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Scott Pilgrim vs. the World

Posted by StepTb su dicembre 4, 2010

Edgar Wright
USA col. 112 min

Il terzo film diretto da Edgar Wright, Scott Pilgrim vs. the World, è un adattamento dalla graphic novel Scott Pilgrim di Bryan Lee O’Malley, fumettista canadese che l’ha pubblicata nel periodo 2004-2010 per l’indipendente Oni Press.
Primo film completamente americano di Wright, si tratta anche del suo esito fin’ora più anarchico e post-modernista: il punto di partenza della vicenda (il giovane bassista di una rock band deve sconfiggere i sette ex malvagi della ragazza con cui vuole stare) è in realtà più adatto ad un videogame che ad una narrazione, ma viene sviluppato e messo in scena con un mix over-the-top di riferimenti crossmediali; il linguaggio cinematografico viene plasmato in modo da diventare un ibrido in multitasking tra blockbuster d’azione, commedia romantica, epica di formazione (il protagonista deve combattere fino in fondo per ciò che ama, e per lanciarsi verso una nuova vita), videogame a livelli, fumetto, anime e videoclip musicale. Le regole narrative e le convenzioni realistiche vengono totalmente sovvertite in favore di una spettacolare innovazione in termini narrativi e visivi, portando all’estremo le spinte creative già emerse in Hot Fuzz, e tentando di confezionare il “teenage movie” definitivo, rappresentativo di un’intera generazione se non di un’intera epoca.
Sebbene gli si possa rimproverare sia un costante eccesso che lo porta vicino alla classificazione “style over substance”, è anche vero che lo “style” è talmente originale e inclassificabile da porre in primo piano il proprio valore innovativo. Gli si può così perdonare l’uso di qualche cliché (Scott che rifà un “livello” dicendo le parole giuste, Knives che gli dà l’ultima spinta esortandolo a correre da Ramona), in realtà tuttavia causato dal work in progress da parte dell’autore O’Malley (che stava scrivendo il sesto e ultimo book a produzione iniziata, e il cui finale ha portato alla modifica della conclusione cinematografica così come era stata pensata originariamente, causando un piccolo ma evidente strappo narrativo), e anche uno sense of humor più “quirky” e meno efficace rispetto a quello di Hot Fuzz (anche se il ritmo delle battute e delle azioni è ancora più elevato).
Wright cita e riutilizza talmente l’estetica della Nintendo, da piazzare in apertura perfino una versione 8-bit del tipico logo Universal.
Tra le prove attoriali, memorabile specialmente quella di Ellen Wong, mentre sempre soddisfacente resta il giovane talento Michael Cera (lanciato dalla serie Arrested Development, ma rivelato davvero da Superbad di Greg Mottola).
Con un budget di circa 85 milioni di dollari (calcolando il rimborso però ne sono stati usati effettivamente attorno ai 60), il film si è rivelato un flop, evidentemente troppo debordante e fuori dagli schemi per piacere al mainstream, sebbene recuperando terreno in home-video; sono alte le probabilità che possa diventare negli anni un piccolo cult movie.
Lo screenplay è stato curato da Michael Bacall e Wright stesso, con la collaborazione attiva di O’Malley.

7/10

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Hot Fuzz

Posted by StepTb su agosto 4, 2007

Edgar Wright
UK 2007
col. 115

Seconda fatica cinematografica per il combo inglese Edgar Wright-Simon Pegg-Nick Frost (il primo regista e sceneggiatore, il secondo sceneggiatore ed attore, il terzo attore) è Hot Fuzz, una commedia che infrange una serie di “generi” e relative regole con il fascino del prodotto anarchico; è diviso in due parti distinte: la prima narra le disavventure da “pesce fuor d’acqua” di Nicholas Angel, poliziotto fanatico trasferito da Londra ad un paesello di campagna perché troppo bravo (sic), la seconda apre una nuova storia in seguito a ciò che Nicholas riesce a scoprire nel suddetto paesello.
La prima parte è una commedia brillante tipicamente british sullo stile di Guy Ritchie (che, c’è da dirlo, ha coniato un nuovo linguaggio molto influente sulle nuove generazioni di cineasti inglesi), con un utilizzo di ritmo e montaggio esplosivi (peccato solamente per alcune gag eccessivamente già viste). La seconda parte rovescia completamente la prima, infilando splatter (gli omicidi), horror (la setta-lobby) e soprattutto azione parossistica a ripetizione.
Le citazioni cinematografiche si sprecano, dalle più esplicite (Lethal Weapon, Bad Boys II, Point Break) alle più implicite (The Wild Bunch, Get Carter, e una serie di piccoli richiami a cliché stilistici di provenienza svariata, uno su tutti la lotta nel villaggio in miniatura ricalcante i Godzilla-movies), e il risultato del mix è un monumento all’azione liberatoria.
Il cuore pulsante del film è la sua follia, il suo palese essere irrealistico, e questo elemento da solo basta a porlo sopra a tutti i film d’azione che riciclano le stesse formule in tonalità seria. In poche parole, ciò che nasce come parodia (del film d’azione “buddy cop”) esce dagli schemi in maniera tanto brillante da mostrare palesemente come l’oggetto che parodia sia diventato in realtà la vera (stanca) parodia.
Intelligente più di quanto possa comunicare una visione superficiale, mostra una gran cura in tutti i dettagli, specialmente nelle musiche (i The Kinks quando Nicholas arriva al paesello sono più che azzeccati), e prosegue egregiamente nell’alimentare un filone stilistico che fonde il film d’azione americano alla commedia inglese, merito anche di una crew affiatatissima (Frost e Pegg assieme sono perfetti).
Probabilmente la commedia più adrenalinica e gradevole del 2007.

8/10

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Shaun of the Dead

Posted by StepTb su luglio 6, 2005

L’alba dei morti dementi
UK 2004
col. 95′


Edgar Wright, nazionalità inglese, si distingue fin da ragazzo per avere un certo talento ad innovare il genere della commedia. Si fa le ossa come regista televisivo con le sit-com Asylum (1996), Is It Bill Bailey? (1998) e Spaced (prima serie 1999, seconda serie 2001), e già dalla prima instaura un ottimo rapporto collaborativo con l’attore Simon Pegg, che sarà il suo pupillo nella maggioranza dei suoi futuri progetti.

I due sbarcano al cinema nel 2004 con Shaun of the Dead (in Italia tradotto con un eccessivamente stupido L’alba dei morti dementi), parodia dei film sugli zombi di George A. Romero: un uomo (Pegg) in crisi (con il lavoro, con un coinquilino, con i genitori e con la ragazza) trova l’occasione di riscattarsi quando una mai precisata epidemia dilaga anche a Londra, trasformando le persone in morti viventi.
Sostanzialmente il film è un mix di chiarissime influenze: oltre all’onnipresente Romero (distorto però in chiave comica), Londra contagiata dai morti viventi arriva da 28 Days Later di Danny Boyle, il mix splatter e black-comedy arriva diretto dai film di Sam Raimi, e il massacro finale nel pub è ricalcato su quello di From Dusk Till Dawn di Robert Rodriguez.
Elementi che contraddistinguono il film sono però una dose di umorismo tipicamente british che suona inedita e fresca nel genere, una storia romantica come trama parallela (ma senza mai predominare o soffocare, intelligentemente), e una coppia affiatata come motore d’azione comica (trattasi di Simon Pegg e della spalla Nick Frost).
Il film nell’UK diventa in breve un piccolo cult, come era già successo per il debutto di Guy Ritchie.

6.5/10

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