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Piano Magic – Part Monster

Posted by StepTb su maggio 28, 2007

(Important, 2007)
Album

Ritorna Glen Johnson, alla testa del suo progetto Piano Magic, con Part Monster.
Il percorso compiuto dal chitarrista con gli ultimi album segue un tracciato lineare, e Part Monster prosegue in modo naturale il discorso degli ultimi lavori.
Il post-rock di Johnson, dopo aver saccheggiato impunemente da Cocteau Twins e Dead Can Dance (per chi si ricorda lalbum Artists Rifles), si era messo a cercare di copiare Mogwai e Archive sullalbum Disaffected, e da qui (punto in cui ci aveva lasciati) prosegue su Part Monster evolvendo lo stile verso una rivisitazione dello shoegaze.

Ad unopener di classico stampo post-rock con chitarre dilatate e climax, modello esattamente ricalcato dagli ultimi Archive, segue un episodio decisamente delirante (Englands Always Better, keyboards eteree per una sorta di poesia metropolitana romantica sulla scia di Leonard Cohen).
Incontriamo poi il pop-rock di Incurable (reprise), catchy ma fatto evolvere senza fronzoli in un crescendo di chitarre dilatate (la coda è uno dei momenti migliori del disco).
Sempre pop-rock anche The King Cannot Be Found, che maschera un po la sua decisa commercialità con qualche drone sintetico, ma loperazione è di fatto una semplice riesumazione del gothic-rock anni 80, Joy Division in primis.
E ancora Soldier Song, limmancabile parentesi con, nellordine: percussioni minimali e lente, stile un po orientaleggiante, chitarre acustiche, voce femminile (di Angele David-Guillou, direttamente dai Klima) trasognante; il risultato potrebbe essere interessante ma presenta due grossi difetti: innanzitutto suona come un altro plagio ai Dead Can Dance; e poi, oltretutto, la formula stilistica alla base del pezzo viene utilizzata da Johnson pari pari sin dai tempi di Waking Up.

Come nel precedente Disaffected, bisogna attendere il termine del disco per ascoltare qualcosa di davvero interessante (oltre alla sopraccitata Incurable).
Nellordine, incontriamo la bella Great Escapes (passaggi repentini da sogni floreali ad esplosioni post-rock), il pastiche di Halfway Through (immersa in unabbondanza di stilemi stilistici differenti, tra cui fiati e tappeti tribali), la travolgente Saints Preserve Us (Johnson riesuma lo stile shoegaze in pompa magna, e tra laltro scrive forse il pezzo più aggressivo della sua carriera) e la title-track (mesta ballad acustica dedicata alla facciata decadente della Londra vittoriana, quella di The Elephant Man, con le voci di Johnson e di Angele che si rincorrono).

Lelemento migliore dellalbum è però la produzione, di Guy Fixsen (che forse qualcuno si ricorderà per via di un certo Loveless, a nome My Bloody Valentine), che comunque non viene completamente sfruttata a dovere (ovvio, non tutti possono essere Kevin Shields).
La gran parte dei pezzi di Part Monster può infatti essere suggestiva solo se si fa finta che essi siano originali, se si fa finta di non averli già sentiti.
Chissà se anche stavolta, per i Piano Magic, la critica italiana griderà inspiegabilmente al capolavoro. E dire che i tempi di Low Birth Weight (quello sì che era un gran disco) sono ormai più che evidentemente unutopia.

5.5/10

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