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Nels Cline – Coward

Posted by StepTb su agosto 26, 2009

Cryptogramophone, 2009
Album

Nels Cline è uno dei più grandi chitarristi attualmente in circolazione, la sua carriera parla chiaro: con il Nels Cline Trio ha pubblicato nel lontano 1993 l’album Chest, contenente alcune delle più spaventosamente innovative fusioni tra free jazz e post-rock del decennio (tanto che ancora oggi il disco suona all’avanguardia), con The Inkling nel 2000 ha proseguito da solista quel percorso tentando di spingersi ulteriormente oltre nella dimensione dell’astrattismo, con i The Nels Cline Singers ha sfogato la sua vena più free-form aggiungendo al proprio repertorio almeno un altro classico con l’album Instrumentals (2002), in collaborazione con Thurston Moore dei Sonic Youth e Carla Bozulich ha confezionato più di un album teso ad esplorare il suo lato più vicino al rock alternativo, nel 1999 ha rivisitato Interstellar Space di Coltrane assieme a Gregg Bendian, nel 2006 ha rivisto a modo suo la musica di Andrew Hill con New Monastery: A View Into The Music of Andrew Hill, nel 2007 ha pubblicato Duo Milano assieme a Elliott Sharp, nel 2004 è entrato in pianta stabile nella line-up della band alternative rock Wilco.

Proprio grazie al lavoro con i Wilco, Cline sta attualmente iniziando a venire riscoperto da un più vasto pubblico, ma il suo status soffre ancora degli ovvi inconvenienti derivanti da una prolificità vulcanica (si parla di presenza su più di 150 dischi) tanto quanto il suo eclettismo (che lo rende ostico ai tradizionalisti).

Nello stesso anno delluscita di Wilco (the Album), era in effetti il momento più adatto per pubblicare anche Coward, nuova fatica solista di Cline, nonché la sua prima totalmente autonoma, e forse anche la sua più eterodossa.
Il disco difatti non è incentrato su di un unico approccio musicale, come potevano esserlo le sue più recenti release, bensì tenta di spaziare attraverso varie influenze, e soprattutto presenta anche un nuovo importante studio certosino sui suoni e non solo sulle strutture dei pezzi.
Spiazzante già in apertura, con il teso drone-ambient di Epiphullum, lalbum offre un secondo spiazzamento anche con la traccia successiva Prayer Wheel, sorta di omaggio allamerican primitivism del folk alla John Fahey.
I 7 minuti di Thurston County, dedicata esplicitamente a Moore dei Sonic Youth, rincorrono ununione del noise-rock più malinconico di Moore, del folk-rock alla Wilco e dellambient elettronico con uno scarno, singhiozzante e nervoso climax che conduce allemotiva stratificazione finale.
I tre minuti di The Androgyne, ancora influenzati dal folk solo chitarristico di Fahey, sono lintroduzione perfetta per i quasi 19 minuti della sensazionale Rod Pooles Gradual Ascent to Heaven, degno aggiornamento delle lunghe suite faheyane, lungo la quale Cline suona zither, banjo, 12 corde turca e chitarra acustica normale e preparata a 6 e 12 corde, detonandosi verso metà traccia in unesplosione dissonante per poi riprendere in mano la melodia e condurla verso lidi orientaleggianti, preparando una coda psichedelica.
Il connubio tra folk e free jazz tocca un altro apice tramite la bizzarra X Change(s), con minacciosa coda finale degna di una composizione di classica contemporanea, che viene introdotta dalla più atmosferica The Divine Homegirl e seguita dal country-folk malinconico The Nomads Home, con finale esotico.
Lultimo e più forte spiazzamento arriva con quello che poi è il vero cuore dellalbum, ovvero la colossale Onan Suite, divisa in sei tracce per un totale di 18 minuti, che in un flusso senza sbavature passa dal dark-ambient di Amniotica al noise-folk Lord & Lady, allambient Dreams in the Mirror, alle scale blues frammentate, inghiottite nel buio e rigurgitate nel noise di Interruption (Onans Psychedelic Breakdown), alla batteria elettronica pulsante sotto riverberi e spasmi chitarristici funk in Seedcaster e sotto frenetici e livemente orientaleggianti assoli con distorsione blues-rock in The Liberator.
Chiude lopera Cymbidium, outro con tappeto drone-ambient e arpeggio post-rock, che fa il paio con la traccia in apertura.

Troppo poco jazz per essere jazz, troppo poco rock per essere rock, troppo poco folk per essere folk, le composizioni di Coward sono così lincubo ideale dei puristi e quindi un risultato imperdibile per gli ascoltatori più eclettici, e anche senza forse cercare il capolavoro come potevano farlo Chest o The Inkling, restano lennesima dimostrazione di un Cline sempre un passo avanti a molti, molti altri.

7.5/10

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