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Taproot – Our Long Road Home

Posted by StepTb su settembre 20, 2008

Velvet Hammer, 2008
Album

Un breve riassunto della carriera discografica dei Taproot: tre trascurabili dischi indipendenti tra il 1998 e il 1999; un non molto brillante debutto nu-metal su major, Gift, nel 2000; il discreto Welcome, nel 2002, che mostrava già un inaspettato talento melodico; ed infine il terzo disco per major Blue-Sky Research nel 2005, uno degli album rock più sottovalutati degli anni 2000, che ha rivelato un grandioso songwriting, tanto catchy quanto ispirato e fresco, capace di escursioni stilistiche variegate (emo-core, pop, post-grunge, groove-rock, nu-metal), chorus memorabili e melodie emozionanti.

Staccatisi finalmente dalla major Atlantic, che non li ha mai trattati con il dovuto riguardo, i quattro ci hanno messo ben tre anni per pubblicare un nuovo lavoro, ovvero Our Long Road Home (Velvet Hammer, 2008).
Ascoltando la loro nuova fatica non è ben chiaro che fine abbiano fatto i Taproot di Blue-Sky Research; la band capace di confezionare perle come She, So Eager, I Will Not Fall for You, Forever Endeavor (per non citare i pezzi scritti assieme a Billy Corgan, ovvero le altrettanto ottime Lost in the Woods, Promise e Violent Seas) sembra ora solo il ricordo sbiadito di una giovinezza perduta.
Il tempo evidentemente non pare esser servito a far mantenere un simile livello qualitativo al quartetto, che su Our Long Road Home riesce a ricordarsi alla lontana ciò di cui era capace solamente in una manciata di pezzi passabili: la potente opener Path Less Taken (in realtà anche lunico episodio “heavy” del disco), As One, Take It (il momento più nu-metal), la conclusiva Footprints, forse Be the 1,
ma specialmente Hand that Holds True (che regala le melodie più riuscite e forse lunico chorus memorabile).
Il resto potrebbe passare per materiale di scarto dal disco di qualche popstar statunitense, se non fosse per le chitarre leggermente troppo heavy per gli standard pop attuali: la sezione centrale è occupata da Its Natural (intaccata da una poco riuscita comparsata di voce femminile e un testo non troppo imprevedibile a proposito della paura di invecchiare), Youre Not Home Tonight e la ballad Run To, che sono tutti esempi di pop-rock privo di nerbo e idee creative, prodotti da consegnare direttamente agli airplay radiofonici o televisivi per venire fruiti dal pubblico mainstream, perché qualsiasi altro ascoltatore li troverebbe troppo patinati o scontati per poterli apprezzare.
Tale flusso viene interrotto solo dalla più apprezzabile e succitata As One, avvolta da melodie eleganti e raffinate, mentre in chiusura arrivano Karmaway (che, mantenendo il downbeat ma cercando un umore leggermente più aggressivo, non riesce comunque a fare di meglio) e la già citata e decisamente più ispirata Footprints (che sembra ritrovare qualcosa del tocco melodico emotivo di Blue-Sky Research, senza annoiare grazie alle continue azzeccate variazioni).
Stethoscope è uno strano intermezzo strumentale guidato da tastiere ambient, battito cardiaco, e campionamenti (di voci appena percettibili e distorsioni chitarristiche).

A conti fatti metà disco è quindi trascurabile, e laltra metà rappresenta comunque un notevole calo di sensibilità, forza e creatività rispetto ai momenti migliori del precedente album: viene da pensare che i ruoli di Billy Corgan e della tanto criticabile Atlantic siano stati variabili tuttaltro che di secondo piano nella realizzazione di quel piccolo gioiello a titolo Blue-Sky Research, disco che vale la pena andare a recuperare per lasciar invece perdere questultima ben meno appetibile pubblicazione.

5.5/10

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2 Risposte to “Taproot – Our Long Road Home”

  1. utente anonimo said

    Credo che descrivere come “trascurabile” un album come Gift dei Taproot sia veramente un sacrilegio…e cmq neanche i primi due,anche se sono stati solamente un esordio,sono male.

  2. MSBweb said

    Se Gift è un ottimo disco sarei curioso di sapere cosa sarebbero gli album di Deftones, Papa Roach e Incubus da cui quel disco scopiazza a piene mani (tranne I e Believed, le uniche tracce a suonare personali). Capolavori?E comunque l’ho definito “non molto brillante” (e ne resto pienamente convinto visti gli assolutamente migliori due album successivi).

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