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Papa Roach – Metamorphosis

Posted by StepTb su maggio 14, 2009

Interscope, 2009
Album

Metamorphosis (Interscope, 2009), quinto (o sesto, contando l’autoproduzione d’esordio) full-length dei Papa Roach, completa la metamorfosi, appunto, del quartetto in una stanca riesumazione dell’hard-rock alla 1980s, iniziata già dal 2004.
Il lavoro presenta anche un infido tranello: nonostante le prime tracce (Change or Die e Hollywood Whore, che mescolano svariate influenze nu-metal, emo-core e hard-rock, ma anche l’hard-rock dal chorus catchy e scoppiettante I Almost Told You That I Loved You) facciano intuire una ritrovata verve esplosiva, il percorso prosegue con un improvviso crollo qualitativo, e va costantemente in calando senza un’ombra di risalita.
Il festival dei cliché caratterizza gli interi ultimi due terzi dell’album, e tocca picchi davvero fastidiosi con una serie di power-ballad hard-rock vecchie di vent’anni (Lifeline, Had Enough, March Out of the Darkness, Carry Me) che vanno dal mediocre al pessimo; i maldestri tentativi “heavy” di Live This Down e Into the Light non riescono a ravvivare l’interesse, mentre il colpo di grazia viene dato dalle conclusive Nights of Love (strofe grunge e chorus danzereccio) e State of Emergency (ennesima power-ballad di stampo pop-metal alla 1980s).
A peggiorare il tutto, una produzione ancora più radiofonica rispetto agli standard del gruppo.

5/10

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Papa Roach – The Paramour Sessions

Posted by StepTb su ottobre 4, 2006

(Geffen, 2006)
Album

I Papa Roach continuano ad avanzare sul selciato dellhard-rock, che nel successivo episodio The Paramour Sessions (Geffen, 2006) contaminano sia tramite il punk-rock (sempre stato più o meno presente nel sound della band, e qui emergente specie in …To Be Loved) sia tramite il post-grunge.
Il risultato è però molto ruffiano: sono in realtà danzerecci i ritmi di Crash (seppur potente e sparata) e The World Around You, mentre la seconda parte del disco indulge nel riproporre power-ballad dal sapore vintage (What Do You Do?, My Heart Is a Fist, Reckless); il confine tra queste due anime stilistiche viene rappresentato dallorecchiabile Forever.
Il resto è equamente diviso tra contaminazioni emo dal sapore modaiolo (Time Is Running Out) e riproposizioni stavolta del tutto esplicite del pop-metal alla 1980s (I Devise My Own Demise, No More Secrets).
Le idee sono quindi presenti, senza eccessive ed esplicite strizzate docchio a media e nostalgici, solamente nella già citata …To Be Loved, nella rabbiosa Alive, nella ricercata The Fire (contaminata da percussioni e influenze latine su drumming e chitarre), e nella conclusione atmosferica Roses on My Grave (ballad altamente passionale sostenuta principalmente da una sezione darchi).
Immancabili gli elogi piovuti a raffica da parte di quasi tutta la critica cresciuta nei 1980s, probabilmente la stessa elogiante qualsiasi aborto prodotto dal modaiolo revival new-wave dei cinque anni precedenti.
Evitando di prendere abbagli, il disco va forse controcorrente ai nuovi trend del pubblico più heavy (emo-core, metalcore) e suona più fresco di molti revival ad esso contemporanei, ma sostanzialmente copia e incolla una serie di riproposizioni melodiche vecchie di ventanni. E la massiccia presenza di power-ballad (e, in minor misura, di ritmi quasi danzerecci) non aiuta di certo a costruirgli un alibi artistico credibile.


5.5/10

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