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P.O.D. – When Angels & Serpents Dance

Posted by StepTb su maggio 19, 2008

INO/Columbia, 2008
Album


Il settimo full-length dei P.O.D. (nonché il loro debutto per la Columbia dopo il licenziamento dalla Atlantic) è When Angels & Serpents Dance, e vede il ritorno del vecchio chitarrista Marcos Curiel (a rimpiazzare il defezionario Jason Truby).
Il disco è, qualitativamente parlando,
un piccolo ma palese passo in avanti rispetto ai suoi due predecessori, suonando molto più vario nello stile (poco emo, rapcore non in misura eccessiva, tocchi reggae, riff grunge, aperture melodiche radio-friendly ma non smaccate) e nelle strutture (spesso presenti accelerazioni e decelerazioni, o balzi stilistici allinterno della medesima traccia).
Peccato che lungo un po tutto il lavoro sia predominante una certa sensazione di stanchezza: in pezzi “tirati” come God Forbid (con un featuring di Page Hamilton degli Helmet), Addicted e Shine With Me manca del tutto lenergia groovy che sprizzavano i singoli più trascinanti della band, e in altri episodi (ad esempio End of the World e la title-track) il buon riffing viene diluito da una rovinosa produzione radio-friendly (opera di Jay Baumgardner) e affogato in melodie vocali pessime.
Stranamente, stavolta la band dà il suo meglio in quattro azzeccate ballad dagli echi alla Incubus, ovvero lavvolgente It Cant Rain Everyday, la reggae Ill Be Ready (con un featuring delle Marley Girls), lacustica Tell Me Why (che è anche lepisodio più pop del disco), e la conclusiva Rise Against.

5.5/10

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P.O.D. – Testify

Posted by StepTb su ottobre 4, 2006

(Atlantic, 2006)
Album

Dopo un altro EP (The Warriors EP, Vol. 2), i P.O.D. tornano sul mercato con un altro disco.
La band si ripresenta come lo zoccolo più duro del rapcore/rap-metal, continuando ad utilizzare questo genere nonostante 10-15 anni di sfruttamento intensivo ne abbiano tolto qualsiasi aura di innovazione.
Lo macchiano giusto di emo ogni tanto, per seguire anche il nuovo trend e quindi assicurarsi un maggiore successo da parte del pubblico americano.
Oltre al singolone orecchiabile Goodbye for Now e alle prime due tracce (Roots in Stereo e Lights Out) cè assai poco altro di salvabile su questo mediocre lavoro (sono degne di nota forse solo Strength of My Life, On the Grind e la finale Mark My Words).

4/10

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