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Posts Tagged ‘satoshi kon’

Lutto

Posted by StepTb su agosto 25, 2010

http://www.uk-anime.net/newsitem/Director_Satoshi_Kon_passes_away.html
http://www.cineblog.it/post/24114/e-morto-satoshi-kon

Come se non ci fossero già abbastanza magagne al mondo, dovremo anche sopportare un colpo meschino e deprimente come la scomparsa di Satoshi Kon a soli 46 anni.
Altra conferma dell’inesistenza di una qualsivoglia giustizia. Con il mare di mediocri immeritatamente famosi, se ne va invece il migliore di tutti, quello che più di chiunque altro poteva ancora dare molto alla storia dell’animazione.
Tristezza e depressione.

EDIT:
A big thank you to Makikoh Itoh, blogger che in questo post ha tradotto in inglese la commovente lettera d’addio di Kon.

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Paprika

Posted by StepTb su agosto 12, 2007

Premessa.

Paprika, ultimo film danimazione del geniale regista nipponico Satoshi Kon, è in realtà dell’anno scorso (presentato a Venezia 2006), ma le sale cinematografiche italiane si sono decise a farlo uscire appena a metà 2007.
Questo purtroppo l’ha fatto finire tra le visioni obbligate dei soliti giornalisti italiani crassamente ignoranti del cinema di Kon ed in generale dell’animazione giapponese; ad esempio, il 90% di loro ha fatto un paragone con Miyazaki, e delle opere di Kon ha citato solamente Tokyo Godfathers, peraltro ricordandolo come se fosse il vertice dell’opera del regista (quando invece, fino ad ora, è stata la sua uscita più scontata e meno interessante, sebbene nettamente sopra alla media di ciò che viene prodotto dalle nostre parti).
Provando decisamente un grosso rammarico per tutto ciò, passo ora a parlare di questo film, che alla première mi era sfuggito.

Japan 2006
col. 90

Paprika, quarto lungometraggio d’animazione di Satoshi Kon, e come sempre animato dallo Studio Madhouse, è interamente dedicato al mondo onirico, e stavolta in maniera esplicita.

In un vicino futuro un team di scienziati ha sviluppato una macchina, chiamata DC Mini, in grado di leggere i sogni, riproiettarli, e addirittura interferire con essi in sogno. La macchina non è ufficialmente completata né perfezionata, quindi per poterla utilizzare nella ricerca psichiatrica uno degli scienziati sviluppatori, la dottoressa Atsuko Chiba, è costretta a vestire i panni dell’alter-ego Paprika ed aiutare i pazienti (tra i quali c’è il poliziotto Konakawa Toshimi). Ma presto alcune macchine vengono rubate, e siccome tra i risvolti non previsti c’è la possibilità che esse possano interagire anche con chi è sveglio, bisogna assolutamente impedire una svolta tragica degli eventi.

Paprika è spaccato su due livelli differenti, ovvero la trama effettiva e il flusso visionario, ed entrambi hanno una larga base di citazionismo e autocitazionismo. Il poliziotto, la donna dalla doppia personalità, la critica sociale e soprattutto il conflitto finale arrivano dritti da Paranoia Agent, ed in misura minore da Perfect Blue, mentre una serie di altre soluzioni visive e narrative citano esplicitamente vari film visionari americani (Dreamscape di Ruben, Strange Days della Bigelow, Eternal Sunshine of the Spotless Mind di Gondry, A Nightmare on Elm Street di Craven) e diversi film d’animazione (Pinocchio, Peter Pan e The Little Mermaid della Disney, diverse citazioni dall’ultimo Miyazaki – d’altronde il direttore delle animazioni è anche qui Masashi Ando, come in Sen to Chihiro no Kamikakushi -, e un’ironica autocitazione finale nei cartelloni al cinema, dove compare Tokyo Godfathers).
Questo fortissimo apparato citazionista evidenzia come la trama (adattata da Kon e Seishi Minakami a partire da un omonimo romanzo di Yasutaka Tsutsui del 1993), in realtà, non sia certo la più originale né la più complessa del cinema di Kon, ma come già in Tokyo Godfathers l’autore compensa la minore originalità con una regia esplosiva ed un talento visivo unico. Perché, siccome il fatto di presentare esplicitamente la componente onirica giustifica automaticamente qualunque follia visiva, Kon si lascia andare ad uno stream of consciousness allucinante e che gli riesce benissimo (l’animazione è certo più adatta e convincente a rappresentare trovate simili, senza alcuna limitazione di fantasia, proprio come nei sogni).
E, in tutto questo, Kon infila anche l’immancabile riflessione metafilmica (come già in tutte le sue opere precedenti), stavolta coinvolgendo il cinema nel vecchio trauma psicologico che sta cercando di risolvere il poliziotto (con una serie di conseguenti giochi semantici, come le ricorrenti scene nella sala cinematografica e l’ironica chiusura finale).
Molti dei luoghi e degli elementi sono ricorrenti (d’altronde il sogno è sempre ricorrente), e la commistione tra realtà e fantasia non è mai stata così esplicita e fisica. Quest’ultimo elemento però, purtroppo, rende l’idea molto meno affascinante di come era stata affrontata dal regista in passato, ed anche l’assenza di tocchi cupi o paranoici si fa sentire. Paprika può magari essere dato in pasto abbastanza facilmente al mainstream, ma non può competere con gioielli come Perfect Blue o Paranoia Agent (i quali però continueranno a lungo a restare incompresi dai più).
Da segnalare invece le musiche, ottime e perfette per le scene, curate dal fido Susumu Hirasawa.

Il film è stato presentato al Festival di Venezia del 2006, ed è uscito nelle sale italiane a metà 2007.

7/10

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