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A Serious Man

Posted by StepTb su dicembre 10, 2009

Ethan Coen & Joel Coen
USA 105 min.
2009

***Il seguente commento contiene molti SPOILER, non leggere prima di aver visto il film***

In un prologo ispirato al teatro Yiddish ed ambientato in un lontano passato, un vecchio rabbino viene invitato nellabitazione di un uomo a cui ha appena fatto un favore; la moglie delluomo lo crede però un dybbuk, e lo accoltella, forse attirando una maledizione sulla propria stirpe. Il trionfo dellirrazionale sul candido buon senso logico del marito anticipa perfettamente le vicende di A Serious Man, ennesimo centro dei fratelli Coen.
1967: Larry Gopnik, padre di famiglia ebreo e professore di fisica, vive anchegli in un candido mondo di regole logiche, regole religiose, buon senso e bontà danimo.
Quando un climax di eventi irrazionali si abbatte sulla sua vita, non lo riesce ad accettare (ricorrente la frase "I didnt do anything!", di kafkiana memoria); non trovando una spiegazione da matematico, si rivolge alla consulenza dei rabbini, ma non ricevendo risposta si dispera ulteriormente.
Eppure, dopo qualche tempo, i problemi sembrano diradarsi e la situazione sembra tornare alla normalità iniziale.
In realtà la risposta Larry laveva ottenuta, sia dalla materia che insegna sia dalla religione: la prima gli risponde con il cosiddetto paradosso del gatto di Schrödinger, che Larry stesso insegna ai propri alunni durante una lezione (parafrasandolo: quando possiamo dire che una situazione smette di essere un misto di positività e negatività e può dunque essere identificata come positiva o negativa?), sia dai tre rabbini che consulta, i quali danno tre risposte egualmente valide a seconda del loro grado di consapevolezza spirituale (il più giovane lascia intendere che il risultato divino può solo essere positivo e contemplato, e che i problemi sono un fatto percettivo, il secondo gli dice chiaramente che non è luomo a poter volere risposte dal divino ma semmai la responsabilità è opposta, il terzo non gli risponde proprio sottintendendo il pensiero del precedente).
Come completamento della vicenda, si assiste a continue concretizzazioni del dualismo schrödingeriano: la stabilizzazione della vita di Larry che arriva assieme alla morte di Sy, la psichedelica cerimonia Bar Mitzvah del figlio Danny, il tentativo di corruzione ma allo stesso tempo anche accusa di diffamazione fatta a Larry da uno studente sudcoreano (che, con sue stesse parole, non è molto bravo in matematica ma guarda caso ha capito bene le "storielle" come quella del gatto).
Lamaro finale sospeso sembra poi sottolineare in maniera angosciante le parole del secondo rabbino: che una catastrofe sia nellaria solo perché Larry ha, per la prima volta (i sogni come valvola di sfogo sono esclusi!), trasgredito le regole?

Tocchi geniali sono anche il momento in cui la percezione di Larry e dello spettatore stesso vengono modificate in seguito ad uno sfogo disperato del fratello Arthur, quello in cui Larry urla al telefono di non aver mai voluto lalbum Abraxas di Santana (esclamazione che si può leggere anche sovrapponendovi lomonimo concetto utilizzato da Carl Jung), o lesilarante fine che fa lunico (incredibile) personaggio in apparente procinto di dare una piccola risposta ai problemi del protagonista.

Ma il brillante intreccio viene portato in alto soprattutto dallinconfondibile tocco Coen, qui ammiccante più a precedenti intellettuali come Barton Fink che alla loro più classica vena black comedy vista ad esempio in The Big Lebowski, che quindi trova perfetto terreno espressivo tramite la cultura ebraica, ritratta al tempo stesso come parodia e omaggio (ancora un dualismo); la regia dei due fratelli, arrivata ormai semplicemente al livello della perfezione, muove la tradizionale parata di memorabili personaggi, quadri visivi, dialoghi (forse solo questi ultimi meno dimpatto del solito) e situazioni surreali (con alcuni sprazzi comici irresistibili), assieme ad una splendida fotografia (Roger Deakins) e ad un voluto e coerente aumento dei contrasti tra le sequenze.

7.5/10

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