breve, la band è maturata quanto basta e ha definito molto meglio il proprio sound, ma purtroppo presenta meno idee rispetto all’esordio. Complessivamente ci si trova di fronte ad un episodio gradevole ma dalla qualità di non molto superiore all’omonimo, anche se avrebbe potuto benissimo esserlo. Il grosso dubbio è che l’ispirazione sia stata volutamente smorzata in favore di un’orecchiabilità maggiore.

6.5/10

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