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Serj Tankian – Imperfect Harmonies

Posted by StepTb su ottobre 28, 2010

Reprise/Serjical Strike, 2010
Album

Il cantante e polistrumentista Serj Tankian prosegue da solista con il secondo album Imperfect Harmonies (Reprise/Serjical Strike, 2010), lavoro che segna il suo distacco definitivo dalle sonorità rock-metal della band originaria, e si avventura in un nuovo percorso che tenta di unire cantautorato sofisticato e orchestrale, pop barocco e progressive-rock.
I colpi orchestrali che aprono Disowned Inc. sono seguiti da strofe e chorus più soft, con andirivieni di piano, archi neoclassici, drumming elettronico e poi jazzato, ma anche superiore suona Beatus, un riuscito aggiornamento della ballata d’autore, percorsa dagli arrangiamenti più bizzarri (strumenti a corda e a fiato, piano, drumming elettronico minimale, contrappunti vocali femminili), spezzata da un turbinio d’archi e cantata in maniera ispirata.
Il momento più drammatico e operistico arriva con l’intensa Yes, It’s Genocide (forse il capolavoro dell’album), per archi, pianoforte e intrecci canori, toccando un’intensità che la successiva Peace Be Revenged traduce in una power-ballad elevata soprattutto dal lavoro vocale di Tankian; un altro momento affidato a sole voci, archi e piano è Gate 21, che tuttavia non riesce affatto a suonare altrettanto struggente, mentre fa di meglio la closer Wings of Summer, altra intensa ballad, stavolta a piano, voce, violino, fiati e altri tocchi d’arrangiamento, deliziata da sfumature jazzate e dai contributi di Shana Halligan (del duo Bitter:Sweet) come guest vocale.
Le parti mediorientaleggianti sono i momenti migliori di Left of Center, che poi purtroppo sfocia in un non convincente chorus heavy-rock avvolto dagli archi, mentre momenti trascurabili sono la percussiva e piatta Electron, la cavalcata prog-pop Borders Are…, il pop orchestrale a ritmo da disco-music Deserving?, e avrebbe potuto essere sviluppata meglio anche la power-ballad Reconstructive Demonstration, che azzecca un buon chorus ma ristagna in un pop-rock che punta tutto sugli eccessivi arrangiamenti d’archi perdendo rapidamente di vista il centro emozionale lungo la monotonia della struttura.

6/10

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