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Nine Inch Nails – Year Zero

Posted by StepTb su aprile 15, 2007

(Interscope, 2007)
Album

Evidentemente conscio di ciò che è stato With Teeth, Reznor decide di scegliere la strada opposta ed evolversi in quella direzione (i tempi di attesa sono stati brevissimi -rispetto alla media delle release reznoriane- perché lalbum è nato spontaneamente e fluidamente sul laptop di Trent durante gli ultimi tour). Year Zero è difatti, in poche parole, lantitesi di With Teeth.

Trent è tornato alla sua passione, il concept album, stavolta descrivendo un futuro prossimo (precisamente gli USA tra 15 anni) soggiogato da una dittatura religiosa di tipo orwelliano, ma il soggetto è tutto un pretesto, unefficace metafora per parlare del presente (difatti i testi hanno una decisa temperatura politica e sociale, con riferimenti a problemi internazionali attualissimi).
Passando alla musica: il drumming è quasi sempre elettronico (ad eccezione di due tracce, in cui alle pelli cè nientemeno che Josh Freese), i synth la fanno da padrone in tutti i pezzi, e soprattutto non cè praticamente nessun compromesso melodico o orecchiabile con lascoltatore. La prova di maturità che Trent dimostra con Year Zero è difatti proprio il rifiuto della "canzone" (concetto su cui invece si basava il precedente disco), e soprattutto della "canzone rock". Year Zero è un album di elettronica. Non industrial, non rock, elettronica.
Probabilmente ormai Reznor non toccherà più i vertici di alienazione e analisi introspettiva dei suoi dischi dei 1990s, ma dimostra di avere ancora qualcosa da dire; anzi, dimostra di essere ormai lunico grande nome a riuscire ad evolvere ed aggiornare la musica (e soprattutto limmaginario musicale) cyberpunk.

Le tracce di Year Zero fluiscono alla perfezione luna nellaltra in una sequenza naturalissima (non come accadeva invece in With Teeth), ma non stimolano quasi mai lascoltatore con semplici topoi a cui è abituato, semmai lo introducono in un paesaggio per poi cullarlo, straziarlo e ipnotizzarlo, rinunciando a facili esplosioni (tranne in rare eccezioni) o facili chorus melodici; Year Zero non rassicura chi ascolta e non dà quello che molti si aspettano, dà quasi sempre qualcosaltro.
Lelemento davvero incredibile del disco è lestrema cura delle parti ritmiche, dei synth e del suono in generale; assolutamente progressista, Reznor (coadiuvato da Atticus Ross e Alan Moulder) fa uso delle ultime tecnologie disponibili nel creare una libreria di suoni allavanguardia, per poi masticarli e utilizzarli in maniere che, cè da dirlo, non appartengono alla forma mentis di nessun altro musicista sulla piazza. Reznor ancora una volta suona unico e personale, e ancora una volta si dimostra un abile giocoliere/invertitore dei "segni" (riutilizzare un elemento e/o un contesto per esprimere altro, si sentano come esempio i continui droni -un sottofondo metallico che riflette inquietante la totale dipendenza tecnologica della vita di ogni giorno- o le parti in cui sembra che le macchine impazziscano, in delle sorte di violenti assoli).
Lobiettivo principale di Reznor è molto probabilmente riuscire ad aggiornare il sound dei suoi primi lavori al suo stato danimo attuale (ed ai tempi attuali).

Lungo il corso del lavoro si elevano al di sopra delle altre tracce The Good Soldier (sommessa e strisciante), Me, Im Not (un inquietante cortocircuito mentale), nonché The Warning (con le chitarre distorte in modi allucinanti), mentre il cuore "orecchiabile" e melodico è rappresentato da Capital G (amara frecciata alla politica americana) e My Violent Heart; si prosegue poi con un netto sguardo a Pretty Hate Machine, rappresentato dal "ballabile" di God Given (Trent vuole riconquistare i dancefloor alternativi?), neutralizzato immediatamente dalla minacciosa Meet Your Master; altro vertice è The Great Destroyer, lacerata tra parti sintetiche assolutamente folli (la coda è strabiliante); ma nel completo "caos organizzato" cè anche spazio per unintrospezione tramite suoni più delicati (sul modello dei pezzi introspettivi di The Fragile), rappresentata da The Greater Good, Zero-Sum e Another Version of the Truth (tutti e tre dei piccoli gioielli).

Year Zero non è un capolavoro, non ambisce nemmeno ad esserlo, e molto probabilmente verrà disprezzato da chiunque abbia apprezzato With Teeth; ma nel suo pulsare elettronico, a tratti seducente a tratti disturbante, mai estremo ma sempre amaro e rumoristico, è racchiusa la vera anima del Trent Reznor attuale. E la natura profondamente sintetica del lavoro era lunica che potesse davvero supportare una simile riflessione sul concetto di forma (a livello prettamente musicale) e sullodiernità (a livello lirico).

Voto: 7/10

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4 Risposte to “Nine Inch Nails – Year Zero”

  1. Scusa l’intromissione, non lo farò più! Però visto che gestisci un blog di musica, e tra l’altro bello (credimi, nessuno mi paga per dirti che mi piace), ho pensato quanto meno di avvertirti su di un post molto particolare di cui qui ti do un assaggio qui. Poi se vuoi esprimere il tuo giudizio in quanto esperto della materia, per noi del Satiro saggio sarebbe esclusivamente materia di confronto molto ben accetta. Scusa ancora, Matteo.I vincibili miti del rockChi si rivede, l?artista maledetto. Dopo una generazione di rockstar salutiste, atleticamente orientate alla cyclette e al succo di carota, cinicamente dedite al ricambio del sangue e alla camera iperbarica, proletariamente impegnate a metter su famiglia e santificare la patria, e dunque destinate a durare, anche artisticamente, fino alla vecchiaia, con l?insano exploit di Kurt Cobain, torna alla ribalta il musicista disperato e autolesionista, candidato a fine prematura. Nella foga di scrivere, mi sono reso conto dell?errore che ho commesso e che voi lettori ancora non sapete. L?errore è chiamare, definire, ritenere Keith Richards (chitarrista storico dei Rolling) un soggetto dedito a metter su famiglia. In un?intervista recente ammette, con fare di attore consumato (confida il giornalista autore dell?intervista), che non si è saputo trattenere dal mescolare dosi di cocaina alle ceneri di suo padre defunto e tirare la miscela spuria su per le narici. Salvo poi il giorno dopo rivelare alle principali agenzie del mondo che era tutto uno scherzo. E già, su queste cose, il malvagio Richards, è secondo a pochi… (continua su http://www.ilsatirosaggio.com)Ciao, Matteo

  2. MSBweb said

    Direi che c’entra poco con la musica, molto poco con il mio post, e parecchio con lo spam.Ma tant’è.

  3. povco demonio la pevcentuale di vagazzine tvoie è in costante aumento

  4. MSBweb said

    che vuoi farci go5e, c’est la vie

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