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Posts Tagged ‘gus van sant’

Milk

Posted by StepTb su dicembre 21, 2008

Milk (2008) torna, nella carriera di Gus Van Sant, ad uno stile narrativo molto più standard ed appetibile al mainstream, confezionando un biopic su Harvey Bernard Milk, primo politico statunitense apertamente omosessuale.
La storia inizia volutamente da quando Milk, spinto dalla partecipazione ai movimenti controculturali e da un suo partner, decide di riconoscersi gay anche pubblicamente, e prosegue con la sua ascesa istituzionale da attivista nell’area di Castro Street a San Francisco a consigliere della città.
Film innanzitutto socio-politico, incentrato su campagne per i diritti civili e manifestazioni di massa, porta con sé un contributo decisamente positivo sia all’affresco della comunità gay (che evita accuratamente di cadere nei tranelli del macchiettismo o dell’eccesso, preferendo una resa realistica ed equilibrata a scapito di facili beatificazioni delle minoranze o demonizzazioni degli avversari), sia alla sensibilizzazione verso i valori democratici (grazie alla fedele ripresa delle più convincenti prese di posizione di Milk).
Colorato emotivamente intrecciando all’ascesa politica le relazioni private con i suoi due più importanti partner sentimentali, il racconto si chiude con il brusco assassinio di Milk e del collega Moscone (uccisi nel 1978 per mano del confuso consigliere Dan White, reduce da un tormentato rapporto politico con i due), e viene coronato con la successiva commovente fiaccolata commemorativa, sulle immagini della quale viene elevata ad obiettivo etico universale la celebre affermazione di Milk “If a bullet should enter my brain, let the bullet destroy every closet door“.
Due gli Academy Award vinti, alla sceneggiatura originale e all’attore protagonista Sean Penn.

7/10

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Paranoid Park

Posted by StepTb su gennaio 20, 2008

Paranoid Park
Gus Van Sant
USA 2007
col. 80′

Paranoid Park, ultimo lungometraggio di Gus Van Sant, è il primo successivo alla sua cosiddetta “Death Trilogy” (composta da Gerry, Elephant e Last Days); questo nuovo lavoro può essere considerato come il naturale proseguimento del percorso intrapreso da Van Sant, ma allo stesso tempo anche come la summa autoriale e poetica del suo cinema, cosa confermata dall’onoreficenza ricevuta a Cannes 2007 con un premio speciale per il 60esimo anniversario del festival.

Il racconto è tratto dall’omonimo romanzo del 2006 di Blake Nelson, scrittore di Portland (Oregon) e quindi concittadino del regista, ed evolve attorno alla figura di un giovanissimo skater di nome Alex, la cui vita viene improvvisamente sconvolta da un avvenimento violento e shockante.
”Paranoid Park” sono le prime parole che Alex scrive, ad inizio film, in una lettera; come spiegherà poco dopo la sua voce off, quello che sta scrivendo è il proprio racconto autobiografico a proposito delle giornate poco precedenti. La stessa voce avvertirà anche “mi dispiace se sto buttando giù tutto alla rinfusa”, frase-chiave per capire lo stile di montaggio del film: Van Sant riepiloga gli eventi come li riepiloga mentalmente lo stesso Alex, ovvero con sequenze ripetute e continui balzi temporali in avanti e indietro (esperimento stilistico simile a quello di Elephant).
Ricomponendo tutti i tasselli del film in ordine cronologico, la trama è semplice, ma il focus del film non è una normale successione di eventi: l’ordine è spostato (ma mai disorientante) per permettere di entrare nella mente del protagonista, mentre l’eccezionale stile (mai vista tanta maturità stilistica in Van Sant come ora) conferisce un tocco poetico ad ogni sequenza, grazie anche alle eccezionali scelte musicali (che variano da Nino Rota a Elliott Smith, da Ethan Rose a Beethoven).
Van Sant, che in Elephant desiderava fotografare “da lontano” i teenager, qui si avvicina volontariamente il più possibile al mondo confuso, solitario e onirico di uno di essi (un mondo molto simile a quello del Mike di My Own Private Idaho). E, in fondo, tutto il film può essere letto come una grande metafora del passaggio dall’adolescenza alla vita adulta: il conflitto di Alex è quello tra la responsabilità e l’irresponsabilità, tra la decisione di portarsi un peso (la consapevolezza, ovvero la maturità) sulle spalle o scaricarlo. Con una metafora finale che, se compresa, è commovente.

Paranoid Park è un film che va visto con l’aspettativa giusta (ovvero non quella di aspettarsi un film incentrato su cliché o normali concatenazioni causa-effetto), ed è consigliatissimo a chi ha amato Elephant o, in generale, a chiunque cerchi qualcosa di diverso dal solito blockbuster. E naturalmente non è stato per nulla capito da una lunga serie di spettatori e critici, che l’hanno visto come un mero esercizio di stile.

8/10

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Last Days

Posted by StepTb su dicembre 21, 2005

Last Days (2005) di Gus Van Sant è ispirato agli ultimi giorni di vita di Kurt Cobain, leader della rock-band Nirvana morto suicida nel 1994.
La rockstar Blake, che sembra essere perennemente sotto l’effetto di droghe, trascorre alcune giornate in una grande casa in mezzo ad un bosco, assieme agli inquilini (suoi amici, tutti musicisti o artistoidi), e gironzolando nelle vicinanze di tanto in tanto (immergendosi nella natura circostante o isolandosi nella sala prove poco distante); finché un giorno decide di togliersi la vita, e i suoi amici se la squagliano a Los Angeles.
Quello che vorrebbe essere un film sulle cause di un suicidio, mostrando il percorso inevitabile di una persona che ormai ha perso il senso di vivere (trascorre le giornate drogato e apatico, compiendo gesti insensati, evitando i contatti con manager ed ex-moglie, mentre gli amici ormai lo ignorano) ed è quindi destinata all’autodistruzione, risulta a conti fatti un esperimento senza capo né coda, in cui manca una necessità di dire e abbonda una generale sensazione di perdita di tempo in attesa della già nota fine.
Sono presenti un paio di trovate intelligenti (le visite dei mormoni e dell’agente delle pagine gialle a sottolineare l’alienazione degli abitanti della casa dal mondo reale; la narratività a volte spezzata e ripetuta da un altro punto di vista a sottolineare la ripetitività senza scampo delle giornate), ma su tutto è la sensazione di noia a trionfare. A tutto ciò si aggiungono anche un paio di incorrettezze (il protagonista è mancino, eppure suona la chitarra da destrorso; l’abbigliamento dei mormoni è sbagliato).
Prima e dopo la morte di Blake viene vista una figura vestita di rosso aggirarsi attorno al luogo, in modo da suggerire che le piste sono in realtà aperte e potrebbe trattarsi di omicidio (cosa che infatti alcuni sostengono a proposito della morte di Kurt Cobain).
Piccola parte da attrice per Kim Gordon, della rock-band Sonic Youth, che nella vita reale era amica di Cobain.
Con Last Days si chiude la “Death Trilogy” di Gus Van Sant, trilogia di film incentrati sulla morte e sulla solitudine (fisica in Gerry, sociale in Elephant, mentale in Last Days).

6/10

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