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Tu Fawning – Hearts on Hold

Posted by StepTb su novembre 1, 2010

(Provenance Records – 2010)
Album

I Tu Fawning sono il side-project della cantautrice Corrina Repp e di Joe Hage (già nei 31Knots, ma anche nella stessa band di supporto per i tour della Repp), entrambi di Portland, a cui si sono aggiunti altri due polistrumentisti, Liza Rietz e Toussaint Perrault, per comporre e pubblicare l’EP d’esordio Secession (Polyvinyl, 2008), interessante misto di indie-pop (Out Like Bats), tocchi medievaleggianti (evidenti già nella breve opener strumentale Tiptoe), arrangiamenti eccentrici, vocalizzi femminile alla Billie Holiday, echi trip-hop in stile Portishead (I’m Gone), folk minimale e cupo alla Mark Kozelek (In Silence, We Reached the Palisades) e tappeti pianistici jazzati (Diamond in the Forest).

Il full-length d’esordio, Hearts on Hold, viene pubblicato nel 2010 per la loro label personale, la Provenance Records, e presenta un mix di influenze ancora più vasto: le composizioni sfoggiano un ventaglio impressionante di arrangiamenti, samples e strumenti diversi, che, uniti alle strutture non ortodosse, rendono ogni traccia un’esperienza disorientante, quasi da stato mentale alterato.
L’unico pezzo che viene ripreso dall’EP precedente è Diamond in the Forest, che viene però sensibilmente riadattato: da ballad per soli piano e voce, diventa un intenso dramma esaltato da cori gotici e drumming epilettico, in cui fanno capolino schitarrate, fiati, distorsioni, cadute tonali improvvise.
L’orgia percussiva che perfora a mitraglia The Felt Sense, unita agli ossessivi droni tastieristici, crea un contrasto d’effetto con i morbidi ed eleganti vocalizzi di Corrina Repp, ricordando molto da vicino i Portishead dei pezzi più stratificati, e costituisce un altro dei momenti più originali e coinvolgenti.
Gli altri capolavori sono Sad Story, con un continuo alternarsi di parti radicalmente diverse (piano-cabaret in stile The Dresden Dolls, riff di chitarra distorto su battito marziale, virata su atmosfere drammatiche e quasi thriller con l’accoppiata di pianoforte e percussioni martellanti ai timpani, coda caotica in cui si liberano anche fiati e percussioni tribali), I Know You Now (un vocal-jazz con voce alla Billie Holiday, percorso e di tanto in tanto interrotto da una serie di campionamenti della più disparata natura, da orchestrazioni retrò a fisarmoniche gitane, da parti elettroniche a tocchi folkeggianti medievali, mentre chitarra e drumming percorrono in maniera sconnessa il pezzo, facendo da collante assieme alle parti vocali) e la conclusiva Lonely Nights (con battiti più scarni e soffocati, lasciando più spazio a vocalizzi memorabili, con radici ancora una volta nel vecchio vocal-jazz, fiati di tromba solitari, chitarre distorte e riverberate come accompagnamento in secondo piano).
Meno rappresentativa rispetto al resto dell’album è invece la comunque interessante opener Multiply a House, con la sua accoppiata minimalista di scarno battito marziale e lontani fiati riverberati che ripetono continuamente lo stesso pattern melodico, ma che grazie alla profonda voce della Repp, che ha spazio per diventare protagonista indiscussa, riesce a toccare un altro vertice espressivo.
Le scariche di percussioni campionate, assieme ai droni tastieristici decadenti, fanno da contrappunto alle ottime melodie vocali di Mouths of Young, che tuttavia non riesce ad arrivare al livello dei momenti più emozionanti, restando troppo vicina alla superficie, stesso difetto che presentano anche il gioviale indie-pop Just Too Much (con una seconda metà dominata da riverberi chitarristici e cori vocali in falsetto, ricordando palesemente gli Animal Collective) e la dissonante Hand Grenade (buona nelle parti vocali, un po’ monotona e spenta in quelle strumentali), mentre la ballad pianistica Apples and Oranges tocca un apice di barocchismo neoclassico che stona leggermente col resto del lavoro.

I momenti più massimalisti, avanguardisti e ricchi di campionamenti ricordano anche Xiu Xiu, Patrick Wolf e Sleepytime Gorilla Museum, dai quali tuttavia i Tu Fawning si differenziano per l’assenza di spirito melodrammatico (e di barocchismi, se si esclude Apples and Oranges, forse unico vero neo dell’album), facendo suonare i loro pezzi meglio calibrati e omogenei, grazie soprattutto al vantaggio di avere una vocalist eccellente come Corrina Repp, con un talento melodico in grado di rendere catchy i calderoni sonori più stravaganti.

7.5/10

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