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Dälek – Untitled

Posted by StepTb su aprile 16, 2011

Latitude, 2010
Album

Untitled è una colossale suite di 44 minuti, che i Dälek registrano nel 2005 ma che verrà poi pubblicata solo nel 2010 per la label Latitudes.

I primi 3 minuti sono dedicati al sound-sculpting in maniera ambientale (con droni, voci campionate e distorte, tocchi di chitarra acustica), preparando il terreno su cui si inserisce poi il rap vocale; terminata questa prima strofa rap, verso i 6 minuti il tappeto di droni e campionamenti atmosferici torna protagonista in versione più ingombrante; verso i 10 minuti si tinge improvvisamente di nero, diventando cupo e industriale (con accenni di beat), per poi alternarsi più di una volta tra queste due dimensioni; a 14 minuti diventa più rarefatto, e vi si aggiungono timidi campionamenti di tabla e sitar, che assieme alle lontane variazioni armoniche gli conferiscono un sapore mediorientale (sulla scia di Praise Be the Man, uno dei loro capolavori); il tappeto drone entra in un lungo climax di ampollosità, e verso i 20 minuti incorpora nuovamente vaghi e distanti beat, a cui si aggiungono tappeti di chitarre elettriche distorte e, successivamente, una nuova successione di strofe in rap (recitate con sfasamento tra i due canali left e right); il paesaggio si calma poi improvvisamente, restano solo rumori ambientali d’alta tensione e una nota di pianoforte a scandire la ritmica; a 27 minuti il sottofondo ambientale collassa e finalmente entrano i beat di gran carriera, metallici e scanditi come quelli di una marcia militare, accompagnati da un muro di distorsioni elettriche ed elettroniche; assimilando campionamenti vocali e pulsazioni di varia natura, la parete sonora diventa sempre più assordante, ma per non cadere nel rumorismo astratto tiene sempre i beat in evidenza e, soprattutto, incorpora una melodia minimale (vagamente orientaleggiante) che si ripete di continuo; verso i 31 minuti il wall of sound implode, e si torna ad un paesaggio quasi del tutto silenzioso (si riconoscono stavolta degli arpeggi al sitar al posto del pianoforte); parte così un nuovo, lungo, crescendo dei droni di fondo, che costruisce un’atmosfera orrorifica e ancestrale tramite soluzioni d’effetto (le corde pizzicate che si tendono in rintocchi straziati e poi inanellano degli arpeggi d’accompagnamento, il gorgogliare indecifrabile di voci distorte che pare provenire dal calderone infernale, un drone di fondo che sembra un organo liturgico distorto in maniera abominevole); da questa atmosfera torna ad emergere la voce di MC Dälek in un’ultima breve recitazione, prima che il magma si spenga definitivamente.

Questa composizione mostra in maniera evidente le ambizioni avanguardiste del duo: nel loro hip-hop sperimentale, noise e industriale è sempre vissuta anche un’anima intellettualmente e positivamente ambiziosa, consapevole della storia delle avanguardie e del loro vero spirito.

7/10

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Dälek – Gutter Tactics

Posted by StepTb su settembre 25, 2009

Ipecac, 2009
Album

Forse consci di essersi tenuti anche troppo sottotono nel precedente Abandoned Language, i Dälek si riavvicinano al sound di Absence, tentando lincrocio stilistico tra i due precedenti dischi con il nuovo Gutter Tactics (Ipecac, 2009).
Dopo una breve intro, il panorama viene detonato dalla base forse più trascinante, No Question, che mette in chiaro il ritorno prepotente delle dissonanze metalliche in arrangiamento come protagoniste, e ulteriormente straziato dallangosciante Armed with Krylon, con voce che sparisce a singhiozzo lasciando il flow alle ritmiche, e ritmiche che spariscono a singhiozzo lasciando spazio alle stratificazioni dark-ambient opprimenti.
Who Medgar Evers Was… (8 minuti, con coda sempre più rallentata), Street Diction, Los Macheteros/Spear of a Nation (con beat epilettici e sporchi come colpi di cannone), la title-track (con beat quasi dub-step e distorsioni infernali) e Atypical Stereotype (con droni quasi shoegaze, ad echeggiare Jesu e Nadja) seguono più o meno le stesse coordinate, variando di volta in volta la formula con qualche particolare in arrangiamento, ma risultando sempre godibili.
La quasi strumentale A Collection of Miserable Thoughts Laced with Wit (con le poche voci sepolte nelle evoluzioni ambientali) contribuisce soprattutto a definire il mood generale, mentre le più catchy We Lost Sight e 2012 (The Pillage) paiono influenzate più che altro dallo stile di Cannibal Ox e El-P.
Mancano la spettacolarità e linnovazione dei primi album, ma lo stile suona ancora evocativo e psichico.

7/10

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Dälek – Abandoned Language

Posted by StepTb su dicembre 21, 2007

Tornati ad essere un duo, dopo la separazione da Still, i Dälek pubblicano Abandoned Language (Ipecac, 2007).
Il sound si rilassa e acquisisce tonalità, diventando meno violento e più vicino ad una sorta di stasi ambient (pur puntellata dai soliti beat trascinanti), mentre i rap di MC Dälek conquistano più spazio e importanza nell’espressione finale, finendo per rendere l’album il loro lavoro meno shockante e frizzante.
L’album si apre con la title-track, anche il momento più sperimentale, 10 minuti di hip-hop affogato in stratificazioni ambient, ma prosegue con una serie di hip-hop più ortodossi, come Bricks Crumble (bassi pulsanti contrappuntati da cori celestiali), Paragraphs Relentless (in cui torna il tocco graffiante e dissonante di Absence), l’onirica e quasi strumentale Content to Play Villain, la quasi radio-friendly Stagnant Waters, la paranoica Starved for Truth (con un dialogo tra fiati depressi e tintinnii dissonanti), la stratificata Isolated Stare (che quasi rimanda ai trip-hop onirici degli Archive di Londinium), le angosciate Corrupt (Knuckle Up) e Tarnished (vitalizzata dal tappeto di archi in punto d’ebollizione), la conclusiva (Subversive Script).
Un intermezzo stranamente più avanguardista del restante materiale è Lynch, che si apre con un turbinio di strumenti dissonanti e loop rumoristici per poi calmarsi in un drone ambientale.

6.5/10

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Dälek – Deadverse Massive, Vol. 1

Posted by StepTb su dicembre 4, 2007

Hydra Head, 2007
Compilation

La compilation Deadverse Massive Vol. 1: Dälek Rarities 1999-2006 (Hydra Head, 2007) è una raccolta di rarità di qualità media (sia in produzione sia in songwriting) notevole rispetto ad altre release di questo tipo, e copre un territorio stilistico eterogeneo e variegato (ambient, noise, hip-hop, drone, collage astratto, downtempo, trip-hop tinto ora di nero ora di melodismi pop). Non è presente alcun momento deludente, ma i veri picchi, degni dei migliori album, sono pochi: l’opener Megaton (Deadverse Remix), che mischia noise e divagazioni di produzione alla Madlib, la cannonata Desolate Peasants, l’ipnotica e trip-hop (come dei Massive Attack noise sotto acido) Rouge (Deadverse Remix).
Al contrario, il picco di sperimentalismo dei 16 minuti e mezzo di collage abstract-noise Music for Asm non risulta assolutamente al livello del colosso Untitled (che pubblicheranno solo nel 2010), e i featuring femminili, particolarmente In This City (Deadverse Remix), con il suo trip-hop a metà tra pop radiofonico e Team Sleep, fanno calare la tensione.
Chiudono la raccolta le quattro tracce dell’EP Streets All Amped, già pubblicato nel marzo 2006.

6.5/10

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