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Minsk – With Echoes in the Movement of Stone

Posted by StepTb su giugno 26, 2009

Relapse, 2009
Album

With Echoes in the Movement of Stone, quarto full-length dei Minsk, difficilmente può essere considerato al livello dei precedenti due album Out of a Center Which Is Neither Dead Nor Alive (del 2005) e The Ritual Fires of Abandonment (del 2007).
Probabilmente a causa di una certa fretta unita ad una certa autoindulgenza, il disco contiene difatti buone idee per al massimo un EP, che, composto dai momenti migliori, sarebbe stato unuscita non rivoluzionaria ma sicuramente molto valida in campo doom-metal/post-metal.

Lopener Three Moons è ad esempio micidiale, un perfetto compendio di tutte le migliori caratteristiche del post-metal alla Minsk (canto straziato, chitarre abrasive e “sabbiose”, excursus orientaleggiante con percussioni tribali e accompagnamento di voci da oltretomba, coda finale con rincorsa hardcore seguita da rallentamento doom); ad essa, che resta il gioiello dellopera e forse in assoluto la più rappresentativa summa del loro stile, si affiancano in qualità anche Means to an End (un climax di stratificazioni chitarristiche e percussive, chiuso da una coda melodica tanto catchy quanto straziante) e i 9 minuti sempre imprevedibili di Crescent Mirror (che non solo azzeccano il continuo gioco tra violenza e rilassamento tipicamente post-metal, ma confezionano anche alcune delle melodie più suggestive a voce e chitarra).

Purtroppo, a tali interessanti momenti si contrappongono anche alcune tracce non molto ispirate, che suonano come semplici esercizi di maniera replicati sullonda del sound di The Ritual Fires of Abandonment o sullonda della tradizione doom-metal.
Il picco di déjà vu si tocca con Consumed by Horizons (sostanzialmente una rivisitazione della loro Embers, con solo qualche tocco psych-rock maggiore), mentre uno dei pezzi più estesi, ovvero Almitras Premonition (10 minuti), sembra più che altro una jam improvvisata, nella quale viene tirato per le lunghe uno statico e magmatico calderone sonoro “doom” privo di veri sprazzi creativi, sino a raggiungere faticosamente lingiustificata lunghezza finale; sorte che più o meno condivide con la comunque più ispirata Requiem from Substance to Silence (11 minuti), valorizzata da alcune soluzioni datmosfera che diluiscono e rimodellano il flusso sonoro, ma ugualmente affondata da una lunghezza eccessiva in rapporto alle poche idee presenti.
Anche linizialmente migliore The Shore of Transcendence (10 minuti), con un decadente e druidico lamento funebre che sfocia in un maestoso riffing accompagnato da scariche di synth dissonanti, dopo una coinvolgente prima metà perde il proprio fascino, facendosi colpire da un eccesso di monotonia che sarebbe stato evitato con un maggiore senso critico, mentre la più breve e infernale Pisgah paga piuttosto un debito troppo elevato con le classiche distorsioni industrial-sludge alla Neurosis.
Queste tracce, non molto personali e troppo autoindulgenti, finiscono per prevalere nel disegno generale, rendendo With Echoes in the Movement of Stone un lavoro complessivamente più manierista che creativo, più ripetitivo che innovativo, stilisticamente più doom-metal che post-metal, composto da momenti più brillanti in contrasto con tediose lungaggini e anonimi colpi di coda dello stile perfezionato nella precedente release.

Un prossimo full-length chiarirà forse la natura di questopera riuscita a metà, che potrebbe essere una parentesi caratterizzata da un passeggero calo ispirativo causato dallansia di pubblicazione, un primo accenno di manierismo, o anche la dimostrazione di una non così solida personalità stilistica come invece sembravano dimostrare i due precedenti lavori.


6/10

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