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Fuck Buttons – Tarot Sport

Posted by StepTb su ottobre 12, 2009

ATP – 2009
Album

Tarot Sport (ATP, 2009) è il secondo full-length dei Fuck Buttons, anticipato dal singolo di lancio Surf Solar.

A differenza di Street Horrrsing, sembra che stavolta Andrew Hung e Benjamin John Power abbiano voluto ampliare maggiormente lo spettro stilistico, riducendo fortemente le loro radici industrial-noise ed aumentando quelle ambient-techno e post-rock, finendo per allontanarsi nettamente da possibili paragoni con Wolf Eyes e Black Dice, ed avvicinarsi piuttosto all’ambient-techno di The Field e al post-rock degli Explosions in the Sky.

Un tappeto sempre più stratificato di impalpabili distorsioni glitch introduce l’opener e primo singolo Surf Solar (10 minuti), poi detonato da una pulsazione techno guidata da lunghi accordi di synth distorto dalle suggestioni space-rock; con pochi colpi di scena, aumentano poi le stratificazioni drone e si aggiunge un lontano poliritmo etno-industrial in stile new-wave, raggiungendo l’apice di intensità prima che la ritmica si spenga e lasci il tutto alla deriva, finendo per far sfociare i droni rimasti a fluttuare nella successiva breve Rough Steez, ritmata da percussioni tribali molto simili a quelle di Ribs Out, mentre la scena viene rubata da epilettiche scariche elettroniche a intermittenza (come quelle di Sweet Love for Planet Earth), con impulsi elettrici che si accumulano in una coda ribollente.
Gli 11 minuti di Olympians sembrano la versione post-rock dell’opener, con un’introduzione sonora ambient-techno che viene poi sporcata da synth distorti prima di sfociare nel paesaggio emozionale dipinto dai rintocchi di tastiera verso metà traccia, fino a far tornare le leggere distorsioni e far terminare il pezzo con lo stesso tappeto minimalista-onirico con cui era iniziato.
Il momento più sperimentale arriva forse con la breve Phantom Limb, un’escursione dissonante tra ritmiche metalliche in stile industrial alla 1980s e rumorismi atmosferici da film horror, fino alla dissolvenza per lasciare spazio ad un synth intermittente ed instabile, che finisce per autodistruggersi e lasciare spazio all’introduzione glitch di Space Mountain, con i suoi ridondanti quasi 9 minuti di incrocio tra microhouse ed arrangiamenti post-rock, formula sviluppata molto meglio nei 9 minuti della conclusiva Flight of the Feathered Serpent, coinvolgente seppur sostanzialmente costruita sempre su di una stessa suggestiva ma ripetitiva figura melodica, ispirata dal post-rock di Mogwai e soprattutto Explosions in the Sky, reiterata sopra un battito alla Underworld.

Tre sono i principali difetti: una certa ridondanza di fondo, già caratterizzante la precedente release, finisce in fin dei conti per lasciare spesso i pezzi “suonarsi da soli” come fossero tappeti drone, piuttosto che cercare continue variazioni pur restando nella suggestione atmosferica (forse il duo dovrebbe ascoltarsi di più i primi dischi degli Autechre); la mancanza della forza di sfondamento della prima release, che fuoriusciva da un indovinato intreccio tra nichilismo ultra-distorto e suggestioni metafisiche più intense; ed infine, gli inspiegabili 9 minuti sprecati con The Lisbon Maru, un pallido remake non dichiarato di Sweet Love for Planet Earth, rivisto sì con ritmica più ortodossa e tocchi post-rock, ma con scarsi risultati.

I pregi essenziali sono invece quello di aver imposto una decisa virata al proprio sound (che avrebbe rischiato l’altrimenti ristagno immediato), e, nel farlo, ad evolverne le medesime premesse, anche se sacrificando le distorsioni più “punk” in favore dell’esplorazione verso la microhouse, l’ambient-techno e il post-rock.

Avesse avuto un vero spirito avanguardista, magari lasciandosi influenzare da sperimentatori più anarchici come Black Dice o Gravitar, il duo avrebbe potuto anche riuscire a coniare una possente e ambiziosa formula, che riassumesse i migliori archetipi di glitch, post-rock, ambient-techno e noise-drone sviluppatisi negli ultimi dieci anni, ma ora come ora il loro obiettivo pare guadagnarsi un appeal dal pubblico indie piuttosto che puntare ad un disco “di rottura”.
Forse i due stanno conservando le idee più azzardate per raffinarle nell’album della maturità, o forse no.

7/10

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Fuck Buttons – Street Horrrsing

Posted by StepTb su giugno 11, 2008

ATP, 2008
Album

I Fuck Buttons sono un duo formato da Andrew Young e Benjamin John Power a Bristol (UK) nel 2004.
Dopo anni di attività live, si fanno conoscere nel 2007 grazie allottimo singolo Bright Tomorrow, una commistione di techno (le pulsazioni), minimalismo (gli arrangiamenti), droni rumoristici ed elettronica influenzata dalla kosmische musik.
Approdano al primo full-length con Street Horrrsing (ATP, 2008). Lalbum viene assemblato con la collaborazione di nomi eccellenti (John Cummings dei Mogwai e Bob Weston degli Shellac) in fase di registrazione e mixing.

La formula dei Fuck Buttons è quella della catarsi lenta e inesorabile: i pezzi nascono da un nucleo melodico ispirato dalla kosmische musik che viene poi massimizzato con crescendo di droni noise e distorsioni apocalittiche.
Il risultato finale, comunque, è variabile: a volte rievoca linfernale calderone industriale dei primi Throbbing Gristle, altre sembra soprattutto una variante dello space-rock, saturato e fatto esplodere con la formula matematica del post-rock alla Mogwai ma tramite i "segni" sonori del noise-drone.
Le coordinate stilistiche dei due artisti sono quindi da ricercare non tanto nel puro industrial, quanto nelle band che già in passato hanno intrecciato apocalissi post-industriali con delle forme "free" più imparentate con il moderno post-rock; ad esempio i Gravitar, i Black Dice, gli svariati progetti di Richard Franecki, o i più recenti Wolf Eyes.

Street Horrrsing, pur non essendo innovativo quanto i migliori lavori dei succitati nomi, suona tuttavia suggestivo e coinvolgente.
Le 6 tracce di cui è composto tradiscono raramente gli eccessi di auto-indulgenza tipici della maggior parte degli artisti cacofonici e rumoristici (e che qui si percepiscono invece solamente nelle fasi finali dei 10 minuti di Okay, Lets Talk About Magic e nei 9 minuti di Race You to My Bedroom/Spirit Rise), spesso sfruttando pienamente il tempo che si prendono (i climax vengono alimentati tramite continue variazioni degli arrangiamenti di background, non solo da overdub dei droni portanti).
La summa stilistica dellalbum può essere comunque riassunta in sole due tracce, ovvero leccellente opener Sweet Love for Planet Earth (quasi 10 minuti di intenso climax, da melodia quasi ambient a catarsi drone-noise elettronica potenziata da vocalizzi distorti e disumani, nel quale vengono perfettamente fuse la loro anima industriale e quella metafisica) e la già citata Bright Tomorrow.
Il resto si muove sostanzialmente sui medesimi binari, comunque riuscendo a coinvolgere: lunica traccia trascurabile è la superflua Race You to My Bedroom/Spirit Rise, che sembra quasi un remake molto meno riuscito dellopener, per il resto il disco funziona su tutta la linea, a volte riuscendo felicemente anche a cambiare binario stilistico (specialmente con Ribs Out, che divaga in territori tribali e disumani sulla scia della new-wave sperimentale dei The Pop Group).

7/10

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