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Thomas S. Kuhn – La struttura delle rivoluzioni scientifiche

Posted by StepTb su gennaio 10, 2012

The Structure of Scientific Revolutions
Einaudi, 2009 (first published 1962)
251 pagine

Kuhn’s philosophical framework was actually a variation of Hegel(-Marx)’s ‘sociologism’, just rephrased with different words and applied to a specific and ‘new’ field. The most obvious proof of this affinity and rephrasing is its less logical point, the metaphysical concept of ‘incommensurability’ and the way it’s used, that pushes Kuhn’s analysis towards the lands of self-contradiction and oracular mysticism.
I believe this is the way to correctly read his work. Looked at under this lens, it’s not as original as everyone thinks, and it’s flawed right from its roots.
The book is also quite lenghty and repetitive, when compared to its actual original content.
Still, we can thank it for the fascinating concept of ‘paradigm shift’, which is widely applicable to many different fields/situations and now embedded in our culture, and for its good argument in favor of including history of science in science curricula. But we can do both of these things despite Kuhn’s original purpose, not following it: in his framework, ‘paradigm’ was simply a substitute for the concept of ‘class ideology’ as taken from the Hegelian-Marxist sociologist tradition.

La filosofia della conoscenza di Hegel sosteneva come ogni dottrina e ogni verità fosse relativa, nel senso di determinata dalla storia e dal retaggio sociale dell’individuo. Marx ha costituito in questo senso un proseguimento del pensiero hegeliano, lasciando da parte la possibilità di unificazione sotto ad uno spirito nazionale ed aggiungendovi invece una divisione in classi e habitat sociali che produce diverse ideologie non conciliabili.
Kuhn, nonostante torni indietro ed eviti di imboccare il sentiero prettamente marxista, si colloca lungo la stessa scia di sociologismo, riprendendo quindi in altri termini la tradizione hegeliana. La prova definitiva di questa appartenenza combacia anche con il punto più controverso e meno logico dell’impianto kuhniano: secondo la scia della sociologia della conoscenza di scuola Hegel-Marx, non ci possono essere compromessi o ponti intellettuali fra ideologie diverse (ma, per evitare evidenti auto-contraddizioni, implicando anche l’esistenza dello scettico illuminato capace di criticare i difetti delle ideologie e vedervi oltre); Kuhn riprende questa esatta visione cambiandone il lessico e applicandola alla storia della scienza, sostenendo che non vi può essere ponte, dialogo o comprensione cognitiva tra paradigmi scientifici diversi (ma, per evitare auto-contraddizioni, implicando anche l’esistenza di se stesso – evidentemente uno scettico illuminato e ‘superiore’, essendo capace di parlare di paradigmi diversi e notare la loro incompatibilità).
Kuhn parla difatti di ‘incommensurabilità’. Quest’ultimo punto è una posizione metafisica, e tradisce il radicalismo del suo impianto filosofico (il cui riadattamento del pensiero hegeliano-marxista-sociologico sarebbe altrimenti piuttosto morbido e malleabile). Il concetto di incommensurabilità, essendo presentato in forma radicale, contraddice l’analisi fatta dal suo stesso autore (come può esserci una simile analisi, se la comprensione di paradigmi differenti dal proprio è impossibile?), e spinge la posizione kuhniana verso il misticismo oracolare.
Un problema ‘strutturale’ che si incontra spesso nelle tesi di chi si colloca nella tradizione di pensiero dei marxisti e sociologi della conoscenza è il dibattito con l’oppositore ridotto allo spostare l’attenzione verso l’ad hominem, sottolineando come la posizione avversaria sia il prodotto di un’ideologia di classe, o di uno specifico ‘ambiente socio-culturale’ (semplice surrogato del concetto di ideologia). Questa forma di dibattito non getta luce sugli argomenti, ma mina le basi della discussione razionale, che deve invece concentrarsi sulle contraddizioni (interne o in relazione a fatti esterni) di una posizione, non su chi la esprime e sul contesto da cui proviene.
Kuhn introduce il concetto di paradigma, ma il suo framework è quello del sociologismo hegeliano-marxista, con ‘paradigma’ ad essere semplicemente un sostituto del concetto di ideologia. Dunque, in Kuhn, ogni posizione di ogni scienziato viene criticata in base al contesto storico e (socio-)culturale in cui si muove, esattamente come in tutta la tradizione di cui sopra.

7/10

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