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Cloverfield

Posted by StepTb su febbraio 11, 2008

Cloverfield
Matt Reeves
USA/Japan, 2008
col. 84

Matt Reeves, classe 1966 e newyorkese, esordisce sul grande schermo con la pessima commedia romantica The Pallbearer (1996, in Italia uscita appena nel 1999 con il titolo Tre amici, un matrimonio e un funerale), confezionata appositamente per sfruttare il successo popolare degli attori David Schwimmer e Gwyneth Paltrow.

Passa al piccolo schermo nel 1998, scrivendo e producendo per la Touchstone la serie televisiva Felicity (1998-2002, in totale 4 stagioni da una ventina di episodi a testa) assieme a J.J. Abrams, David Graziano e altri sceneggiatori-registi. La serie riesce a vincere un Golden Globe.

Nel 2000 co-produce il mediocre lungometraggio The Yards, diretto da James Gray.

Nel 2008 Matt Reeves viene messo a dirigere Cloverfield, puntuale film catastrofico della stagione 2007-2008, ideato e prodotto da J.J. Abrams e scritto da Drew Goddard (già sceneggiatore per le farsesche serie televisive Buffy the Vampire Slayer, Alias e Lost, queste ultime due create dallo stesso Abrams). Il fatto che tutto il team sia più celebre per i prodotti televisivi che per quelli cinematografici è significativo, e difatti Cloverfield possiede una serie di difetti tipici del piccolo schermo.

Il film documenta lattacco di una misteriosa creatura alla città di Manhattan, è girato tutto in soggettiva con camera a mano in stile mockumentary, e presenta un cast di attori senza nessun celebre precedente.

Lidea del falso documento con camera a mano è copiata pari pari da The Blair Witch Project (1999, Daniel Myrick & Eduardo Sánchez), il quale era però un progetto indipendente e quindi privo dei grossi budget a disposizione del team di Abrams. Eppure gli enormi difetti di The Blair Witch Project, nonostante siano nel frattempo trascorsi 9 anni, in Cloverfield sono tutti presenti uno ad uno: i monologhi patetici in primo piano, il cameraman che implacabile riprende irrealisticamente anche tutti i momenti più intimi e tragici, la telecamera letteralmente indistruttibile ad ogni calamità, il focus sulla paura in soggettiva di uno sparuto gruppo di sperdute vittime, etc.; tali difetti appaiono meno ridicoli unicamente per via dellenorme budget (25 milioni di dollari contro i 22.000 dollari di The Blair Witch Project), che contribuisce enormemente a solidificare il realismo del setting, ma per il resto sono trattati alla medesima maniera.

I punti di forza di Cloverfield sono la prima mezzora, che rende perfettamente il cambio di registro prima e lo stato di panico cittadino poi, con un realismo senza precedenti nel cinema grazie alla camera a mano credibilissima (motivo per cui questo non è un film da grande schermo, ma da visione casalinga sul piccolo schermo, e daltronde Abrams e soci non sono mai riusciti a pensare qualcosa che rendesse meglio su grande schermo), e qualche altra idea (lo stratagemma dei flashback sulla love-story tra i due personaggi Rob e Beth mostrati tramite interruzioni del nastro che fanno vedere le registrazioni precedenti, lapocalittica sequenza dellelicottero che precipita).
Successivamente, il realismo delle premesse viene intaccato e fatto sprofondare con una serie di palesi finzioni: il principe coraggioso (Rob) che torna indietro a salvare la principessa (Beth); i suoi amici che lo seguono invece di tramortirlo e trascinarlo via; il gruppo che si dirige assieme verso il centro cittadino senza nemmeno tentare di armarsi con qualcosa; la sequenza nel tunnel (da ABC del cinema horror); la ragazza con unenorme ferita infetta che continua a parlare e camminare invece di svenire; il gruppo che, arrivato da Beth, prima di liberarla attende mezzo minuto di effusioni tra lei e Rob (tutti minuziosamente filmati, ovviamente); la camera e il nastro che incredibilmente sopravvivono agli incidenti più catastrofici; il finale scontatissimo.

I parassiti che cadono dal mostro sono un retaggio da Jurassic Park (che viveva del contrasto tra il T-Rex gigantesco ed i Velociraptor piccoli ma letali) poi tornato in svariate altre pellicole (ad esempio Tremors 2 ed il Godzilla di Emmerich).

Lidea centrale di Cloverfield è anche decisamente ruffiana e furbetta, perché sfrutta le paure dellOccidente post-11 settembre 2001 senza però suggerire alcuna metafora arguta o via duscita, bensì solo per capitalizzare sulle angosce personali causate da “ciò che è successo e che può sempre riaccadere” (la scelta di Manhattan come località dellattacco misterioso è più che palese in questo senso).

Scarso il realismo della Computer Graphic: le sequenze in cui viene mostrata la creatura riflettono una finzione che sfocia quasi nel ridicolo involontario.

La pellicola è comunque sicuramente importante nella (mediocre) storia del cinema catastrofico.


6/10

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