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Four Tet – There Is Love in You

Posted by StepTb su febbraio 15, 2010

Domino Records, 2010
Album

Dopo ben 5 anni dal suo ultimo full-length Everything Ecstatic, durante i quali ha intrattenuto i fan con una raccolta di remix, un EP con 4 inediti, una collaborazione con il guru del dubstep Burial (uscita solo in versione vinile 12″) e addirittura un nuovo album della sua prima formazione Fridge, Kieran Hebden torna con un nuovo album a nome Four Tet, il quinto, There Is Love in You (Domino Records, 2010).
Immediatamente riconoscibile fin dalle prime note una nuova veste stilistica per il progetto, che ora, dopo il non troppo convincente detour del disco precedente, lascia perdere le influenze breakcore per assimilare, piuttosto, alcune soluzioni tipiche della microhouse e della minimal-techno di The Field, Pantha du Prince e Gas, ma anche dell’atmosferico dubstep di Burial.

L’opener Angel Echoes è solo un’introduzione al nuovo sound: battito minimale e pulsante, ripescaggio dei classici arrangiamenti metallici e ambientali alla Four Tet sul fondale, seminascosti accompagnamenti drone, e soprattutto un ripetuto campionamento di melodia vocale femminile dai toni angelici.
Il climax conduce alla successiva magistrale Love Cry (9 minuti), introdotta da fruscii di puntina su vinile, lontani rintocchi metallici e glitch, sui quali a breve irrompe un drumming a metà tra la pulsazione techno ed il dubstep in stile Burial; verso il giro di boa della traccia entrano un nuovo campionamento di voce femminile ed un nuovo layer ritmico sovrapposto al battito, ma il pezzo raggiunge l’apice quando entra anche un’irresistibile e graffiante tappeto synth distorto, sul quale Hebden si diverte a manipolare e mixare sprazzi vocali e arrangiamenti di ogni tipo, raggiungendo presto un’intensità ed una stratificazione ipnotiche, prima di una coda affidata a sample di chitarra riverberati e glitch.
Circling riprende verso la fine alcuni sound tipici di Four Tet (arpeggiati celestiali, pioggerelle di note metalliche), ma solo dopo aver curato un tappeto molto più simile ad un incrocio tra i synth glaciali di Fever Ray e l’IDM ambientale dei Boards of Canada, elevando a paesaggio sonoro positivo e solare delle premesse alienanti, ed utilizzando ancora una volta lontane voci femminili eteree.
I sound da videogame già sentiti distrattamente in intermezzi come Turtle Turtle Up diventano in Sing ossatura principale, mentre attorno ad essi rotea un turbinio di glitch, droni e lamenti vocali, il tutto al ritmo di un’altra pulsazione microhouse alla The Field.
Hebden non accantona tuttavia il proprio lato più incline alla folktronica, e prosegue quel discorso nei quasi 8 minuti di This Unfolds, traccia che nella prima estatica metà pare uscire direttamente da Rounds, per poi cambiare faccia con l’ingresso di un battito techno e una cascata di glitch, che confondono il paesaggio.
Il breve intermezzo Reversing, immerso in un’avvolgente drone glitch-pop, termina con un pattern ritmico al contrario che si spegne e lascia spazio ai 6 minuti e mezzo di Plastic People, altro esempio dell’aggiornamento ritmico microhouse applicato alle idee melodiche di tradizione Four Tet (compare anche un carillon).
L’arpeggio chitarristico della conclusiva She Just Likes to Fight viene salutato da una sarabanda di bizzarre percussioni metalliche, per poi costruire e rilasciare climax (con anche ingressi di altri battiti minimal-techno) che, date le sonorità vagamente più post-rock rispetto al resto del disco, paiono incarnare una nuova Slow Jam, traccia che chiudeva Rounds.

Composizioni più lunghe ed articolate, inedito utilizzo di voci, e soprattutto assorbimento nel proprio stile di influenze decisamente lontane rispetto a quelle degli esordi hanno, in conclusione, saputo dare al sound di Four Tet una nuova luce.

7/10

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Four Tet – Everything Ecstatic

Posted by StepTb su maggio 21, 2005

Everything Ecstatic (Domino Records, 2005) è per Hebden il disco con cui prendere le distanze dai suoi precedenti lavori folktronici e glitch-pop, evitando di cadere nel manierismo.
Le tracce sono una sorta di compromesso tra la qualità di sampling e melodie sperimentate su Pause e Rounds, l’anima più jazzata presente nel debutto Dialogue, e più marcate divagazioni elettroniche di stampo IDM.
Apre il disco Joy, dialogo frenetico tra una linea di basso distorta e dei beat a metà strada tra breakcore e big-beat alla The Chemical Brothers, a cui tuttavia segue la più estatica e folkeggiante Smile Around the Face, che delinea un ponte con Rounds.
Ci vuole poco perché torni un sound più inquieto, breakcore e jazzato, con Sun Drums and Soil, una traccia costituita da 6 minuti perennemente sull’orlo della crisi nervosa, che si alterna tra sbotti caotici di drumming e percussioni, giochi ritmici da base ai contrappunti degli arrangiamenti drone, cascate di colpi metallici, attimi di voci effettate, lamenti ai fiati, sino ad una coda impazzita che raggiunge un turbinio free-jazz.
La languida And Then Patterns evolve attorno ad una tenera melodia pianistica tramite una giostra di effetti sbilenchi, glitch, disturbi noise di sottofondo, ritmiche sconnesse.
Hebden si diverte anche a mixare i rintocchi confusionari di High Fives con un’altra linea ritmica trascinante, aggiungendovi vari scratch, glitch ed eterei fondali synth-drone, per dipingere un altro quadro in continuo bilico tra sregolatezza e luminosità melodica.
Gli 8 minuti di Sleep, Eat Food, Have Visions iniziano con un crescendo di glitch, bizzarre melodie elettroniche e droni ambient, per poi togliere il fondale e lasciare il magma ribollire accumulandosi da solo, e spezzarlo introducendo una linea ritmica drum’n’bass, che in breve aumenta d’intensità fino a perdere il controllo e diventare caos puro, infine spegnendosi e lasciando la chiusura ad una coda di glitch.
You Were There With Me gioca ancora una volta con la sovrapposizione di percussioni metalliche e rintocchi di varia natura, ottenendo echi pastorali, contrappuntandoli con soffici droni, in un crescendo che prosegue dopo l’ingresso di una ritmica minimale che lentamente va a sfumare.
Clouding è un breve intermezzo ambientale, riequilibrato dall’altra breve traccia Turtle Turtle Up, al contrario più rumoristica e graffiante, con rumori sintetici da videogame e drumming caotico.
In fin dei conti, nonostante l’apprezzabile cambiamento di rotta per evitare il ristagno, pare che Hebden abbia effettivamente perso parte del proprio “tocco”, mantenendo riconoscibile il suo stile assai personale ma lasciando sfuggire le idee che lo rendevano più “magico”.
Un’edizione DVD dell’album, con video delle tracce, contiene anche un CD bonus dal titolo Everything Ecstatic Part 2, con 5 tracce inedite (tra cui una versione estesa a 16 minuti di Turtle Turtle Up, e una seconda parte di Sun Drums and Soil).

6.5/10

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