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Disturbed – Indestructible

Posted by StepTb su giugno 3, 2008

Reprise, 2008
Album

Indestructible (Reprise, 2008), quarto album dei Disturbed, segna un ulteriore progresso della band nel passaggio da nu-metal ("genere" predominante in The Sickness, il debutto del 2000) ad una particolare forma di heavy-metal misto a hard-rock/post-grunge (già ascoltabile sin dalle parti chitarristiche del secondo disco Believe, del 2002).
Complessivamente, questo quarto capitolo è finora anche il peggiore nella discografia della band: se con il precedente Ten Thousand Fists, del 2005, si era notata una positiva capacità di rinnovamento e di ritrovata freschezza (specie nel riffing), con Indestructible si assiste ad un deciso ed evidente calo qualitativo.
In realtà lincipit dellalbum è più che discreto, tra la suggestiva title-track (un po una summa degli svariati marchi di fabbrica del quartetto: riffing a singhiozzo, voce di Draiman che passa da sincopata ed epilettica a melodica, arrangiamenti dai tocchi orientaleggianti), leccellente Inside the Fire (primo singolo estratto, nonché vero e unico capolavoro dellalbum, dalle ritmiche e melodie travolgenti, e con un ispirato assolo chitarristico) e lascoltabile Deceiver (che avrebbe potuto figurare bene su Believe); ma ciò che segue è un vero e proprio crollo, una serie di tracce heavy-metal/hard-rock/post-grunge senza alcuna ispirazione o tratto esaltante, che sembrano quasi uscite dai mediocri dischi degli ultimi Sevendust o Ill Niño.
Tra la rimanente tediosa successione di pezzi tranquillamente dimenticabili, riescono a spiccare solamente Perfect Insanity (il secondo singolo estratto, con almeno qualche idea trascinante), il chorus post-grunge melodico e modulato di Torn, il riffing groove-metal iniziale di Criminal (la quale poi però si perde tra auto-plagi poco riusciti dai pezzi nu-metal di The Sickness), e forse le cavalcate caotiche (nel riffing chitarristico sposato alla sezione ritmica) della conclusiva Façade.
Qualche pezzo è influenzato anche più dallestetica hard-rock degli 1980s rispetto allheavy-metal misto a post-grunge che predomina il lavoro, e si tratta infatti degli episodi più banali e tedianti (si colloca proprio tra questi ultimi The Night, traccia scadente e forzatamente enfatica).
Improbabile che valga la pena spendere altre parole riguardo al disco, cè solo da biasimare un ritorno di una piattezza e ripetitività simili dopo ben tre anni di pausa e senza alcuno sconvolgimento in sede di label o line-up (ovvero le condizioni perfette per lavorare ad un buon album).

5/10

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Disturbed – Ten Thousand Fists

Posted by StepTb su ottobre 4, 2005

(Reprise, 2005)
Album

Ten Thousand Fists (Reprise, 2005) è il terzo capitolo dei Disturbed, con il nuovo bassista John Moyer nella line-up.
Col finire del trend nu-metal, anche alla band di Draiman serve una nuova “etichetta” per continuare a cavalcare londa, quindi decidono di virare su di un sound molto più legato allhard-rock (soluzione già intuibile nei riffing del precedente Believe)
.
Ten Thousand Fists non è sicuramente un disco da ricordare, ma non è nemmeno un totale buco nellacqua, e complessivamente mantiene la band sulla sufficienza artistica.
Gli episodi migliori del lotto sono la title-track (ottima opener, carica di melodie orientaleggianti e di energia, si avvale di un bellassolo chitarristico e di un drumming convincente), Guarded (chitarre esemplari e lodevole prova di Draiman), Stricken (Draiman eccellente, ottimi i suoi vocalizzi in contrasto con le linee di basso e chitarra), Overburdened (la ballad del disco, sostenuta egregiamente da Draiman e impreziosita da un ottimo basso) e Sacred Life (intro elettronica ed esplosione hard-rock, buon lavoro di tutti i membri).
Per il resto, il quartetto si dimostra davvero a corto di idee, specie nella banale cover di Land of Confusion dei Genesis, ma si mantiene su di un generale livello di ascoltabilità (tranne forse il pessimo filler Decadence e la mediocre chiusura di Avarice).
La pecca sostanziale della band resta però sempre la medesima: la prima metà del lavoro è nettamente più coinvolgente e ben fatta della seconda; una caratteristica che poco ha di artistico, e molto di prodotto commerciale stile fast-food.
Ancora successo commerciale negli USA, stavolta raggiungendo il doppio disco di platino.

6/10

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