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Slipknot – All Hope Is Gone

Posted by StepTb su agosto 20, 2008

Roadrunner/Nuclear Blast, 2008
Album

I nove mascherati dellIowa tornano con una nuova release dopo ben 4 anni di silenzio (se si escludono il disco live 9.0 Live e il terzo DVD Voliminal: Inside the Nine, entrambi usciti nel 2006).
Nel frattempo la band ha preso nettamente le distanze da Rick Rubin, producer del precedente full-length Vol. 3 e colpevole a loro detta di averne snaturato il sound, per affidarsi piuttosto a Dave Fortman (già produttore eclettico per Mudvayne, Otep, Evanescence e Simple Plan) e registrare i pezzi, per la prima volta, “a casa loro” (ovvero nei dintorni di Des Moines, in Iowa).

Il nuovo album All Hope Is Gone (Roadrunner/Nuclear Blast, 2008) si apre con una carica di dinamite che non fa prigionieri: la micidiale sequenza di execute (la consueta breve intro), Gematria (The Killing Name) (un thrash-metal estremo particolarmente ispirato), Sulfur (death-thrash con trascinante chorus melodico) e Psychosocial (ritmica martellante industrial-thrash, riff groove metal, chorus melodico trascinante e flirtante con lemo-core) è di sicuro il momento più convincente di tutta lopera.
Segue poi, di contro, il momento più scadente del disco, con le tre pessime Dead Memories, Vendetta e Butchers Hook: la prima si lascia corrompere da fastidiose influenze emo (il chorus melodico irritante, e a poco serve tentare di riabilitarlo con la mostruosa distorsione chitarristica), le altre due sono scariche metal sostanzialmente insipide e come se ne possono trovare a migliaia in dischi di band decisamente meno dotate (in particolare Butchers Hook è talmente mal riuscita da poter gareggiare come peggior composizione di sempre della band).
La baracca viene risollevata dal vero cuore del disco, ovvero i 7 minuti dellottima Gehenna: ritmiche rallentate con riff groove in apertura, voce sussurrata su background da film horror, interruzioni tramite scariche di violenza brada, chorus melodico con Taylor che sperimenta il falsetto, può dirsi il proseguimento stilistico ideale dei vari lunghi psicodrammi Scissors, Iowa e Killers Are Quiet (le quali però suonavano anche sensibilmente più inquietanti e claustrofobiche).
A seguire altri due episodi apprezzabili, ovvero This Cold Black (una ripresa dello stile death-nu di Iowa, senza variare per nulla la formula ma unendo in un solo granitico pezzo i sound di Metabolic, Disasterpiece e I Am Hated) e Wherein Lies Continue (anche più interessante grazie alle maggiori variazioni, tra un chorus melodico devastato dai colpi ritmici, un tempo rallentato accompagnato a riff death-metal panzer nello stile dei Meshuggah, una coda in climax).
Snuff è un grande interrogativo con risposta negativa, essendo una ballad di rock melodico sostanzialmente copiata da Bother degli Stone Sour (il gruppo parallelo di Taylor e Root), leggermente insipida se confrontata alle ballad di questi ultimi, ma ancora più trascurabile se confrontata allottima Vermilion Pt. 2 del precedente disco Vol. 3: inspiegabile linserimento di una ballad talmente innocua (la coda distorta di certo non ne cambia la natura) dopo aver preso le distanze da Rubin anche a causa della sua propensione per la melodia.
Chiude lalbum lantitesi perfetta di Snuff, ovvero il death-metal tirato a mille della title-track (inizio con pioggia di blastbeat e riff supersonici, esplosione con un chorus rallentato dal sapore mosh-core, assolo death, sfuriate epilettiche death-thrash).

Lalbum è spaccato a metà tra una manciata di buone composizioni (Gehenna, Gematria, Sulfur, Psychosocial, Wherein Lies Continue), alle quali si possono aggiungere un altro paio di episodi “tirati” e godibili (la title-track e This Cold Black), e un restante cumulo troppo alto di pezzi da cestinare.
Il vero problema della release è che davvero raramente si avverte la carica di follia iconoclasta che aveva reso innovativi ed esplosivi lavori come Slipknot e Iowa.
Laggravante poi è data dal fatto che il disco suona monolitico e iper-compatto: il producer Dave Fortman ha compiuto un ottimo lavoro sul sound (mai così roccioso e ben definito, forse anche più che in Iowa), ma nel complesso manca assolutamente la capacità di stupire e variare che caratterizzava un lavoro come anche Vol. 3 (il quale apriva molte più porte, alcune sicuramente in modo maldestro, ma nel complesso osando decisamente di più).
All Hope Is Gone
si limita a tratteggiare un ideale ponte tra il death-thrash-nu coniato con Iowa e il sound tipico degli Stone Sour (un misto di thrash, post-grunge e power-ballad melodiche), approfondendo di entrambi un paio di caratteristiche specifiche (il death-thrash nei pezzi più aggressivi, la power-ballad in Snuff), ma restando ancorato irremovibilmente ad una compattezza maggiore possibile, e facilitando così ancora maggiormente un sound che si rivela monotono e privo di veri brillanti sprazzi creativi.
Si tratta di uno di quei lavori nei quali il totale è inferiore alla somma delle parti.

Nelledizione limitata sono presenti tre bonus track sostanzialmente trascurabili e che sicuramente abbassano la qualità dellalbum, ovvero la mediocre Child of Burning Time, un inutile remix di Vermilion Pt. 2 e lascoltabile Til We Die (che, se non fosse per le strofe eccessivamente catchy e irritanti, potrebbe essere un buon episodio grazie ai bassi perforanti e al riff esplosivo del chorus).

6/10

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