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Distopie generazionali

Posted by StepTb su novembre 6, 2014

Non si contano le opere che trattano di distopie. Ciascuna di tali opere, tuttavia, non è riuscita ad anticipare correttamente i reali svolgimenti futuri, e ciò perché le suggestioni distopiche sono strettamente connesse alla situazione presente e passata in cui vengono immaginate, più che a visioni del futuro.
La chiave per capire la nascita delle distopie non sta nell’immaginarsi un futuro che progressivamente diventa sempre più minaccioso perché tale è la direzione naturale degli eventi, ma nel realizzare come sia una cristallizzazione del passato e/o del presente, resistente ai cambiamenti naturali del contesto, a costruire anno dopo anno quello che sarà un futuro nero.
Nell’immaginare le distopie, le fiction partono da un punto nella storia in cui il sistema distopico è già affermato, e una generazione intera si trova nata in un mondo già precipitato; ciò perché ogni distopia nasce come utopia. Il futuro distopico non arriva per progressione naturale della storia: ogni generazione cercherà di perseguire la propria felicità, perciò non finirà mai per mettere in piedi un sistema contrario agli interessi della propria maggioranza.

La distopia si crea perché un dato gruppo, in un dato periodo, vuole creare un’utopia per se stesso. La conseguenza è che il monopolio che così va a crearsi scombina gli equilibri e mantiene i privilegi da una parte della bilancia nonostante tempi e contesti cambino, e dunque chi nasce successivamente a tale cristallizzazione subisce un destino via via peggiore. Una volta che un modello mentale utopistico prende il potere, man mano che i tempi e le circostanze cambieranno esso si rivelerà anno dopo anno sempre più obsoleto: se, durante tale periodo, reagirà stringendosi e solidificandosi nel proprio monopolio invece di adattarsi o cedere, il futuro sarà inevitabilmente quello di una distopia, che finirà per crollare rovinosamente dopo essersi divorata le 2-3-4 generazioni successive.

Non c’è quindi da stupirsi se la generazione più utopistica del dopoguerra, quella dei baby boomers, sia stata anche quella ad aver creato il più sbilanciato sistema di privilegi per se stessa, cristallizzando il proprio presente a spese delle generazioni future, che si trovano a doverne pagare gli errori (tra cui i debiti da essi contratti). Ciò è accaduto in tutto il mondo occidentale, ma in alcuni paesi, come il nostro, per mancanza di un sistema di regole chiaro, efficiente, capace di assorbire ed adattarsi automaticamente ai cambiamenti, e allo stesso tempo con indicatori demografici via via peggiorati, le conseguenze sono state disastrose. Il fatto che si sia creata la famosa “casta” parlamentare è solo la punta dell’iceberg: fuori dalle luci dei riflettori ci sono decine di altre caste create dalla stessa generazione.
Voler dialogare con quella generazione per ridisegnare il sistema è inutile, dal momento che, dopo tutto l’investimento messo nella propria causa, ora essa non è capace di capire lo sbilanciamento che ha creato per chi è venuto dopo. Guardare la realtà dei fatti e realizzare come stiano effettivamente le cose significherebbe per loro dover ripudiare almeno parzialmente l’utopia che li ha guidati, e quindi l’idea di aver fatto bene, di aver combattuto cause giuste e di aver messo in piedi un sistema migliore del precedente. Peccato che su tali idee sia fondata la loro identità generazionale, quindi non ci si può aspettare alcuna comprensione.

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