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White Denim – Fits

Posted by StepTb su giugno 30, 2009

(Full Time Hobby – 2009)
Album

I White Denim sono un trio di Austin (Texas, USA), nati nel 2006 dalla collaborazione dei due ex-Parque Touch Joshua Block (batteria) e James Petralli (chitarra e voce) con Steve Terebecki (basso e voce).

Il primo full-length Workout Holiday (pubblicato nel 2008), preceduto da tre EP e seguito da Exposion (la variante per il mercato americano), li aveva presentati come dei terroristi del garage-rock, una sorta di punto dincontro tra il blues-punk dei The Jon Spencer Blues Explosion, il noise-rock di Shellac e Scratch Acid, il revival garage-indie dei The White Stripes, il blues sconnesso e dadaista di Captain Beefheart e il soul-funk afroamericano.

Fits (Full Time Hobby, 2009), ancora una volta rilasciato solo per il mercato europeo, ripresenta il trio in gran forma, e anzi, sotto un certo aspetto anche maturato.
La miglior produzione, più nitida e dettagliata, li allontana dal sound maggiormente lo-fi e tipico dellhome-recording delle precedenti release, mentre il calderone stilistico costituente i brani evolve da quella che poteva sembrare più che altro unoriginale variazione del garage-punk alla Jon Spencer verso una nuova dimensione, da una parte vera e propria opera di rivisitazione e aggiornamento del classico lascivo blues-funk afroamericano, dallaltra allucinato riassunto e rimpasto di un po tutte le sonorità della contemporanea scena indie, con una più spiccata sensibilità melodica e psichedelica.

Radio Milk How Can You Stand It esplode subito in un vortice di ritmiche forsennate, basso travolgente e chitarre sgraziatamente brutalizzate, ma evolve inglobando anche scoppiettanti incursioni di sassofono, terminando con una coda martellante a sostenere una melodia vocale soul-funk.
Che All Consolation sia sostanzialmente un blues-rock viene testimoniato dallassolo chitarristico centrale, per il resto vige una trasfigurazione completa espressa attraverso distorsioni stratificate, improvvisi vortici psichedelici, cori sgraziati e riverberati, ritmiche sconnesse e coda borbottante.
Sorte simile tocca a Say What You Want, introdotta da un riff blues-rock travolgente, graffiata da shouting vocali, acquietata da una rallentata seconda metà psych-rock con tanto di assolo orientaleggiante.
Lo spasmo punk-blues El Hard Attack DCWYW, con combinazione fragorosa di batteria e chitarra, nonché uno shouting vocale prima in spagnolo e poi in inglese, introduce perfettamente il singolo di lancio I Start to Run, sicuramente il momento più catchy, ma forse anche il più evidente omaggio agli shouter afroamericani dei 1950s e 1960s (da Little Richard a James Brown), oltre che una disorientante pioggia di frammenti psych-rock, tex-mex, funk, rocknroll ed elettronici sbobinati sopra ad un esplosivo tappeto di basso.
Il vero cambiamento rispetto alle precedenti release si nota però con la sezione centrale, costituita da Sex Prayer e Mirrored and Reverse, due escursioni oniriche in territori psichedelici, sorta di aggiornamento indie-rock dei classici Jefferson Airplane e The Doors, con tanto di battito dance-punk e una certa vicinanza ai Deerhunter di Cryptograms.
Paint Yourself e Id Have It Just the Way We Were seguono a ruota con unaltra variazione stilistica, stavolta riassumendo gli estremi sonori dellintero revival post-punk/indie-pop, con un mix di battito dance-punk elaborato, voce modulata e melodica con tanto di acuti in falsetto, chitarre frizzanti impegnate in continue pennellate, echi di The Strokes e Arcade Fire.
I successivi due pezzi vedono un ritorno delle sonorità e dei vocalizzi più “neri”, opportunamente sabotati tramite catturanti deflagrazioni blues-rock in Everybody Somebody, e tramite ritmiche zoppicanti coniugate a chitarre acustiche e borbottamenti di chitarre elettriche funkeggianti in Regina Holding Hands, tuttavia il disco si chiude invece con un altro episodio più calmo e tipicamente “indie-rock”, ovvero Syncn, che riesce comunque a far evolvere un classico tappeto di leggiadri onirismi indie-pop verso una meno aggraziata e più rockeggiante coda.

Meno selvaggio e sconnesso rispetto a Workout Holiday, Fits daltro canto rappresenta una sensibile maturazione stilistica e acquisizione di nuovi linguaggi musicali da parte del trio; probabilmente di minor appeal verso il pubblico del noise-rock più chiassoso o verso gli amanti del lo-fi amatoriale, ma volenteroso di conquistare il più vasto pubblico dellindie-rock grazie ad una maggior gamma di soluzioni sonore e ad un orecchio di riguardo alla vena melodica.


7/10

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