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Burial – Kindred

Posted by StepTb su dicembre 26, 2012

Hyperdub, 2012
EP

Burial, monicker di William Bevan, è la figura che da Londra ha esportato a livello mondiale la corrente elettronica-club locale del dubstep, con i suoi due (e per ora ancora unici) full-length Burial e Untrue, tra 2006 e 2007.
Atteso al varco dopo il successo planetario del suo secondo album, Bevan era tornato sul mercato discografico, dopo un’attesa di qualche anno, con l’EP Street Halo, contenente tre interessanti inediti ma non al livello del suo miglior materiale.
Tutt’altra storia, invece, per l’EP con cui ha aperto il 2012: Kindred (Hyperdub) elabora le tendenze tipiche della sua elettronica, mescolando elementi di future garage, 2-step, dubstep, house, per traghettarli allo stesso tempo verso una nuova, più complessa, dimensione. La musica si dilata temporalmente più che in passato (superando gli 11 minuti nella title-track e in Ashtray Wasp, e i 7 minuti in Loner), spinge sull’atmosfera cercando soluzioni formalmente “ambient”, e arriva a suonare come una sinfonia, ma la sinfonia di una civiltà post-industriale se non post-apocalittica, in cui trionfano sentimenti di solitudine, malinconia e alienazione metropolitana.

I battiti metallici e i bassi distorti della title-track tracciano una congiunzione con lo stile passato di Burial, ma sono anche più abrasivi e pesanti del solito, rimandando alle correnti industrial di 1980s e 1990s, mentre lo svilupparsi del pezzo assorbe campionamenti vocali e tastiere in cui si sentono radici, rimasticate, di new age, e il degradarsi verso dilatazioni ambient rende il lungo pezzo un viaggio nella decostruzione del suo stesso genere musicale di partenza.
Il pulsare house costante di Loner è solamente un collante attorno cui si sviluppano grandiose stratificazioni e tele sonore, tra recuperi dello spirito industrial originario (non è azzardato citare anche i Throbbing Gristle), delle atmosfere cyberpunk alla 1980s, dell’ambient-techno sperimentale alla Autechre; fruscii, confusioni e manipolazioni disorientanti e ipnotiche, il tutto in un paesaggio alienato e futuristico, i cui un ricorrente campionamento tastieristico a sirena fa immaginare una corsa automobilistica nelle strade di una megalopoli deserta, nella notte più impenetrabile, sotto la pioggia scrosciante, prima che la chiusura tra melodie “dream” e musique concrète.
Ashtray Wasp è l’apice di queste tensioni verso la sperimentazione totale: vocalizzi soul, avvolgimenti sognanti e dream-pop che come riferimenti vanno dalla kosmische allo shoegaze a Four Tet, malinconiche melodie minimali al pianoforte che sembrano spuntare da un disco di Kreng, stratificazioni semi-rumoristiche, ticchettii e colpi metallici, il tutto in un serpente che tocca quasi i 12 minuti, e che nel suo degradarsi e diradarsi mai come ora ricorda gli esperimenti di Leyland Kirby/The Caretaker.

Con Kindred, Burial è riuscito nell’eccitante impresa di rimodellare il future garage in maniera avanguardista: è sinceramente difficile, se non impossibile, capire dove, in questi tre pezzi, si possano tracciare dei confini tra elettronica da club ed elettronica d’avanguardia; questa riuscitissima fusione tra due mondi apparentemente contrapposti (il club da una parte, la composizione seriamente creativa dall’altra), brilla come uno dei più importanti risultati musicali degli ultimi anni in ambito elettronico, e rende Bevan un degno erede di quegli sperimentatori che, in altra epoca, svilupparono la grande corrente della kosmische musik, così come lo furono in tempi più recenti i grandi maestri dell’ambient-techno (Autechre) e della drum and bass (Roni Size, Goldie).
L’avanguardia si può fare anche nei club, così com’è stata fatta in tante occasioni anche nelle strade: gli snob della cultura, gli stessi incapaci di uscire dai loro circoli autoreferenziali museali, hanno ancora una volta qualcosa da imparare.

7.5/10

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