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Foetus – Hide

Posted by StepTb su dicembre 8, 2010

Ectopic Ents, 2010
Album

Al contrario dei precedenti full-length, c’è invece poco di paragonabile ai migliori lavori thirwelliani in Hide (Ectopic Ents, 2010), un disco che nella struttura dei pezzi sfrutta costruzioni armoniche e melodiche di matrice alternative-rock (con qualche sound, come sempre, ancora legato all’industrial alla 1980s), ma che le riveste poi di una cappa eccessiva d’arrangiamenti classicisti ad archi e fiati; i punti deboli dell’album sono il sovraccarico barocco, che stavolta non funziona come sintesi ed elevamento ad una dimensione avanguardista ma resta fermo alla natura d’arrangiamento eccentrico, e il lamentoso canto melodico di Thirwell, non certo il più coinvolgente dei vocalist. Il sound complessivo è ancora positivamente sui generis, ma l’umore si è rilassato e la mano non riesce a graffiare.

6/10

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Foetus – Love

Posted by StepTb su dicembre 27, 2005

(Ectopic Ents/Birdman, 2005)
Album


Love è lottavo full-length accreditato a nome Foetus, progetto solista principale di J. G. Thirlwell, ed esce nel 2005.
Inspiegabilmente recensito da molti critici come un “ritorno al passato industrial” (mi chiedo se abbiano ascoltato il disco), in realtà Love è lesatto contrario: è il lavoro in cui per la prima volta Thirlwell abbandona completamente la voglia di nichilismo sonoro e lirico nelle sue composizioni. Anzi, stavolta si dedica esclusivamente al suo talento compositivo in forma orchestral-synth-pop, utilizzando ancora le cacofonie dei due precedenti lavori ma abbandonando le voci ruvide e orrorifiche di cui si è sempre servito per disegnare i suoi paesaggi apocalittici.
Love è uno strano album di composizioni pop-rock-sinfoniche dallanimo assolutamente non omologato al songwriting dellepoca in cui esce; deliri wagneriani alternati a solitari paesaggi di sapore eighties su Aladdin Reverse, lounge e jazz su Mon Agonie Douce, ritmiche latino americane su Miracle, pattern sinfonici epici e magniloquenti su Dont Want Me Anymore, percussioni orientaleggianti sposate a orchestrazioni gotiche su Blessed Evening, inquieto ambient su Pareidolia. Tutto è uno sfogo del Thirlwell ora più che mai libero da qualsiasi cosa che possa assomigliare ad una forma-canzone o una melodia orecchiabile, ma riversante il suo sfogo compositivo sugli strumenti come un musicista classico impazzito.
Gli infernali calderoni di Time Marches On e How to Vibrate sono un po il sunto di tutta lopera.
Due grossi difetti: limpressione che i pezzi si assomiglino tutti tra di loro (o meglio, che comunichino sempre il medesimo stato danimo), e lincapacità vocale di Thirlwell in alcune melodie, come quella di (Not Adam), per le quali sembra una giustificazione troppo forzata dire che voleva ottenere un effetto vocale dissonante.
Comunque ancora una volta Thirlwell riesce a scrivere un lavoro che, se magari non anticipa i tempi come invece facevano i suoi capolavori ottantiani, perlomeno suona abbastanza differente (e composto più cerebralmente) rispetto alla musica che cè in giro, sufficientemente da farsi notare positivamente.

Voto: 6.5/10

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