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Knocked Up

Posted by StepTb su ottobre 5, 2007

Assolutamente superiore al debutto The 40 Year-Old Virgin, il secondo lavoro Knocked Up (2007) è ancora una volta sia scritto che diretto da Judd Apatow stesso.

L’attraente presentatrice televisiva Alison Scott, complice l’alcol, ha una scorribanda sessuale di una notte con Ben Stone, un ragazzo immaturo e inaffidabile; per un disguido lei resta incinta, e non se ne accorge prima di alcune settimane.
Apatow mette in scena un vero e proprio manuale per i genitori americani del 2007, sempre meno legati al concetto di famiglia e sempre più legati a se stessi. Il nucleo non è rappresentato solamente dalla storia che portano avanti Ben e Alison, ma con la medesima importanza anche dalla side-story tra Debbie (sorella di Alison) e Pete (marito di Debbie): la prima coppia rappresenta il “pre”, la seconda rappresenta il “post”. Le difficoltà attraverso le quali passano Ben e Alison servono ad esporre un concetto-chiave universale, ovvero il raggiungimento della maturità tramite l’abbattimento delle proprie barriere mentali per trovare punti in comune e collaborare migliorandosi a vicenda: Ben riuscirà a capire ciò che è meglio fare, diventando uomo (ancora una volta una maturazione atipica e convincente, come in The 40 Year-Old Virgin), così come Alison riuscirà a capire ciò che è meglio fare, abbandonando i propri capricci idealisti (e anche osservando nella vita della sorella cosa essi portino: solo incomprensioni e bugie); alla fine entrambi riusciranno a vedere ciò che prima sembrava un incubo come la migliore esperienza della loro vita. Il tutto va a braccetto con la parallela demolizione di svariati pregiudizi (Alison trova ciò che ha sempre sognato grazie ad un uomo che mai avrebbe pensato voler veder ricoprire quel ruolo).
Alcuni momenti, oltre ad essere decisamente ben integrati al tutto, hanno una grandissima forza d’impatto (il litigio tra Ben ed Alison dopo che quest’ultima lo ha scaricato dall’automobile; lo sfogo offensivo di Ben su Pete, dopo il quale Pete porta cantando la torta di compleanno a sua figlia; la lunga sequenza del parto).
Ancora una volta Apatow impiega i suoi attori preferiti (Paul Rudd, Johan Hill e Seth Rogen, qui promosso a protagonista ed ingrassato appositamente per l’occasione), e stavolta non solo riesce spesso a premere con attenzione sul freno (Alison non è lo stereotipo della donna ricca o viziata, così come Ben non è lo stereotipo del ragazzo irresponsabile), ma cerca anche una forte dose di realismo (elemento simboleggiato anche dall’aver fatto largo utilizzo di dialoghi semi-improvvisati).
Almeno una decina le citazioni cinematografiche, che in alcuni casi servono anche da metafora per il momento della trama in cui compaiono.
Da confrontare con il sopravvalutato Juno di Jason Reitman, uscito pochi mesi più tardi.

7/10

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