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Church of Misery – Houses of the Unholy

Posted by StepTb su agosto 21, 2009

(Rise Above/Metal Blade – 2009)
Album

Dopo lentrata in line-up dellincendiario chitarrista Tom Sutton, ma soprattutto dopo il ritorno nella band del vocalist Yoshiaki Negishi (lo stesso di Master of Brutality), il terzo full-legth dei giapponesi Church of Misery, dal titolo Houses of the Unholy (Rise Above/Metal Blade, 2009) non poteva che rivelarsi uno dei loro lavori più riusciti, coinvolgenti e personali.
Nonostante il loro rifiuto delletichetta "stoner", preferendo quella "doom", lalbum è ancora una volta lontano dai territori del doom tradizionale, dal quale non riprende più di qualche riff apocalittico (che si sente immediatamente nelle scosse telluriche in apertura dalbum), e semmai si prodiga ad aggiornare ai tempi odierni gli elementi più trascinanti dei primi Black Sabbath, Led Zeppelin (parodiati esplicitamente nel titolo del disco) e Jimi Hendrix, sposandoli sì ad unaggressività vocale e batteristica derivante dallo sludge, ma senza mai perdere docchio il basilare concetto di groove. In questoperazione, il quartetto si dimostra quindi assolutamente molto più vicino a band come Sleep e High on Fire piuttosto che ad act di stampo più hardcore come gli Iron Monkey o più doom come gli Electric Wizard.

Esempio perfetto di questo approccio è già lopener El Padrino (Adolfo De Jesus Constanzo), che dopo unintro thriller e qualche scossone doom esplode invece in un riff pienamente blueseggiante, citando Iommi come Hendrix, al quale si accompagnano una sezione ritmica fragorosa e la voce felicemente sporca e cavernosa di Negishi; il groove prosegue senza sosta, e, grazie anche ad una serie di esplosivi giochi chitarristici nella seconda metà, riesce a raggiungere agilmente i 9 minuti di durata.
La breve Shotgun Boogie (James Oliver Huberty) si scatena su pattern ritmici più veloci e sincopati, raggiungendo una cavalcata punknroll nella seconda metà, ma ancor meglio riesce a fare The Gray Man (Albert Fish), grazie ad unaltra serie di riff killer e acuti chitarristici sui quali la voce di Negishi tocca forse lapice di gorgheggio "melodico", prima di una parentesi inquieta che introduce lesplosiva outro (con due assoli e ritmiche alla Monster Magnet).
Gli 8 minuti di Blood Sucking Freak (Richard Trenton Chase) rallentano notevolmente i tempi e danno più spazio alle torrenziali escursioni chitarristiche di Sutton, prima di un cambio di ritmo più rapido verso i due terzi.
Gli sbotti sgolati di Negishi aprono Master Heartache, ma si tratta di un episodio sottotono prima del gran finale, rappresentato dai sanguigni 7 minuti di Born to Raise Hell (Richard Speck), con riff alla High on Fire, voce straziata, chorus infernale, galoppate southern-blues sincopate, parentesi rallentata quasi psichedelica in stile Kyuss, assolo scoppiettante, e dagli 8 minuti della conclusiva Badlands (Charles Starkweather & Caril Fugate), forse lepisodio più catchy in assoluto, grazie ad un riff portante maestoso e un chorus epico.

Sebbene il gioco delle liriche legate a celebri serial killer sia ormai abusato e inizi a risultare ripetitivo, lalbum riesce però nellimpresa di suonare meglio rispetto a Master of Brutality grazie ad una produzione più accorta, e, anche se forse quel full-length è destinato a rimanere il simbolo della band, Houses of the Unholy, sicuramente superiore allacerbo Vol. 1 e al sottotono The Second Coming, gli si può in realtà affiancare tranquillamente come il loro miglior risultato ad oggi anche in termini di songwriting e coinvolgimento.

7/10

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