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Archive for the ‘live’ Category

Live report: Red Fang + Lord Dying + The Shrine

Posted by StepTb su febbraio 5, 2014

[for Rockline.it]
Ljubljana, 2/2/2014

Di supporto all’uscita del loro terzo disco Whales and Leeches, i Red Fang volano da Portland alla volta del vecchio continente. Chi siamo noi per dir di no? La tappa scelta dal nostro manipolo è al di fuori del territorio italico, verso le fredde lande orientali in direzione dell’entroterra sloveno.
Il viaggio on the road ci immerge in paesaggi da Scandinavian black metal, altro che stoner e southern.

Fra vari disagi legati al tempo (ma anche esistenziali), acquisto on the fly di catene da neve, uscite mancate, strade bloccate una volta giunti a Ljubljana centro, arriviamo in una zona che ci dà forti indizi d’esser quella giusta.

Troviamo facilmente l’ingresso del Channel Zero, il mitico locale rock dove si esibiranno le band. L’impressione è ottima: il posto è piccolo quanto basta, sullo stampo degli storici locali underground USA di un tempo, le birre grandi vengono 2€ l’una, l’impianto è di buon livello, l’ingresso psichedelico di grande impatto, così come le decorazioni tendenti al gothic rock degli interni.
Appunto per chi volesse passarci: quando i ticket sono sold out, sono sold out; non sperate di poter acquistare altri biglietti una volta arrivati (noi eravamo a corto di uno e siamo riusciti a trovarlo per pura fortuna).
Prima di passare al “box office” e farci cambiare i ticket con braccialetti della Dirty Skunks (l’organizzazione che si sbatte per far arrivare la musica alternative e underground nella città), essendo arrivati in anticipo, aspettiamo sull’uscio per un po’ da soli, mentre intorno a noi passano avanti e indietro non solo i gestori del posto, ma anche alcuni membri di tutte e tre le band.


Aprono le danze i Lord Dying, concittadini dei Red Fang, che hanno pubblicato il loro debut Summon the Faithless nel 2013.
Il quartetto è un violentissimo e acido schiacciasassi sludge-thrash, in cui finiscono in dosi eguali per sound, efferatezza ed abilità tecnica sia gli High on Fire che i Crowbar. I breakdown che Butt-head definirebbe “slow and fat!” non si fanno mancare, ed esaltano la platea.

Sono addirittura accolti quasi fossero headliner i successivi The Shrine, trio da Los Angeles. Autori di Primitive Blast (2012), sono qui in tour anticipato per il loro secondo Bless Off, che uscirà in marzo.
La formula è un hard rock tanto rispettoso dello spirito dei 1970s, quanto ammodernato da velocità e ferocia di stampo hardcore: non certo un mero revival, non siamo in zona Wolfmother. Si sente la lezione di band come T2, Buffalo, Quatermass, ma su tutto prevale lo spirito (e le progressioni armoniche) di Motörhead e MC5, rivisitato nel modo grezzo e dissonante di molto garage anni 2000.
Il basso abrasivo di Courtland “Court” Murphy e lo spirito caciarone-iperattivo di Josh Landau a voce e chitarra (“Hey, noi veniamo dalla California, un posto dove non nevica MAI”), che termina lo show con un lunghissimo assolo infuocato alla Ted Nugent, fanno il resto.

E si arriva così ai Red Fang, che ringraziano tutti di aver sfidato la “snowstorm” per venire a vederli, e partono subito con uno dei loro capolavori, Hank Is Dead.
La setlist è sostanzialmente divisa in modo equo tra il loro ultimo Whales and Leeches e il precedente Murder the Mountains, e i pezzi di entrambi sono valorizzati da una potenza e perfezione d’esecuzione magistrali, che mostrano non solo un miglioramento del quartetto rispetto ai tour dell’album precedente, ma anche una stupefacente carica energetica per un gruppo che sta macinando un concerto al giorno da un mese sfidando le pessime condizioni climatiche diffuse in tutta Europa. Le piccole dimensioni del Channel Zero non fanno che esaltare l’esperienza, avvicinando al massimo band e pubblico.
I pezzi di Whales and Leeches trovano nella dimensione live una forma ancora più convincente, grazie all’aggressività portata al massimo: No Hope, Voices of the Dead, DOEN e 1516 suonano al loro meglio, doppiando la loro versione su disco.
I relativi rallentamenti di ritmo di Throw Up, Malverde e Into the Eye sono inseriti saggiamente nel flusso per dare respiro ed evitare arresti cardiaci.
La folla esplode, e giustamente, durante le memorabili Number Thirteen e Blood Like Cream.


L’unico momento tratto dal loro primo Red Fang arriva appena verso quasi metà concerto, con la trascinante Sharks.
Dopo aver concluso con la micidiale doppietta di Blood Like Cream e Wires, i quattro salutano e appoggiano gli strumenti; è evidente che non può essere finita così, quindi dopo un paio di minuti di “We want more”, tornano sul palco: “We’re glad you want more, ‘cause we’re not done yet either!”, e conseguente boato.
Il finale è dedicato interamente al finora quasi escluso primo disco: Good to Die, e, ovviamente, l’immancabile Prehistoric Dog come conclusione. Quello che può comodamente essere considerato uno dei più grandi inni di tutto lo stoner post-2000 manda la folla letteralmente in delirio. Il pogo, presenza quasi fissa durante tutto il live, tocca il massimo, così come i numeri di stage diving (che personalmente non apprezzo, dato che costringono tutti a distrarsi dalla band per evitare contusioni), tanto che lo stesso Aaron Beam si fa cadere di schiena sulla folla, e manda in stage diving il basso dopo l’ultimo accordo.


Per quanto mi riguarda, l’unico grande assente di questo live stellare è stato Reverse Thunder, un gioiellino del loro album omonimo con cui avevano da subito dimostrato di saper battere i Queens of the Stone Age sul loro stesso campo da gioco, ma per il resto non ho nulla da obiettare. Dopo aver stretto la mano a Bryan Giles e Aaron, così come a Erik Olson dei Lord Dying (incrociato nel corridoio: pare la persona più tranquilla e bonaria del mondo, l’opposto esatto di come suona e canta), ci pigliamo un po’ di merchandising (la T-shirt di Whales and Leeches, artwork indubbiamente tra i migliori del 2013, era quasi d’obbligo), e poi via, da un’overdose di sludge-stoner alle innevate e spettrali strade del ritorno.

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Live report: Villa Tempesta

Posted by StepTb su luglio 25, 2011

[for Rockline.it]
23/07/2011 – Villa Manin di Passariano, Codroipo (Udine)

L’evento indie italiano dell’estate 2011, almeno sulla carta e almeno per il nord-est, avrebbe dovuto essere il mini-festival Villa Tempesta, una successione live a mitraglia di quasi tutti gli artisti del roster La Tempesta, attualmente forse la label indie italiana più importante e influente.

Avrebbe, perché purtroppo il maltempo si è abbattuto sul luogo dell’evento verso un terzo del suo svolgimento, costringendolo all’interruzione per una combinazione di caratteristiche logistiche (il terreno erboso della suggestiva cornice storica) ed evidenti lacune tecniche (i due palchi scoperti). A ciò si aggiunge che i cancelli sono stati aperti con un’oretta di ritardo, portando via lo spazio d’esibizione a ben due gruppi. È strano notare come l’organizzazione sia stata incredibilmente precisa e generosa per quanto riguarda vari dettagli (distribuzione ticket, sfollamento della coda, regalo di una compilation ai primi mille ingressi, precisione puntuale nell’incastonare gli spettacoli dei due palchi predisposti), e allo stesso tempo incredibilmente ingenua riguardo a due fondamentali variabili come l’ora di inizio concerto e la copertura dei palchi. Se quest’ultima avrebbe dovuto essere scontata, viste le condizioni climatiche annunciate da giorni, la prima si sarebbe rivelata di enorme importanza visti i risvolti successivi.

GALLERY DELL’EVENTO

La giornata si è aperta comunque con un ottimo sole estivo, sotto cui sono riusciti ad esibirsi senza problemi i primi gruppi della line-up: Altro, Hard Core Tamburo, Cosmetic, Uochi Toki e Il Pan del Diavolo.

Il sound live degli Altro e dei Cosmetic, complice anche la scelta dei pezzi effettuata in scaletta, aggiunge una dimensione nettamente più rockeggiante e aggressiva rispetto ai pezzi su disco, tanto che quello degli Altro ha suonato e spaccato come un concerto post-hardcore in piena regola, e nei secondi il noise-pop più vivace (a tratti pareva di essere tornati indietro nel tempo ad un concerto dei migliori Dinosaur Jr.) ha troneggiato sulle influenze post-rock e post-punk più riconoscibili ad esempio nell’EP In ogni momento (oltretutto scaricabile gratuitamente dal sito della label). Entrambe le band sono da tenere d’occhio.
Si sono rivelati invece meno interessanti del previsto gli Hard Core Tamburo, azzardo sperimentale con cui Gian Maria Accusani (Prozac+ e Sick Tamburo) mescola rock ed elettronica con una pioggia di percussioni; peccato che l’unico elemento effettivamente suonato dal vivo siano stati i bidoni percossi, mentre i tappeti synth e synth-rock (dai forti pigli decadenti) fossero registrati, e che la voce sia suonata decisamente peggiore rispetto ai pezzi registrati in studio. I sette (sei percussionisti più il frontman alla voce) uomini mascherati sono probabilmente sembrati a molti una trollata, e forse sarebbero dovuti essere piazzati in apertura.

Il momento dei Uochi Toki è stato a parere di chi scrive il vertice della giornata: il duo, che da dieci anni a questa parte è il meglio che l’hip-hop abbia prodotto in Italia, è fenomenale per la capacità di rovesciare il proprio frame mentale decostruzionista e sarcastico addosso alla platea con l’effetto di una cannonata. Le basi rumoristiche, dissonanti e sound-sculpting di Rico divergevano nettamente dal corrispettivo su disco e lambivano il terreno dell’improv d’avanguardia, dando un tono sensibilmente diverso ai pezzi; Napo, comprensibilmente accompagnato in un paio di momenti da un leggio, ha aperto con acume sul tema dei concerti (ma il grandioso testo variava dalla traccia 3 del disco omonimo, e per quanto ne sa il sottoscritto si trattava di un inedito), per poi passare a punte del repertorio uochitokiano come la traccia 10 dell’omonimo (con “ebreo” sostituito da “puttana”), Permettendomi artifici spontanei dall’ultimo Cuore amore errore disintegrazione, e Il claustrofilo come estratto scelto da Libro audio.
Il tempo ha retto ancora per Il Pan del Diavolo, altro duo, stavolta proponente un folk-rock impetuoso a base di doppia chitarra e battito di grancassa a tenere il ritmo, con forti influenze spagnoleggianti e una riconoscibile vena folk sicula presente specialmente nelle melodie vocali; è stato il momento che in assoluto più è riuscito a convolgere e far esplodere la folla, segno forse che le radici musicali più profonde del pubblico rock italiano restano ancora quelle folkeggianti-cantautoriali, perfino nelle nuovissime generazioni.
I grandi assenti di questa prima serie sono stati i milanesi Fine Before You Came, che col loro emo-core innestato nel post-rock si preannunciavano come uno dei momenti immancabili della giornata, ma la nascita del figlio di uno dei membri ne ha fatto annullare la presenza.

Con puntualità inquietante, il temporale si è scatenato esattamente durante la breve pausa successiva all’esibizione de Il Pan del Diavolo, e ha costretto la folla a stiparsi sotto ai portici/barchesse mentre la strumentazione veniva coperta e i punti ristoro venivano chiusi.

Dopo un’ora di pioggia incessante era chiara l’impossibilità di un proseguimento, e alcuni degli artisti rimanenti, per la precisione Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti, Brondi aka Le Luci della Centrale Elettrica, e dopo di lui i The Zen Circus, hanno messo su un piccolo set di pezzi unplugged a testa. Ma la folla, nonostante si fosse sfoltita, era ancora abbastanza massiccia da impedire ascolto e coinvolgimento a chi non riuscisse ad avvicinarsi a più di una decina di metri.
Chiuso anche il punto vendita ticket, i cancelli erano aperti, e qualcuno non presente prima è potuto entrare e farsi un giro; chi tra questi arrivava appositamente per gli artisti della sera si è così ritrovato deluso, ma almeno è potuto entrare liberamente.
La band più importante della serata, ovvero i Massimo Volume (tornati l’anno scorso su disco con Cattive abitudini, edito appunto da La Tempesta), non si è così esibita, e assenti come loro sono stati anche Smart CopsOne Dimensional Man e Aucan.

Tempesta ha chiamato tempesta, tempo permettendo speriamo in una prossima occasione più organizzata e soddisfacente.

Per chi non era presente prima del temporale, Azalea Promotion ha reso disponibile un servizio di rimborso ticket.

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Clip of the Day

Posted by StepTb su luglio 1, 2010

We are Motörhead, and we play rock and fucking roll“, live @ Villa Manin (UD, Italy), 28 jun 2010.
Gran scaletta, con anche un’anticipazione dal nuovo album in uscita quest’anno. Unico neo: la mancanza di tracce tratte da Orgasmatron s’è fatta sentire.

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Clip of the Day

Posted by StepTb su marzo 27, 2009

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Rage Against the Machine – Live @ Stadio Braglia (Modena), 06/14/2008

Posted by StepTb su giugno 20, 2008

TRACKLIST
1. Bombtrack
2. Bulls on Parade
3. People of the Sun
4. Testify
5. Know Your Enemy
6. Bullet in the Head
7. Down Rodeo
8. Renegades of Funk
9. Born of a Broken Man
10. Guerrilla Radio
11. Calm Like a Bomb
12. Sleep Now in the Fire
13. Wake Up
[ fake ending ]
14. Freedom
15. Township Rebellion
16. Killing in the Name

Opening bands: Linea 77 & Gallows.

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…Ed ora le buone news

Posted by StepTb su aprile 15, 2008

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Foo Fighters ft. Serj Tankian – Holiday in Cambodia (Dead Kennedys cover)

Posted by StepTb su ottobre 29, 2007

L’unico momento degno di visione degli MTV Video Music Awards 2007.

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Clip of the Day

Posted by StepTb su ottobre 7, 2007

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Amos Lee live @ Tarvisio (Udine), 18 Luglio 2007

Posted by StepTb su luglio 22, 2007



Ottimo concerto live acustico.
Amos Lee è uno di quegli artisti da vedere dal vivo, principalmente per due motivi: la voce ineccepibile e la tendenza a cambiare continuamente i pezzi tramite improvvisazioni.

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Verdena – Luna (live, 15 Apr 2007)

Posted by StepTb su aprile 16, 2007

Live @ Deposito Giordani (Pordenone), 15 Apr 2007.
Un concerto epico.

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Korn – MTV Unplugged: Korn

Posted by StepTb su marzo 7, 2007

(EMI/Virgin, 2007)
Album

Antipasto allottavo album di inediti dei Korn, MTV Unplugged: Korn testimonia la performance tenuta dalla band il 9 Dicembre 2006 a New York davanti ad una folla di una cinquantina di persone. Come altri artisti heavy prima di loro (Nirvana su tutti), i Korn rileggono molti dei loro pezzi in chiave acustica facendo emergere la parte meno aggressiva e più melodica del loro sound invece di quella più distorta e urlata.
Ad accompagnare loperazione gli arrangiamenti curati da Richard Gibbs (archi, fiati, percussioni, cori), nonché leccellente Zac Baird al pianoforte. Inoltre, due duetti con ospiti illustri.

Apertura classica, con Blind, ma che riesce ugualmente a stupire: la canzone viene reinterpretata con chitarre spagnoleggianti ed un finale di puro flamenco. Difficile abituarsi a questa versione, ma innegabile che sia ben riuscita.
Non si può invece non restare stregati dalla rilettura della seguente
Hollow Life, con intro e strofe in chiave ambient e onirica, subito spezzate dai sussulti abrasivi e un po dissonanti di voce e chitarre, intermezzati da due pause al pianoforte ad impreziosire il tutto.
Troppo fuori fuoco invece Freak On A Leash, cantata in duetto con Amy Lee degli Evanescence: le vocals, nelle strofe, sembrano un vero e proprio dialogo teatrale forzatamente melodrammatico, e la musicalità pop degli strumenti non aiuta di certo, tuttavia la rivisitazione arabeggiante delle musiche e il finale vocale della Lee (dal classico stampo Evanescence più felice) riabilitano un pezzo che sembrava essersi perso nella radiofonicità.

Loscura rilettura di Falling Away From Me riporta il sound su binari riflessivi, con strofe quasi dream-pop e chorus frustrato (valorizzato dagli archi e lievemente dissonante nelle chitarre); è uno dei vertici del lavoro.
Si arriva così alla prima cover, ovvero Creep dei Radiohead. Un passo naturale per la band quello di coverizzare tale brano: Creep è un vero e proprio manifesto del loner/loser, figura con cui Davis si è da sempre identificato, portandola in una nuova dimensione e incarnazione (dopo quella del grunge). La cover è inoltre straordinariamente ben fatta.
La seconda parte del disco difetta di classici in favore di riletture dallultimo full-length See You On The Other Side, forse perché sentito molto più vicino dalla band (in fondo è il primo senza Head); i remake di Love Song, Twisted Transistor e Coming Undone si fanno apprezzare (specie perché ripropongono acusticamente pezzi in origine infarciti di elettronica), ma manca qualcosa; forse delude il fatto che ci sia assai poco della bravura dei Korn in queste riletture (le parti migliori sono infatti il pianoforte di Baird, le percussioni mediorientali di Jochum e gli arrangiamenti agli archi). Inoltre laver prediletto questi brani rispetto ai classici lascia un po damaro in bocca.
Non deludono invece una versione eccellente di Got The Life (specie per il lavoro di pianoforte) e la discreta medley tra Make Me Bad e In Between Days (con tutti i The Cure di Robert Smith come ospiti), a sottolineare una volta in più il background darkwave di Davis.
Chiude il disco un ultimo pezzo da See You On The Other Side, ovvero Throw Me Away; il fatto che sia uno dei brani migliori del suddetto disco e che sia riletto anche con sitar e percussioni di taiko (i timpani folkloristici giapponesi) rende la conclusione del lavoro davvero godibile.

Punti forti predominanti: nel caso delle tracce più riuscite è davvero un piacere riascoltare remake così stravolti ma allo stesso tempo ben fatti; sono inoltre piacevoli sorprese la cover e la medley.
Punti deboli predominanti: qualche classico in più (magari al posto di inutilità come Coming Undone) non avrebbe guastato; inoltre non sono granché condivisibili le autocensure sui testi per esigenze televisive (mascherate nel caso di Creep e Twisted Transistor, più evidenti su brani come Freak On A Leash).


Thoughtless
, No Ones There e Dirty, registrate nella medesima occasione, sono state omesse. Le prime due sono comunque b-sides scaricabili legalmente dai siti della band e di MTV.


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Cattive Abitudini – Ogni Volta (live, 21 Jan 2007)

Posted by StepTb su gennaio 22, 2007

21 Jan 2007 – Cattive Abitudini @ CS Gorizia

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BeerBong – Plug & Play (live @ Pieffe, 6 Jan 2007)

Posted by StepTb su gennaio 6, 2007

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Clip of the Day

Posted by StepTb su settembre 17, 2006

Korn – Here to Stay (Live @ Rock am Ring 2006)

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Tool live @ Palamalaguti (Bologna) – 22/06/2006

Posted by StepTb su giugno 23, 2006

Tornato 4 ore fa.
Non è stato un concerto, ma un vero trip psichedelico.
E come ogni trip che si rispetti, ho degli sprazzi di memoria lucida in mezzo al sovraccarico cognitivo.

Mi ricordo che stavo sorseggiando unottima coca cola da 4 euro in Piazza Maggiore verso le 15 per poi ritrovarmi davanti al Palamalaguti alle 17 e sentire oltre le mura i quattro che provavano Jambi e 10,000 Days (goduria doppia visto che dopo non lhan fatta).
Mi ricordo la strada piena di merchandizing e tuttattorno persone con la T-shirt dei Tool, era una specie di Disneyland.
Mi ricordo che si crepava dal caldo, sia dentro sia fuori.
Mi ricordo di aver visto Adam Jones che mi passava a fianco mentre aspettavo lapertura dei cancelli.
Mi ricordo una simpatica compagnia di fuoriditesta che tracannava alcolici e fumava abbestia (non solo sigarette) esattamente di fianco a me, sugli spalti.
Mi ricordo il tuffo al cuore quando ho capito che lopener sarebbe stata Rosetta Stoned.
Mi ricordo quel solito cazzone di Maynard: “Buonasera, congratulations for your victory today!” (riferendosi alla partita di mondiale Italia-Rep.Ceca) e quasi non più una parola, tutto il concerto di fianco alla batteria senza luci addosso, e subito dopo la fuga.
Mi ricordo la presenza scenica dei Tool, ovvero un orgasmico Danny (robe che svengo a sentire le sue invenzioni su Schism, 46&2 e Right In Two), Justin “pupazzo a molla” Chancellor (appalusi please) e gli schermi LCD + neon strafighi che perlomeno compensavano la tendenza allimmobilità di Jones e Keenan.
Mi ricordo la quiete prima della tempesta di Right In Two, la terra bruciata che ha fatto Jambi, una Sober fatta magistralmente, il classico finto addio con Aenema piazzato a sorpresa.
Mi ricordo di aver cantato Lateralus (e non solo) assieme a Maynard e scusate se è poco.
Mi ricordo la pausa con i nostri eroi seduti sotto alla batteria tranquilli e beati come non mai.
Mi ricordo le fighissime improvvisazioni noise.
Mi ricordo il pienone di persone sotto al palco fino allingresso, Bologna che come sempre ruleggia, e tutta la bella gente che ho visto (beh cerano anche le teste di cazzo, ma erano in minoranza).
Complimenti anche ai trasporti pubblici di Bologna per lottima organizzazione (fanculo Trenitalia invece).

Peccato che lacustica del palazzo non fosse di qualità eccelsa.
Peccato che il mio primo treno per tornare a casa fosse appena alle 3.30 AM.
Peccato aver fatto pranzo e spuntino delle 2 di notte al McDonalds, ma ci si pente sempre dopo.
Peccato che Maynard non abbia più lo smalto canoro di 5 anni fa e si atteggi troppo a rockstar strana.
Ma sinceramente… sticazzi.

Scaletta:
– Goddamn, shit the bed
– Finger deep within the borderline
– My shadow
– Shine on forever, shine on benevolent sun
– I know the pieces fit
– Monkey killin monkey killin monkey
– Jesus wont you fucking whistle
– Spiral out, keep going
– Much better you than I
– Learn to swim, see you down in Arizona Bay


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Clip of the Day

Posted by StepTb su gennaio 24, 2006

Explosions in the Sky live at Reckless Records.
Setlist:
Yasmin The light
Once more to the afterlife
Greet Death

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