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The Wrestler

Posted by StepTb su dicembre 21, 2008

The Wrestler (2008), scritto da Robert D. Siegel, può sembrare un cedimento alla classica narrativa hollywoodiana, ma brilla invece come uno dei risultati più coerenti e maturi di Darren Aronofsky.
Il film segue il vecchio Randy “The Ram” Robinson, un tempo star del wrestling (presumibilmente WWF/WWE) ma adesso ormai in declino, con un cuore malato, segnato da anni di dipendenza verso i farmaci e lo stile di vita che gli hanno consentito di mantenere la forma fisica per proseguire nella sua amata attività sportiva.
La decadenza di The Ram riesce a rappresentare la decadenza di un’intera classe di persone che hanno brillato nel decennio degli 1980s (epoca d’oro, appunto, del wrestling), sono sopravvissute all’estinzione di quel mondo e di quello spettacolo, e si trovano nei 2000s smarrite e senza più un’identità.
The Ram, a costo di sembrare una patetica imitazione di se stesso, rivive ogni giorno il proprio passato di gloria, non solo riascoltando i dischi dell’hard rock pre-Nirvana (i quali, esplicitando un irrazionale stereotipo ricorrente della sua generazione, “sono venuti a rovinare tutto”), ma anche giochicchiando con action figures e antiquati videogame che lo vedono protagonista; l’orgoglio e l’amore per la sua vecchia professione gli rendono poco sopportabili altri lavori modesti che è costretto a fare per sopravvivere, e, uniti ad una vita sregolata ed al terrore del doverla regolarizzare abbandonandone passioni e vizi, gli precludono una possibile vita sentimentale e famigliare (viene odiato da sua figlia, e rifiutato da una coetanea lap-dancer anch’ella sul viale del tramonto, unica che pare in grado di capirlo).
I pochi ma presenti cedimenti al tipico melodramma mainstream, catalizzati quasi esclusivamente dal rapporto tra The Ram e la figlia, vengono ri-equilibrati da un finale che cancella ogni possibile riscatto epico: Randy decide di spingersi sino in fondo, immolandosi sul ring come Cristo sulla croce, regalando la propria vita allo spettacolo ed alla sua passione come un artista regala la propria esistenza a pubblico, palcoscenico e riflettori (evidente la vicinanza a Limelight di Chaplin).
La grande interpretazione di Mickey Rourke nel ruolo di Randy tocca quasi un doppio livello di lettura, grazie alla sottile analogia tra personaggio e attore.

7.5/10

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