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4 luni, 3 saptamâni si 2 zile

Posted by StepTb su luglio 8, 2007

4 Months, 3 Weeks and 2 Days
Cristian Mungiu
Romania 2007
col. 128′

Romania, 1987. Otilia e Gabita, due compagne di stanza in una casa dello studente, stanno per vivere la giornata in cui una di loro (Gabita) abortirà illegalmente (l’aborto, sotto la dittatura di Ceausescu, era vietato per legge). Le cose si complicano quando l’uomo contattato per eseguire l’operazione, dopo aver scoperto che il feto ha già quattro mesi, pretende più denaro di quanto le due ragazze si possono permettere.
Il secondo lungometraggio di Mungiu sembra rinnegare stilisticamente tutto quanto sperimentato nel precedente (diversissimo, sebbene ottimo) Occident: in 4 luni, 3 saptamâni si 2 zile la narrazione è perfettamente lineare, la camera è a mano, e non è presente alcuna colonna sonora musicale, in una sorta di sguardo allo stile dei fratelli Dardenne e soprattutto Dogma95; la storia si apre in medias res (le due hanno già deciso il da farsi e contattato l’uomo), e prosegue scorrendo quasi in un’unità spazio-temporale.
Dall’inizio alla fine, la camera pedina costantemente Otilia, seguendola ovunque (è lei che va ad incontrare l’abortista, è lei che prenota la stanza d’albergo, è lei che deve separarsi dall’amica nel momento cruciale per dover andare alla festa di compleanno della madre del suo ragazzo); in questo modo lo spettatore entra in modo naturale nel mondo diegetico, e riesce a comprendere il di lei stato d’animo anche senza conoscere nulla del personaggio: sequenze come quella della cena (la camera filma la tavola imbandita con una ripresa fissa lunga 7 minuti, tagliando dall’inquadratura quasi tutti i commensali, per esaltare il contrasto tra il volto silenzioso e tesissimo della ragazza e il marasma di luoghi comuni nei dialoghi degli altri) e quella della trafelata uscita notturna finale (in cui Otilia cerca un luogo per gettare via il feto) sono opprimenti vertici d’angoscia, in cui chi guarda prova il medesimo stato d’animo del personaggio.
Assenti sia la morale che il melodramma: il film non vuole essere etico, ma piuttosto parlare di un’epoca e di una nazione, e lo fa attraverso una tragedia personale, vissuta con un senso di quotidianità allarmante – le vittime della dittatura non si rendono mai veramente conto delle limitazioni alla propria libertà. La messa in scena funziona dunque proprio perché low budget (tutto il film è costato meno di 600.000 euro), e diventa profonda proprio grazie al suo essere glaciale ed asettica nell’esposizione.
Chiusura esemplare in questo senso (oltre che beffardamente tragicomica) la sequenza del ristorante, in cui a Gabita viene servito il menù della festa di matrimonio in corso nel salone; Otilia vorebbe cenare, ma al sentire gli ingredienti del piatto (carne, fegato, cervello e midollo) risponde al cameriere che ci deve pensare.
Cristian Mungiu ha dichiarato che la pellicola è il primo episodio della trilogia Amintiri din epoca de aur / Tales from the Golden Age, progetto nato per parlare delle vite quotidiane dei rumeni dellepoca di Ceausescu attraverso storie e leggende metropolitane che gli sono state personalmente raccontate.
Palma d’Oro al Festival di Cannes 2007.

7.5/10

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