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Posts Tagged ‘piano magic’

Piano Magic – Ovations

Posted by StepTb su febbraio 8, 2010

Make Mine Music, 2009
Album

Per il nuovo album Ovations (Make Mine Music, 2009), i Piano Magic di Glen Johnson collaborano con i propri miti personali Dead Can Dance (nelle figure di Brendan Perry e Peter Ulrich). L’influenza diretta delle nuove personalità fa ritrattare in parte l’aumento delle dosi post-rock e shoegaze di Part Monster, e compie un netto tuffo nel gothic-rock e nel dream-pop dei 1980s, persino a livello di timbrica sonora.
Le ritmiche riverberate e lievemente tribali di The Nightmare Goes On, March of the Atheists e A Fond Farewell, abbinate a stranianti synth vintage dal sapore ora gotico-neofolk ora mediorientale, sono sostanzialmente riesumazioni del cadavere Dead Can Dance, mentre On Edge aggiunge una ritmica electro isterica ed esplosioni stratificate, e The Blue Hour si abbandona ad un rock chitarristico malinconico e riverberato più vicino all’album precedente. L’influenza dei The Cure diventa del tutto esplicita nei fraseggi melodici della trascinante Recovery Position, cantata tuttavia in stile Joy Division e con coda shoegaze, ma anche in The Faint Horizon, che segue coordinate simili con sonorità più post-rock ed una coda più intensa. La Cobardia de los Toreros, breve intermezzo con ritmica marziale, archi e tastiere in stile carillon, pare una versione incalzante ed eccitata dei minimali “affreschi” degli esordi. L’impeccabile ballata per piano, voce e archi You Never Loved This City rappresenta il vertice d’eleganza formale. Le minimali e sorde pulsazioni elettroniche di Exit fanno da metronomo ad una nenia vocale accompagnata da inquieti e riverberati rintocchi atmosferici di chitarra, che descrivono il termine del disco.
Tirando le somme, l’album è consigliabile più che altro ai nostalgici della vecchia darkwave gothic-rock e dream-pop, presentando assai poco più che un elegante omaggio a quelle vecchie sonorità.

5.5/10

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Piano Magic – Part Monster

Posted by StepTb su maggio 28, 2007

(Important, 2007)
Album

Ritorna Glen Johnson, alla testa del suo progetto Piano Magic, con Part Monster.
Il percorso compiuto dal chitarrista con gli ultimi album segue un tracciato lineare, e Part Monster prosegue in modo naturale il discorso degli ultimi lavori.
Il post-rock di Johnson, dopo aver saccheggiato impunemente da Cocteau Twins e Dead Can Dance (per chi si ricorda lalbum Artists Rifles), si era messo a cercare di copiare Mogwai e Archive sullalbum Disaffected, e da qui (punto in cui ci aveva lasciati) prosegue su Part Monster evolvendo lo stile verso una rivisitazione dello shoegaze.

Ad unopener di classico stampo post-rock con chitarre dilatate e climax, modello esattamente ricalcato dagli ultimi Archive, segue un episodio decisamente delirante (Englands Always Better, keyboards eteree per una sorta di poesia metropolitana romantica sulla scia di Leonard Cohen).
Incontriamo poi il pop-rock di Incurable (reprise), catchy ma fatto evolvere senza fronzoli in un crescendo di chitarre dilatate (la coda è uno dei momenti migliori del disco).
Sempre pop-rock anche The King Cannot Be Found, che maschera un po la sua decisa commercialità con qualche drone sintetico, ma loperazione è di fatto una semplice riesumazione del gothic-rock anni 80, Joy Division in primis.
E ancora Soldier Song, limmancabile parentesi con, nellordine: percussioni minimali e lente, stile un po orientaleggiante, chitarre acustiche, voce femminile (di Angele David-Guillou, direttamente dai Klima) trasognante; il risultato potrebbe essere interessante ma presenta due grossi difetti: innanzitutto suona come un altro plagio ai Dead Can Dance; e poi, oltretutto, la formula stilistica alla base del pezzo viene utilizzata da Johnson pari pari sin dai tempi di Waking Up.

Come nel precedente Disaffected, bisogna attendere il termine del disco per ascoltare qualcosa di davvero interessante (oltre alla sopraccitata Incurable).
Nellordine, incontriamo la bella Great Escapes (passaggi repentini da sogni floreali ad esplosioni post-rock), il pastiche di Halfway Through (immersa in unabbondanza di stilemi stilistici differenti, tra cui fiati e tappeti tribali), la travolgente Saints Preserve Us (Johnson riesuma lo stile shoegaze in pompa magna, e tra laltro scrive forse il pezzo più aggressivo della sua carriera) e la title-track (mesta ballad acustica dedicata alla facciata decadente della Londra vittoriana, quella di The Elephant Man, con le voci di Johnson e di Angele che si rincorrono).

Lelemento migliore dellalbum è però la produzione, di Guy Fixsen (che forse qualcuno si ricorderà per via di un certo Loveless, a nome My Bloody Valentine), che comunque non viene completamente sfruttata a dovere (ovvio, non tutti possono essere Kevin Shields).
La gran parte dei pezzi di Part Monster può infatti essere suggestiva solo se si fa finta che essi siano originali, se si fa finta di non averli già sentiti.
Chissà se anche stavolta, per i Piano Magic, la critica italiana griderà inspiegabilmente al capolavoro. E dire che i tempi di Low Birth Weight (quello sì che era un gran disco) sono ormai più che evidentemente unutopia.

5.5/10

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Piano Magic – Disaffected

Posted by StepTb su dicembre 21, 2005

Disaffected (Darla, 2005) si orienta massicciamente verso un post-rock alla Mogwai, contaminato con influenze dagli Archive.
L’incrocio tra post-rock ed elettronica riesce solo in parte, e, anche quando riesce, il risultato sembra più modaiolo che altro.
I pezzi della prima parte del disco sembrano davvero tutti uguali, poi si varia un po’ con il synth-pop retrò di Deleted Scenes, qualche parentesi acustica (I Must Leave London), e un po’ di ambient oscuro e onirico (The Nostalgist e You Can Never Get Lost, i due episodi migliori dell’album).

5.5/10

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