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Clawfinger – Life Will Kill You

Posted by StepTb su agosto 1, 2007

(Nuclear Blast, 2007)
Album

Life Will Kill You -titolo forse ispirato dai Type O Negative ?- è il settimo album in studio degli svedesi Clawfinger, storica band prima in Europa ad aver conquistato le classifiche suonando crossover. Ricordiamo tutti con un po’ di nostalgia quel debutto a nome Deaf Dumb Blind (1993), ad oggi imbattuto capolavoro del gruppo, che li aveva posti in prima linea tra i padrini della seconda generazione del crossover. Quella generazione figlia di Red Hot Chili Peppers, Living Colour, Primus e Faith No More. Quella generazione nata con i Rage Against The Machine ed esplosa con i Korn.

I Clawfinger hanno sempre saputo mescolare le influenze dai grandi padri del crossover alle tendenze del momento, come testimoniano soprattutto i loro album A Whole Lot Of Nothing (del 2001, a nu-metal ormai esploso e quindi a strada spianata) e Hate Yourself With Style (del 2005, che sancisce il passaggio sotto la Nuclear Blast e vede il gruppo cercare appigli nell’ispirarsi a Pantera, Mudvayne e Slipknot, scrivendo il suo album più aggressivo).
In particolare, in questo album, il riffing è invece decisamente ispirato dai Korn più aggressivi (vedesi la title-track su tutte), mentre le ritmiche variano dall’ispirarsi all’industrial-metal dei connazionali Pain alle sfuriate veloci ma “classiche” stile hardcore contaminato dal thrash, alla Pro Pain.

C’è da sorprendersi che la band del frontman Zak Tell stia ancora calcando le scene e stia ancora facendo parlare di sé, nonostante il trend nu-metal (e di conseguenza il crossover) sia stato spremuto al limite e dichiarato morto ormai anni fa.
Ciò che di nuovo offre il settimo album Life Will Kill You è però, prevedibilmente, ben poca cosa. La formula stilistico-musicale della band è sempre la stessa da ormai troppo tempo, e potrà piacere solamente ai veri fan degli svedesi, che si ritroveranno fra le mani un lavoro “duro e puro”, come ogni loro uscita – e in questo c’è da sottolineare quanto i Clawfinger siano sempre stati dei campioni di etica più che di musica, a partire dal rapporto faccia a faccia che hanno con i fan e dai testi delle loro canzoni (quasi tutti di denuncia contro razzismo, intolleranze politiche e religiose, problemi sociali e chiusure mentali).

Si può dunque affermare che Life Will Kill You sia il solito disco dei Clawfinger, i quali ormai da 5 anni a questa parte non si reinventano più di tanto ma operano minimi cambi stilistici per differenziare appena un’uscita dall’altra.
In questo ultimo lavoro ad esempio abbiamo le seguenti novità: gli archi ad aprire l’opener The Price We Pay (primo singolo estratto); le ritmiche sincopate e spezzate della title-track, con riffing alla Korn; il chorus trascinante e melodico di Prisoners; l’apertura mediorientaleggiante di Final Stand (ma sono divagazioni stilistiche già sentite in Two Sides, loro hit del 1997 nonché uno dei loro capolavori storici); il climax di Little Baby (con atmosfere languide e trip-hop su cui si adagiano la voce calma di Tell e una guest femminile, e seguente esplosione hardcore nel finale); il riffing singhiozzante con sezione ritmica “boombastica” e chorus epico di It’s Your Life; la chiusura di Carnivore, con un riffing devastante. Non ci sono altri elementi che differenziano l’album dai passati dischi della band, e anzi stavolta purtroppo sono sotto il proprio standard anche la cura per gli arrangiamenti (che ad esempio su A Whole Lot Of Nothing erano in primo piano, mentre qui si tende ad affidare tutto all’effetto “wall of sound”, con il risultato di un continuo impasto trapanante ogni volta che batteria e chitarra distorta suonano assieme) e perfino la cura per le liriche (non sono nemmeno sfiorate le vette di denuncia sociale intelligente e aggressiva delle hit del passato).

Life Will Kill You non deluderà chi segue assiduamente la band, e non deluderà chi cerca l’uscita aggressiva e monolitica ma che “perfavoretisupplicofachenonsiametalcore”. Per tutti gli altri, meglio guardare altrove.

5/10

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