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Archive – Controlling Crowds – Part IV

Posted by StepTb su novembre 25, 2009

Warner, 2009
Album

Alle tre parti costituenti il precedente Controlling Crowds, gli Archive ne aggiungono anche una quarta, pubblicata successivamente lo stesso anno con il titolo Controlling Crowds – Part IV (Warner, 2009).
Le prime due tracce, Pills (ipnotico e fibrillante pattern ritmico, pioggia di tastiere, melodie vocali femminili prominenti) e Lines (con uno dei rap più oscuri e travolgenti mai confezionati dalla band), svettano a tutti gli effetti come perfettamente allaltezza dellopera principale, mentre i restanti pezzi suonano come leftovers pesantemente intaccati dalla tradizione pop romantica britannica (The Empty Bottle, Remove, la pianistica To the End) oltre che dai cliché del revival new-wave (specialmente nelle parti vocali, spesso modulate sulla scia di Win Butler) e synth-pop (nelle melodie tastieristiche).
Thought Conditioning ravviva il panorama con un altro rap, The Feeling of Losing Everything è forse lunica ballad realmente emotiva anche grazie allassenza della sezione ritmica (sostituita da strati di impalpabili fondali tastieristici), Pictures pare ottenere il perfetto incrocio tra i crescendo estasiati dei Sigur Rós e lelettronica etereo-magniloquente degli M83, e Lunar Bender chiude con una sorta di malinconico ambient.

6.5/10

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Archive – Controlling Crowds

Posted by StepTb su giugno 10, 2009

Warner, 2009
Album

Un netto passo in avanti rispetto ai precedenti full-length Noise e Lights viene compiuto dagli Archive tramite Controlling Crowds (Island, 2009), un lavoro massiccio e pregno di idee, con 13 pezzi per la durata complessiva di ben 78 minuti, che allo stesso tempo da una parte ripudia ogni sbandata pop, e dallaltra smantella i vari cliché e i vari momenti triti e noiosi delle precedenti release, grazie ad una continua variazione stilistica, un continuo velo malinconico accentuato dagli archi, e una certosina cura per le ritmiche.
Il disco, che vede come principale vocalist ancora Pollard Berrier affiancato da vari guest, trasporta letteralmente il trip-hop di Londinium verso il 2009, rimasticandolo tramite una serie di influenze (dallindietronica allambient allhip-hop) e aggiornandone la formula.

La title-track, piazzata in apertura e lunga 10 minuti, è la loro classica suite alla Again, ma stavolta con divagazioni ridotte al necessario e quindi con meno autoindulgenza; Bullets è lemozionale, catchy e potente singolo di lancio; Words on Signs un perfetto incrocio tra indie-rock, trip-hop e rassegnata confessione a pianoforte e voce (di Dave Pen); il climax di Dangervisit passa con agilità da unapertura intimista ad unesplosione prog-rock alla Porcupine Tree; Quiet Time è un pulsante e struggente hip-hop (le parti rap sono di Rosko John) che ricorda felicemente le atmosfere della Skyscraper di Londinium.
I 9 minuti di Collapse / Collide, influenzati dai Massive Attack, vengono condotti dalla penetrante voce di Maria Q sopra a monumentali arrangiamenti stratificati; Clones si rivela un calderone di influenze, citando perfino lindie-folk di Fleet Foxes e Animal Collective prima e dopo una full-immersion in potenti pulsazioni elettroniche; Bastardised Ink, un altro hip-hop cantato da Rosko John, è uno degli episodi meno convincenti, con eccessivi tocchi kitsch e poca originalità; Kings of Speed, con voce di Dave Pen, esplode da un trip-hop alla Massive Attack ad una cavalcata a metà tra prog-rock e indietronica, anche se il pezzo più vicino al classico sound di Bristol è probabilmente il successivo Whore, cantato da Maria Q.
Leterea Chaos, elevata da celestiali stratificazioni di archi e voce, introduce Razed to the Ground, terzo e ultimo hip-hop rappato da Rosko John, che stavolta sfoggia forti contaminazioni con il dubstep, dopodiché lalbum viene concluso dai 7 minuti in crescendo della dimessa Funeral, forse anche lunico momento non molto convincente assieme a Bastardised Ink.


7/10

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Archive – Lights

Posted by StepTb su dicembre 1, 2006

Gli unici momenti degni d’interesse del quinto album Lights (East West, 2006) sono l’opener Sane (con trascinante battito elettronico, cascata di arrangiamenti sintetici, scariche elettriche distorte, melodie vocali azzeccate), Programmed (la ritmica elettronica più coinvolgente e ipnotica), Fold (eterea ballata guidata da pianoforte e grandi melodie vocali, con background di sample elettronici) e la title-track (18 minuti e mezzo di “trip”, che rappresentano la summa stilistica della band, fra drumming instancabile, elettronica distorta, delay e droni psichedelici, stratificazioni dilatate e avvolgenti).
Le altre tracce proseguono lo stile dei pezzi più distesi, rilassati e tutto sommato prevedibili di Noise, enfatizzando solamente la cura per i fondali “ambientali” (ma il risultato è lungi dall’essere onirico, come probabilmente si sar
ebbe voluto).
La coda finale di Black è un plagio allo stile sonoro dei Muse, mentre la ballad acustica conclusiva Taste of Blood copia ancora una volta le ballate dei Radiohead.
La lista dei guest è lunga, ma sono per la maggior parte nomi già incontrati nelle session per You All Look the Same to Me.
Alla voce comunque non c’è più Craig Walker, bensì Pollard Berrier (anch’egli con un timbro vocale non a caso molto vicino a quello di Thom Yorke) e, con presenze minori, Maria Q e Dave Penney.
Le chitarre sono di Dominic Brown, Mike Hurcombe, Pete Barraclough (che torna anche in veste di ingegnere del suono), Steve Harris, e degli stessi Berrier e Penney. Steve Barnard torna al drumming, Steve Watts torna all’organo, Lee Pomeroy torna al basso (e stavolta anche al mellotron), Glen Gordon e Jane Hanna sono al corno, Adrian Northover è al sax alto.

6/10

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