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The Offspring – Rise and Fall, Rage and Grace

Posted by StepTb su giugno 25, 2008

Columbia, 2008
Album

Lottavo full-length dei The Offspring, dal titolo Rise and Fall, Rage and Grace, esce dopo un periodo di silenzio mai così lungo (ben 5 anni dal precedente Splinter, interrotti solamente da un per nulla rappresentativo Greatest Hits nel 2005).
Nel frattempo, il batterista Adam "Atom" Willard (che poco dopo luscita di Splinter sostituì lo storico Ron Welty) è passato agli Angels & Airwaves, senza quindi registrare nulla con la band (anche su Rise and Fall, Rage and Grace le parti di batteria sono delleclettico Josh Freese, così come su Splinter).

Rise and Fall, Rage and Grace è probabilmente, finora, il disco con meno personalità ed emotività mai pubblicato dai The Offspring: se il precedente Splinter aveva tagliato i ponti con svariate soluzioni commerciali e spersonalizzanti in favore di una formula up-to-face, direttissima, compatta e contraria ad ogni onda modaiola, il suo successore rinnega la quasi totalità della rabbia e del sound tagliente, e (ciò che è peggio) lungo alcune tracce abbraccia anche alcune soluzioni "trendy" che sembrava non avessero mai potuto contaminare la band.

Non si può non rimanere delusi di fronte ad un incipit emo-pop come Half-Truism: Dexter e soci hanno in passato sempre posto come opener uno dei pezzi più energetici e hardcore del disco, mentre stavolta tocca fare i conti con una delle tracce peggiori del lotto, nonché dal chorus palesemente copiato da Helena dei My Chemical Romance.
Il disco prosegue con il pezzo che avrebbe dovuto meritare di essere lopener, ovvero la potente e trascinante Trust in You, con uno dei chorus multi-armonici tipici della band su tappeto ritmico hardcore; eppure poi sprofonda nuovamente in qualità con linsopportabilmente modaiola Youre Gonna Go Far, Kid: strofe copiate da Lying is the Most Fun degli emo-pop Panic! at the Disco, bridge pop da cestinare in toto, e un non troppo ispirato chorus.
Fortunatamente a tale calo segue la sezione migliore dellalbum, rappresentata da Hammerhead, A Lot Like Me e Takes Me Nowhere. La prima, anche singolo di lancio del disco, sembra uscita dalle session di Ixnay on the Hombre, ed è caratterizzata da uniniziale metà melodic-hardcore e una seconda metà di potente hardcore-grunge dalle variazioni continue e imprevedibili; la seconda è il pezzo più genuinamente emotivo del disco, molto simile per chitarre e struttura a Gone Away (uno dei capolavori di Ixnay on the Hombre), e ha il suo unico difetto nella performance vocale buona ma a tratti troppo "sforzata" di Holland; la terza è invece un breve e trascinante punk-rock completamente nello stile di Splinter, con un altro azzeccato chorus multi-armonico.

La seconda metà del disco è nettamente inferiore alla prima: Kristy, Are You Doing Okay? è una power-ballad radio-friendly e tranquillamente trascurabile, che ricorda le power-ballad meno riuscite dei Green Day. La stessa cosa vale per Fix You, che ha come strofe e armonie chitarristiche un puro ibrido tra Wake Me Up When September Ends (dei Green Day, dal disco American Idiot) e Shes Got Issues (dei The Offspring stessi, dallalbum Americana).
Ancora sulla scia dei Green Day si muove la più rockeggiante Nothingtown, mentre la traccia finale Rise and Fall  sembra una vera e propria variazione del pezzo American Idiot, sempre dei Green Day (il riff portante ne è una palese variazione, le parti ritmiche delle strofe e lattacco del chorus sono quasi un plagio).
Questa seconda metà dellalbum viene elevata qualitativamente solo da due tracce, ovvero larrabbiata Stuff Is Messed Up (dalle liriche non troppo ispirate, ma musicalmente trascinante) e soprattutto la reggae-punk-rock Lets Hear It for Rock Bottom (che consegna uno dei chorus più catchy e coinvolgenti dellintero album).

Il principale difetto del disco è quindi lo scarso livello di idee dietro a metà delle tracce, che contengono le sopra elencate eccessive "ispirazioni", per giunta prese da band dal sound discutibilmente modaiolo e dalla personalità e talentuosità melodica sicuramente inferiore a quella dei The Offspring stessi (considerando anche i loro album trascorsi e non solo questultima uscita).
Il secondo grosso difetto è la produzione assolutamente fuori fuoco di Bob Rock, che esalta voce, batteria e chitarre clean, a discapito di ogni distorsione; le chitarre distorte, qui, vengono letteralmente soffocate da tutto il resto – un produttore che aveva compreso alla perfezione il sound dei The Offspring, al contrario, era Dave Jerden (producer di Ixnay on the Hombre e Americana), anche se perfino Brendan OBrien su Splinter si era dimostrato più azzeccato del previsto; non certo adatto per la band, a quanto pare, lattuale Bob Rock.

Rise and Fall, Rage and Grace, tirando le somme, non è un totale buco nellacqua, ma i The Offspring farebbero bene a trovarsi nuovamente un produttore adatto, e a tornare ad un alto livello di personalizzazione del songwriting.
Perché i sound di moda passano e marciscono, mentre le band uniche restano per sempre.


5.5/10

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